lunedì 5 settembre 2011

Uno

Quest'oggi, mentre le Borse crollavano e anche gli ultimi vacanzieri tornavano al loro posto di lavoro, il Velista Mascherato ha passato la giornata in barca, allietato da un simpatico venticello da Nord Ovest.
Sarebbe voluto partire, il brav'uomo, ma dopo un attento esame dei principali siti metereologici, ha preferito rinunciare: per i prossimi giorni sono previste massicce dosi di Maestrale che non gli sembrano il presupposto migliore per la sua prima navigazione in solitario..
Dato però che la situazione a Ostia era tutto sommato tranquilla e che, comunque, si era preso dei giorni di vacanza, il nostro eroe ha voluto comunque provare a uscire da solo, come i veri lupi di mare.
È stata una decisione presa con un misto di trepidazione e di timore. Trepidazione, perché era un passo importante, che andava certamente fatto; timore, perché, navigando in solitario, oltre a dover fare tutto da solo, se cadi in mare non c'è nessuno che ti possa recuperare. Visto però che questa è la stessa condizione in cui si trova quando naviga in compagnia di sua moglie, il Velista Mascherato ha pensato che, in fondo, l'unica vera novità sarebbero stati i lunghi periodi di silenzio, così, fatta qualche provvista (due bottiglie di birra e una stozza di pizza con porchetta), ha messo in moto il motore e ha mollato gli ormeggi.

Un attimo dopo, ha rimesso a posto gli ormeggi, perché ha capito che, così, sarebbe finito sulla barca ormeggiata dietro di lui.

Fatte alcune prove (vediamo cosa succede se mollo qui... no, meglio mollare prima lì..) e percorsi circa sedici chilometri avanti e indietro sulla banchina e sulla coperta della barca, il Velista Mascherato ha finalmente capito in che ordine andassero mollati i suddetti ormeggi: prima i traversini, poi le due cime di poppa, infine la doppia cima a prua. Mollata prua, però, la barca, spinta dal vento, avrebbe cominciato a scostarsi dalla banchina e lui sarebbe dovuto correre al timone per dare motore ed evitare spiacevoli inconvenienti.
"Ce la posso fare," ha pensato il nostro eroe. "In fondo, sono solo pochi metri..."
Era vero, ma era anche un modo ottimistico di vedere la cosa, perché, nei "pochi metri" che separano la bitta di prua dal timone, ci sono: le sartie, la rotaja del genoa, la rotaja della trinchetta, lo scalino del pozzetto, la chiesuola della bussola e, ovviamente, la ruota del timone. Le probabilità di inciampare, specie se ci si muove di fretta, sono altissime per chiunque non sia dotato di un'innata agilità felina.
Per fortuna, però, l'innata agilità felina, in questi casi, può essere rimpiazzata dal fatto di aver sottoscritto una polizza kasko con una franchigia di 1.200 € e in virtù di ciò, il nostro eroe, pochi secondi dopo aver mollato le cime di prua, era sano e salvo dietro alla ruota del timone, che cercava di non sbattere la fiancata sulle assi della banchina.

Una volta in mare, lontano da banchine, antimurali e oggetti resilienti in genere, il Velista Mascherato ha cominciato finalmente a rilassarsi e ha potuto dedicarsi a due operazioni fondamentali: la prima è stata di togliere di mezzo i parabordi, che per prudenza aveva solo tirato a bordo, lasciandoli legati alla battagliola, in modo che fossero pronti all'uso in caso di necessità; la seconda è stata di armare le scotte del genoa.
Avrebbe dovuto farlo a terra, ma, nella concitazione della partenza, se n'era dimenticato.

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