sabato 17 settembre 2011

Chicken SUP

"SUP" sta per "Stand Up Paddling", che in Italiano si traduce con: "Tavola da surf dotata di pagaja". Secondo Stefano, un vecchio amico del Velista Mascherato, sono un'alternativa vincente ai tender o alle canoe gonfiabili che spesso si vedono sulle barche a vela o a motore: ci si può andare a terra a fare la spesa, ci si possono fare delle escursioni lungo la costa e, se c'è onda, le si può usare come un surf. Per dimostrare queste sue affermazioni (che i maligni potrebbero accogliere con un certo grado di diffidenza dacché il brav'uomo, i SUP, li vende), ha deciso di andare a Ponza con una barca a vela per fare dei filmati pubblicitari. Il comando dell'imbarcazione è stato affidato a Luigi, méntore velistico del nostro eroe e amico comune; il Velista Mascherato si è unito al gruppo in qualità di primo ufficiale, ricostituendo, dopo dieci anni, una compagnia nata quando tutti e tre passavano le estati sull'isola di Ventotene.

Durante una pausa nella lavorazione, mentre i tre amigos si godevano un meritato riposo sulla barca ormeggiata, Corinna, l'inarrestabile ragazza di Stefano, ha preso una tavola ed è andata a fare un giro sotto costa, seguita (sempre su SUP) dal fotografo della missione. Mentre flottava sicura fra le altre barche alla fonda, la graziosa fanciulla, è stata fermata da un tipo su un motoscafo.
"Vi ho riconosciuto dalla Ferrarelle," ha esordito il motonauta, riferendosi al fatto che, la sera prima, Stefano e Corinna erano andati a fare la spesa con i SUP, sui cui avevano caricato, fra le altre cose, anche una cassetta di acqua minerale; poi, incautamente, le ha chiesto di provare la tavola..

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venerdì 16 settembre 2011

In diretta

Il Velista Mascherato è a Ponza, su un vergognoso Bavaria 39 C, laddove "C" sta per "Cesso".
Barca utilizzata per charter e locazioni, è dotata di attrezzature di bordo fatiscenti, ma in compenso, è lercia.
Tutto l'armo è caratterizzato da un dimensionamento errato, in più o in meno: le cime di ormeggio o sono lise o sono troppo grosse; il pozzetto è grande come quello di un 46', ma è occupato per metà da un monolite in vetroresina che comprende una chiesuola grande come una cattedrale e un tavolino che basta appena per la prima colazione; l'albero è castrato, ma con sartie e lande sottratte a uno Swan 60; il bozzello della randa si regge su un grillo che sarebbe infido anche per un J24, mentre il vang potrebbe trattenere anche uno Shuttle; il motore ha un regime di crociera di 3000 giri, ma non ne fa più di 2500; in compenso, la lancetta del contagiri non scende sotto gli 800 giri anche a motore spento..
Come se non bastasse, una forza misteriosa impedisce alle borose dei terzaroli di scorrere anche con gli stopper aperti, la luce della bussola non si accende (problema non da poco, se si viaggia di notte come dobbiamo fare noi), le leve degli stopper si piegano, i winch sono quelli della barca a vela di Barbie, per trovare il folle c'è bisogno di una guida indigena e l'elica del log è bloccata.

In compenso, la compagnia è ottima e ci stiamo divertendo molto.

lunedì 5 settembre 2011

Uno

Quest'oggi, mentre le Borse crollavano e anche gli ultimi vacanzieri tornavano al loro posto di lavoro, il Velista Mascherato ha passato la giornata in barca, allietato da un simpatico venticello da Nord Ovest.
Sarebbe voluto partire, il brav'uomo, ma dopo un attento esame dei principali siti metereologici, ha preferito rinunciare: per i prossimi giorni sono previste massicce dosi di Maestrale che non gli sembrano il presupposto migliore per la sua prima navigazione in solitario..
Dato però che la situazione a Ostia era tutto sommato tranquilla e che, comunque, si era preso dei giorni di vacanza, il nostro eroe ha voluto comunque provare a uscire da solo, come i veri lupi di mare.
È stata una decisione presa con un misto di trepidazione e di timore. Trepidazione, perché era un passo importante, che andava certamente fatto; timore, perché, navigando in solitario, oltre a dover fare tutto da solo, se cadi in mare non c'è nessuno che ti possa recuperare. Visto però che questa è la stessa condizione in cui si trova quando naviga in compagnia di sua moglie, il Velista Mascherato ha pensato che, in fondo, l'unica vera novità sarebbero stati i lunghi periodi di silenzio, così, fatta qualche provvista (due bottiglie di birra e una stozza di pizza con porchetta), ha messo in moto il motore e ha mollato gli ormeggi.

Un attimo dopo, ha rimesso a posto gli ormeggi, perché ha capito che, così, sarebbe finito sulla barca ormeggiata dietro di lui.

Fatte alcune prove (vediamo cosa succede se mollo qui... no, meglio mollare prima lì..) e percorsi circa sedici chilometri avanti e indietro sulla banchina e sulla coperta della barca, il Velista Mascherato ha finalmente capito in che ordine andassero mollati i suddetti ormeggi: prima i traversini, poi le due cime di poppa, infine la doppia cima a prua. Mollata prua, però, la barca, spinta dal vento, avrebbe cominciato a scostarsi dalla banchina e lui sarebbe dovuto correre al timone per dare motore ed evitare spiacevoli inconvenienti.
"Ce la posso fare," ha pensato il nostro eroe. "In fondo, sono solo pochi metri..."
Era vero, ma era anche un modo ottimistico di vedere la cosa, perché, nei "pochi metri" che separano la bitta di prua dal timone, ci sono: le sartie, la rotaja del genoa, la rotaja della trinchetta, lo scalino del pozzetto, la chiesuola della bussola e, ovviamente, la ruota del timone. Le probabilità di inciampare, specie se ci si muove di fretta, sono altissime per chiunque non sia dotato di un'innata agilità felina.
Per fortuna, però, l'innata agilità felina, in questi casi, può essere rimpiazzata dal fatto di aver sottoscritto una polizza kasko con una franchigia di 1.200 € e in virtù di ciò, il nostro eroe, pochi secondi dopo aver mollato le cime di prua, era sano e salvo dietro alla ruota del timone, che cercava di non sbattere la fiancata sulle assi della banchina.

Una volta in mare, lontano da banchine, antimurali e oggetti resilienti in genere, il Velista Mascherato ha cominciato finalmente a rilassarsi e ha potuto dedicarsi a due operazioni fondamentali: la prima è stata di togliere di mezzo i parabordi, che per prudenza aveva solo tirato a bordo, lasciandoli legati alla battagliola, in modo che fossero pronti all'uso in caso di necessità; la seconda è stata di armare le scotte del genoa.
Avrebbe dovuto farlo a terra, ma, nella concitazione della partenza, se n'era dimenticato.

domenica 4 settembre 2011

Due

Questa mattina, a colazione, il Velista Mascherato ha detto a sua moglie:
- Certo, come passa il tempo! Sono passati già due anni e a me, invece, sembra ieri..
Sua moglie, che lo conosce bene, non è caduta nel tranello e ha risposto:
- Stai parlando del Laser, vero?

E sì, perché, precisamente due anni or sono, giusto una settimana prima di sposarsi, il nostro eroe pensò che qualcosa da singolo doveva pur esserci nella sua vita, e così acquistò un Laser usato da un tizio di nome Andrea, che aveva una casa in riva al lago di Bracciano..

Da quel giorno, ne è passata di acqua, sotto le chiglie: acqua lacustre per lo più, ma anche acqua marina e perfino acque di Paesi stranieri. E acqua è passata anche SOPRA la coperta della barca: innumerevoli scuffiate, spesso immortalate dalle telecamere di bordo ed esposte al/per il pubblico ludibrio su questo sito.

E, a proposito di scuffiate, il video di oggi dovrebbe saziare i vostri appetiti. Il contesto è la prima lezione dopo la pausa estiva, con un simpatico venticello sui quindici nodi che ci ha concesso inebrianti planate (nel senso che ti ubriacavi di spruzzi) e rinfrescanti tuffi nell'acqua del lago.

La prima barca che si vede pancia all'aria, nella sequenza iniziale è quella della Garante Mascherata; segue poi un ignoto bagnante che forse (dico: "forse") era l'Oracolo Mascherato. Il tontolone che è finito in acqua proprio sottovento alla boa, causando un lieve contrattempo al nostro eroe è il solito Renato, lo si vede raddrizzare la barca nella scena successiva. È poi il momento del Velista Mascherato, che sbaglia qualcosa in virata, stavolta senza poter dare la colpa a qualcun altro.
Il filmato termina con un appassionante inseguimento fra il nostro eroe e il suddetto Andrea (che era finito in acqua anche lui): circonfuso di luce, soffocato dalla spuma e dall'emozione di trovarsi occasionalmente davanti al suo idolo, il Velista Mascherato si gioca il tutto per tutto e, quando arriva il momento di passare la boa, pensa: "Provo a farla in velocità!"
Un attimo dopo..

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