domenica 27 novembre 2011

Il salto della Quaglia

Il Velista Mascherato è stanco, ma soddisfatto.
La regata odierna è andata piuttosto bene e, a parte una partenza balorda, nella quale si è trovato inchiodato sottovento a un Radial, è riuscito a non fare grossi sbagli e alla fine si è ritrovato decimo, su un toale di cinquanta partenti. In classifica generale è al nono posto, anche grazie (va detto) a un paio di OCS che lo hanno risucchiato qualche posizione più in alto.
Di fatto sarebbe sesto, dietro all'amico Stefano e molto, ma MOLTO sopra al Callido Renato (che oggi ha ceduto al richiamo del telecomando ed è perciò precipitato al trentatreesimo posto), ma, per motivi che stentiamo a comprendere, tanto le partenze che le classifiche di questo Campionato vedono raggruppati Standard, Radial e 4.7, in un guazzabuglio che falsa i risultati e causa grossi problemi di convivenza. Tanto per fare un esempio, oggi, nella seconda poppa, Stefano si è trovato a coprire, suo malgrado, un ragazzo su un Radial che educatamente gli ha chiesto di scansarsi, aggiungendo: "C'hai un metro e mezzo in più di vela!" (al che, il Velista Mascherato, che navigava di poco sopravvento, gli ha gridato: "Sì, ma c'ha anche venti chili in più di panza!"). Non si rendeva conto, il malcapitato, che navigando insieme ed essendo insieme nella stessa classifica, chiedere a Stefano di scansarsi era come chiedergli di farlo passare davanti.

Anche il Velista Mascherato è rimasto gabbato da questo approccio olistico alle competizioni: nella due regate della prima giornata, partendo dal presupposto che non è bello prendersela con i più piccoli, aveva lasciato via libera a tutta una serie di Radial che poi si era ritrovato davanti in classifica. Quest'oggi, mémore dell'esperienza, si è prefisso di non fare sconti a nessuno e quando un Radial (mure a sinistra) ha cercato di coprirlo alla fine del primo bordo di poppa, il nostro eroe, che era mure a dritta, ha cominciato a chiedere acqua e a salire da sottovento nella speranza di costringere l'altro a strambare. Non c'è riuscito, e, anzi, il soggiungente gli ha anche dato una bella botta allo scafo, ma il nostro eroe si è preso la sua rivincita in boa, quando il tamponatore, che evidentemente non aveva chiari nella sua mente i concetti di "ingaggio" e/o di "tre lunghezze", continuava a chiedere una precedenza che non gli spettava.

Il Velista Mascherato avrebbe potuto protestare il tamponatore, ma non l'ha fatto; per due motivi: a) perché è fermamente convinto del fatto che le regate si vincono in acqua e b) perché, dopo una regata, preferisce andarsi a bere una birra con gli amici, piuttosto che chiudersi in una stanza a litigare. Ciò non ostante, ha deciso che, dalla prossima regata, verrà meno a questo suo Credo laddove veda, o, più probabilmente, senta) infranta la regola 69, che, con un'ironia che stentiamo a credere involontaria, punisce il comportamento sconveniente.
Il nostro eroe non è un puritano e, anzi, è fermamente convinto che una certa dose di turpiloquio, in certi casi, possa essere un'efficace forma di prevenzione del cancro e delle affezioni cardiache (così come, del resto, le battute salaci: se un'amica ti grida da una parte all'altra del porto: "Ciao, io torno a casa con un amico Meteorista!", riferendosi a qualcuno che regata nella classe Meteor, tu hai il diritto, se non il dovere, di rispondere: "Mi raccomando: tieni aperti i finestrini!"), ma a tutto c'è un limite: paragonare il Creatore a un ungulato domestico è cosa ben differente dal lasciarsi scappare qua e là un epiteto anatomico o un invito alla sodomia non consensuale.
Se qualcuno non lo capisce, si farà in modo di spiegarglielo.

lunedì 14 novembre 2011

Si ricomincia..

Il Velista Mascherato si è iscritto al campionato invernale di Santa Marinella per sfuggire al vento psicolabile e alla fastidiosa ondina lacustre, ma ieri erano esattamente queste, le condizioni meteo in cui si sono svolte le prime due regate della stagione. Il tempo, in compenso, è stato buono, con un cielo terso e una temperatura tutto sommato più primaverile che autunnale. In particolare, la temperatura mite è stata una buona cosa, perché ha permesso al nostro eroe di cambiarsi all'esterno, senza rischiare l'iscrizione d'ufficio all'ARCI Gay negli spogliatoi del circolo, ormai sempre più simili a una festa ben riuscita al Mucca Assassina.

Notazioni omofobe a parte, le due regate non sono andate né bene né male, ma sicuramente potevano andare meglio, in particolare la seconda, in cui la stanchezza e la mancanza di allenamento hanno portato il nostro eroe a fare un paio di fesserie che l'hanno duramente penalizzato sulla linea di arrivo.

Nella prima regata, memore degli insegnamenti del Trainer Mascherato, la Libellula dei Flutti ha curato con attenzione il posizionamento sulla linea di partenza e ne ha tratto giovamento, ma, come sempre, è stato un po' troppo ottimista nel calcolo della lay-line di avvicinamenteo alla boa di bolina e ha perso per ciò diverse posizioni. Qualcosa è riuscito a recuperare nel bordo di poppa; non abbastanza per avvicinarsi al suo amico Stefano B., ma abbastanza da finire davanti al suo acerrimo rivale, il Callido Renato i cui difetti sono già stati enumerati in questa sede.

Nella seconda regata, il vento, che fino ad allora era stato pochino, ma costante, si è fatto più sostenuto, ma intermittente e le onde basse e rafficinate hanno reso la navigazione faticosa e frustrante.
Persa la speranza di raggiungere Stefano, che, più che in OCS, era partito in DCL (Davanti Capo Linaro), il Velista Mascherato si è concentrato sulla conduzione e, mettendo a frutto le ore passate in palestra a lavorare sui quadricipiti (lo sapevate che la resistenza al lavoro isometrico dipende direttamente dalla forza massimale? sì? e allora mi spiegate cosa vulo dire?), ha cercato di tenere la barca più piatta possibile nelle raffiche e di non tirarsela addosso nei cali di vento. Tutto è andato bene fino a che, a un incrocio, il Callido Renato ha messo a frutto le ore passate ad Haiti a lavorare sulle sue doti di negromante e, con un sortilegio Voodoo, ha fatto sì che, in virata, il boma della barca del Velista Mascherato si impigliasse nel suo (del VM) giubbotto salvagente, blocando la vela e facendo coricare la barca su un fianco.
Agile come un marsuino, il nostro eroe ha rapidamente raddrizzato la sua imbarcazione e si è messo all'inseguimento della sua Nèmesi, ma durante l'ultimo bordo di poppa, un'onda malandrina, unita a un calo di attenzione (trovate un interessante articolo su questo argomento su Proper Course) causavano una strambata che mandava in fumo ogni sua residua speranza di rimonta.

domenica 6 novembre 2011

Gioventù spugnata

Quando c'è mare grosso, come nei giorni scorsi, la rada davanti al porto di Santa Marinella si riempie di surfisti.
Muta nera e piedi nudi, aspettano seduti sulle loro tavole che arrivi l'onda giusta, la cavalcano (provano a farlo, almeno) e quando un errore o un flutto invidioso li fa cadere, scompaiono nel bianco della schiuma per riemergere poco più in là e ricominciare tutto da capo.

Un tempo credevo che questi ragazzi scimmiottassero gli americani, ora ho capito che il surf è una metafora della loro vita: con un insieme di cognizioni limitato, si tuffano nell'acqua fredda, nuotano per qualche centinajo di metri, poi si siedono e aspettano che arrivi un'onda buona. Quando (se) l'onda arriva, provano a cavalcarla, in equilibrio sulla loro tavola, fin dove possono.
La maggior parte cade quasi subito - per inesperienza, presunzione o sfortuna; quelli che riescono a restare in piedi più a lungo, quando cadono, trovano un fondo più basso ed è più probabile che si facciano male. I più bravi, o i più fortunati, riescono a non cadere ed arrivano incolumi fino alla fine della corsa, che è lo stesso punto da cui erano partiti e dal quale si erano allontanati faticosamente.

Vedendoli, non posso fare a meno di pensare a quanto il loro sport sia diverso dal nostro: mentre noi possiamo sfruttare la forza del vento per andare dove vogliamo, anche nella direzione opposta a quella da cui il vento proviene, loro sono passivi, dipendenti da una forza che, nella migliore delle ipotesi, li trascina con sé.
Il loro, è un viaggio denso di emozioni, ma breve e inconcludente, ed anche in questo io vedo un riflesso della mentalità corrente, incentrata sui piaceri sensuali e sull'appagamento estetico - nell'accezione più limitata del termine.

Se dovessi fare un paragone con i vini (paragone più che appropriato, visto che finora mi sono scolato due bicchieri di Berlucchi e un numero imprecisato di bicchierini di Vodka), direi che la nostra è la Società del Novello: un vino facile da apprezzare, ma impermanente e privo di struttura.

Let them, come direbbe Achab, ma io continuo a preferire l'Amarone.

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sabato 5 novembre 2011

Deja Vu

Ale': yacht a Est!
Stanco delle infide acque del lago di Bracciano, il Velista Mascherato ha deciso di trasferire il suo Laser al mare.
In attesa di trovargli una collocazione definitiva, l'ha parcheggiato al Circolo Pescatori Sportivi di Santa Marinella, dove, fra una settimana, prenderà il via un Campionato invernale che si prevede affollato e combattuto, non tanto in acqua, quanto negli spogliatoj: già l'anno scorso, che eravamo quattro gatti, quando ti mettevi la muta ti sentivi Superman, perché lo spazio che avevi a disposizione era più o meno quello che c'è in una cabina telefonica; quest'anno, voglio proprio vedere come riusciremo a cambiarci, farci la doccia e rivestirci, avendo a disposizione solo due panchette IKEA e un paio di appendi-abiti..

Anche da un punto di vista metereologico tutto è rimasto come l'avevamo lasciato: acqua color caffellatte, onde e vento. WindGuru, per questo fine-settimana, assegnava ben quattro stelle alla zona di Capo Linaro, con trenta (30) nodi di vento e raffiche fino a quaranta (40). Magari ha esagerato un po', ma venti nodi c'erano tutti e, in quanto a onde..

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