sabato 3 marzo 2012

Velisti nella nebbia - prima parte

Se la si dovesse giudicare dalle pagine di questo blog, si potrebbe pensare che l'attività velistica del Velista Mascherato, nei mesi invernali, sia stata quantitativamente scarsa - oltre che qualitativamente scarsa, come d'abitudine.
Ciò non corrisponde al vero, anzi: a volerla dire tutta, nell'ultima regata del Campionato Invernale, il nostro ha perfino portato a casa un terzo posto (sarebbe potuto arrivare anche secondo, se non fosse che, prima di lui, avevano già tagliato il traguardo due barche..), risultando settimo nella classifica finale.
Sfortunatamente, però, la narrazione delle avventure del Gallo delle Creste (che è cosa ben diversa dalle Creste di gallo..) è stata ostacolata dalla nebbia..

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Il fatto è che, quando fa freddo, nella custodia stagna della GoPro si produce una sottile condensa che, a seconda dei casi, si concentra sulla lente davanti all'obiettivo o si diffonde per tutte le pareti, obnubilando le immagini riprese.
Ciò, talvolta è un bene (per esempio, quando, rientrando in porto, si pensa bene di sollevare la deriva, scordandosi che il Laser, senza deriva, non vira..), ma nella stragrande maggioranza dei casi si rivela una grossa seccatura che ostacola la naturale propensione all'auto-mitopojesi dell'uomo moderno.

Determinato a risolvere il problema, il Velista Maschrato ha fatto una rapida ricerca in Rete, scoprendo che la GoPro vende degli inserti anti-condensa da inserire nella custodia della videocamera per assorbire l'umidità dell'aria in essa contenuta; una soluzione pratica ed elegante, ma dispendiosa: una busta con tre coppie di inserti costa, sul sito GoPro, la bella cifra di 14,99 $, che, alla faccia del cambio favorevole, si trasformano magicamente in 19.90 € sul sito del rivenditore italiano.
Parsimonioso per natura, il Nostro ha deciso di cercare una soluzione alternativa a quello che gli appariva un vergognoso sperpero di danaro e ha chiesto consiglio alla Scienza Ufficiale, nelle persone di Stefano e Andrea che, oltre a essere velisti, sono anche due stimati ingegneri..

MADORNALE ERRORE!

La tendenza all'empirismo inconcludente, che nell'ingegnere singolo è arginata dall'impossibilità di discutere sterilmente con sé stesso, nel caso degli ingegneri in coppia innesca una catena dialettica auto-alimentata il cui unico limite temporale è la vita dei due interlocutori.
Alla dodicesima ipotesi iperbolica, sfinito da dissertazioni sul punto di rugiada e sulla presunta omosessualità di Lord Kelvin, il nostro eroe ha deciso di abbandonare l'empiréo ingegneristico e di rivolgersi a degli scienziati più pragmatici; nello specifico: a un noto biologo marino emigrato all'estero..

"Mettici del Silica-gel," gli ha consigliato lo scienziato. "Sai, quelle bustine con su scritto: DO NOT EAT? Io li ho ingeriti e male non fanno...almeno a breve termine."
Perplesso, ma fiducioso, il Velista Mascherato si è rivolto allora a un "precarissimo" chimico dell'Università di Tor Vergata, che non disponendo di Silica-Gel, gli ha suggerito di utilizzare in sua vece del riso.
Alle comprensibili rimostranze del nostro eroe ("Sì, vabbe', e ci metto anche dei funghi, così, quando esco dall'acqua ho pronto il pranzo..") e dell'emigrante ("La situazione della ricerca in Italia è la diretta conseguenza della fiducia che il ricercatore ha nei rimedi da trattoria"), il precarissimo ribatteva citando l'episodio di un reporter del Washington Post che, dopo aver fatto cadere per errore il suo Blackberry nella tazza del cesso, era riuscito ad asciugarlo lasciandolo in una coppa piena di riso crudo.

Ancor più perplesso, ma molto meno fiducioso, sia nei confronti della Scienza Ufficiale che nei riguardi della Stampa americana, il Velista Mascherato ha provato a risolvere la cosa col fai-da-te: ha sciolto due cucchiaii di idrogenotriossocarbonato di sodio (banalissimo bicarbonato Solvay) in un dito d'acqua e con essa ha imbibìto due di quei dischetti di cotone che usa sua moglie per struccarsi, poi li ha messi ad asciugare sul calorifero. L'acqua è evaporata, ma il bicarbonato (igroscopico) è rimasto nei dischetti di cotone che sono diventati così un equivalente galenico dei costosi inserti originali.
Questa, almeno, è stata la sua convinzione fino a che non ha provato a inserirli nella custodia, scoprendo che, sebbene essiccata, l'ovatta tendeva a rilasciare una sottile polvere bianca che, oltre a risultare estremamente sospetta, avrebbe potuto causare danni ai circuiti della videocamera.

(continua...)

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