lunedì 14 novembre 2011

Si ricomincia..

Il Velista Mascherato si è iscritto al campionato invernale di Santa Marinella per sfuggire al vento psicolabile e alla fastidiosa ondina lacustre, ma ieri erano esattamente queste, le condizioni meteo in cui si sono svolte le prime due regate della stagione. Il tempo, in compenso, è stato buono, con un cielo terso e una temperatura tutto sommato più primaverile che autunnale. In particolare, la temperatura mite è stata una buona cosa, perché ha permesso al nostro eroe di cambiarsi all'esterno, senza rischiare l'iscrizione d'ufficio all'ARCI Gay negli spogliatoi del circolo, ormai sempre più simili a una festa ben riuscita al Mucca Assassina.

Notazioni omofobe a parte, le due regate non sono andate né bene né male, ma sicuramente potevano andare meglio, in particolare la seconda, in cui la stanchezza e la mancanza di allenamento hanno portato il nostro eroe a fare un paio di fesserie che l'hanno duramente penalizzato sulla linea di arrivo.

Nella prima regata, memore degli insegnamenti del Trainer Mascherato, la Libellula dei Flutti ha curato con attenzione il posizionamento sulla linea di partenza e ne ha tratto giovamento, ma, come sempre, è stato un po' troppo ottimista nel calcolo della lay-line di avvicinamenteo alla boa di bolina e ha perso per ciò diverse posizioni. Qualcosa è riuscito a recuperare nel bordo di poppa; non abbastanza per avvicinarsi al suo amico Stefano B., ma abbastanza da finire davanti al suo acerrimo rivale, il Callido Renato i cui difetti sono già stati enumerati in questa sede.

Nella seconda regata, il vento, che fino ad allora era stato pochino, ma costante, si è fatto più sostenuto, ma intermittente e le onde basse e rafficinate hanno reso la navigazione faticosa e frustrante.
Persa la speranza di raggiungere Stefano, che, più che in OCS, era partito in DCL (Davanti Capo Linaro), il Velista Mascherato si è concentrato sulla conduzione e, mettendo a frutto le ore passate in palestra a lavorare sui quadricipiti (lo sapevate che la resistenza al lavoro isometrico dipende direttamente dalla forza massimale? sì? e allora mi spiegate cosa vulo dire?), ha cercato di tenere la barca più piatta possibile nelle raffiche e di non tirarsela addosso nei cali di vento. Tutto è andato bene fino a che, a un incrocio, il Callido Renato ha messo a frutto le ore passate ad Haiti a lavorare sulle sue doti di negromante e, con un sortilegio Voodoo, ha fatto sì che, in virata, il boma della barca del Velista Mascherato si impigliasse nel suo (del VM) giubbotto salvagente, blocando la vela e facendo coricare la barca su un fianco.
Agile come un marsuino, il nostro eroe ha rapidamente raddrizzato la sua imbarcazione e si è messo all'inseguimento della sua Nèmesi, ma durante l'ultimo bordo di poppa, un'onda malandrina, unita a un calo di attenzione (trovate un interessante articolo su questo argomento su Proper Course) causavano una strambata che mandava in fumo ogni sua residua speranza di rimonta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

un lavoro isometrico e' quello del muscolo quando si contrae rimanendo della stessa lunghezza, senza modificare la distanza tra i due capi.
eserciti cosi' una resistenza "pura" correlata direttamente alla forza massimale: quest'ultima si puo' considerare pari al massimo carico sollevabile da tale muscolo (o gruppo muscolare). non ti consiglio di calcolarla a freddo, almeno ti serve un periodo di attivita' preparatoria in palestra.
anzi, non ti consiglio proprio di calcolarla, piouttosto ho notato che il boma si impiglia nel salvagente quando la pancia lo spinge in alto...