giovedì 27 settembre 2012

Perdere l'orientamento (sessuale)

La chiave di tutto è la frase riportata nel post precedente:
Se la maggior parte delle barche moderne ha il gennaker, ci sarà un motivo..
Il gennaker è una vela veloce, divertente, facile da utilizzare, ma incompleta. Avendo bisogno di un flusso laminare, ha un raggio di utilizzo limitato: in linea di massima, dagli 80° del traverso ai 120/130° del gran lasco.
All'interno di questi 50°, il rendimento della vela varia sensibilmente a seconda delle sue dimensioni: alle andature più poggiate, un gennaker con la base larga sarà investito dalla scia della randa; alle andature più vicine al traverso avverrà il contrario, con il flusso del gennaker che disturba la randa.
Per evitare questo inconveniente o si riduce la base della vela, riducendone proporzionalmente la superficie, o si allontana il punto di mura dall'albero, alterando il centro di spinta e quindi l'equilibrio della barca.
In altre parole, il gennaker perfetto dovrebbe essere una vela-Barbapà in cui il volume si sposti verso l'alto a mano a mano che si poggia.
E anche se si riuscisse a produrre un simile prodigio, se la barca non avesse un bompresso si dovrebbe murare il gennaker sul tangone, annullando quella facilità di utilizzo che è la unique selling proposition del gennaker.

Un po' la stessa cosa che avviene con la grande innovazione di questo inizio di secolo, i cosiddetti: smart-phone.
Figli dell'unione peccaminosa di un telefono e di un computer, hanno ereditato i geni peggiori di entrambi i genitori: come telefoni sono fragili, scomodi da usare, hanno una pessima ricezione e devono essere ri-caricati con la stessa frequenza dei peggiori Motorola degli anni '90; come computer sono scomodi per scrivere, sono difficili da leggere ed espongono i nostri dati personali a rischi che pensavamo di esserci lasciati alle spalle da almeno un lustro.
Malgrado ciò, e malgrado il loro prezzo esorbitante vada a braccetto con una rapidissima obsolescenza, ormai quasi tutti ne hanno uno, al punto che c'è chi fa l' "esperimento" di vivere un mese senza.

Quella in cui viviamo è inequivocabilmente l'Era dell'Ibrido: siamo circondati da oggetti grazie ai quali compiamo le stesse operazioni che, fino a qualche tempo fa, richiedevano due strumenti diversi. Uniamo un computer con un telefono e otteniamo uno smartphone; uniamo un fuoristrada con una berlina e otteniamo un SUV; uniamo uno spinnaker con un genoa e otteniamo un gennaker.
Ciò che potremo fare - male - con questi bastardi (nel senso patronimico del termine) lo avremmo potuto fare - bene - con i loro genitori, ma sarebbe stato più complicato e questo è un aggettivo che il terzo millennio aborrisce.

"Perché", pensa il Velista del Terzo Millennio, "dovrei perdere tempo con tangone, braccio, scotta, carica-alto e carica-basso, se posso, molto più facilmente, aprire un gennaker?" Non potrò andare in poppa piena? chi se ne frega: con due bordi al gran lasco arriverò nello stesso punto; magari anche prima.
Non ha mica tutti i torti, il Velista del Terzo Millennio, ma siccome la vela (come la vita) è un gioco di equilibrii, per avere una barca capace di planare alle andature portanti, oltre alla poppa piena dovrà rinunciare anche alla bolina stretta. In termini strettamente numerici, il Velista del Terzo Millennio, preferisce sacrificare più di un terzo del raggio di utilizzo della sua barca (45+45 gradi in poppa, più 10+10 gradi in bolina) perché non vuole complicarsi la vita con uno spinnaker.
È per questo motivo, che l'ho chiamato "velista" e non "marinaio".

E per coloro che sono stati così pazienti da leggere fin qui, veniamo adesso alla questione dell'orientamento sessuale.

Di tutti gli omosessuali che conosco, solo uno è così da sempre; tutti gli altri lo sono diventati o per questioni di comodo ("A Milano, se sei gay, è più facile trovare lavoro") o perché si erano dimostrati incapaci di gestire una o più relazioni etero. Come il Velista del Terzo Millennio, hanno preferito un "raggio di utilizzo" ridotto alla fatica di andare a prua a combattere con il tangone (nessun doppio senso implicito, mi spiace). Sono scelte legittime; ciascuno di noi ha il diritto di definire le proprie priorità e gli altri hanno il dovere di rispettare queste decisioni, se il metterle in pratica non causa danno a terzi: meglio un velista che dà spinnaker di uno che accende di nascosto il motore.
D'altro canto, però, ciascuno di noi ha il diritto di scegliere i termini con cui definisce le entità che lo circondano, se questo non causa danno o, pure, offesa ad alcuno.

E io, mi rifiuto di chiamarli: "marinai".

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