martedì 5 luglio 2011

Per Elisa - Santa Teresa di Gallura

Se c'è una cosa che ho imparato da questo viaggio è stata che Orietta Berti aveva ragione: finché la barca va, lasciala andare.
Anche se Windguru prevede per l'indomani solo 18/20 nodi; anche se rischi di arrivarci col buio; anche se ti sei rotto gli Zebedei di navigare a motore, cerca di raggiungere il porto più lontano dove puoi arrivare in sicurezza, perché, come dice il Poeta, del doman non v'è certezza e, soprattutto, 18/20 nodi ci mettono un attimo a diventare 25/30.

Ci alziamo presto, un po' prima delle 06:00; il tempo di farci un caffé e molliamo gli ormeggi. La barca è in ordine, abbiamo gasolio, acqua e provviste. L'anemometro, in porto, segna quindici nodi di vento; il mare è appena increspato; se rimane così, dovremmo essere a Stintino verso le due del pomeriggio.
Mentre stiamo lasciando la banchina, dal VHF ci arriva una richiesta di aiuto in francese: qualuno ha dei problemi dalle parti dell'isola di Cavallo e ha lanciato un "PAN", ovvero una richiesta di assistenza. Su questo argomento sono piuttosto ferrato, perché mi ci hanno fregato la prima volta che ho fatto l'esame per la Patente nautica: con assistenza si intende l'aiuto che si dà a un'imbarcazione che non sia in imminente pericolo di naufragio e che sia quindi nelle condizioni di collaborare con i soccorritori; viceversa, il salvataggio è l'aiuto che si presta a un'imbarcazione in imminente pericolo di naufragio o già naufragata. Quando si richiede assistenza, si inizia il messaggio via radio ripetendo tre volte il termine: "PAN"; se si richiede soccorso, in vece, si comincia il messaggio con il termine: "MAYDAY". Nel caso specifico, il "PAN" all'inizio del messaggio indica che il francofono ha solo bisogno di assistenza, il che è un bene, perché l'unica altra cosa che capisco del suo messaggio è la parola: "les enfants"..

Quando usciamo dal fiordo di Santa Teresa, il vento rinforza un po', ma ancora niente di trascendentale. Mentre ci infiliamo le cerate e ci prepariamo a issare la randa, chiedo a Claudio se pensa sia il caso di dare una mano di terzaroli. Lui, che evidentemente vede più in là del mio ottimismo, risponde:
- Meglio due..
Nel canale, il vento è intorno ai venti nodi, con onda media di un metro e treni di tre onde sul metro e mezzo, molto ripide e ravvicinate, sulle quali è piuttosto difficile non far sbattere la prua. Claudio, al timone, ha smesso di sorridere e di parlare; io, al contrario, scopro con una certa sorpresa di essere abbastanza rilassato. Sintetizzo il mio stato d'animo con una battuta:
- Potrebbe andare peggio: potremmo essere in regata..

A mano a mano che ci avviciniamo a Capo Testa, vento e mare aumentano di intensità. La barca, carica di tutto quello che potrà servire alla famiglia dell'armatore durante le vacanze (dal tostapane alla deriva del figlio, caricata a prua, sopra al tender) è molto lenta e continua a sbattere su ogni onda. È più o meno a questo punto che comincio a chiedermi se non stiamo facendo una cazzata.
Non mi preoccupo del mare: Elisa è una barca solida e, come dimostrerà in seguito, può affrontare senza problemi condizioni peggiori di questa; temo piuttosto che, a forza di sbattere, si possa rompere qualcosa. Se ciò avvenisse, e se non fosse possibile ripararlo rapidamente, rischieremmo di rovinare le vacanze a Paolo e alla sua famiglia.

Ne parlo con Claudio e decidiamo di andarci a mettere al ridosso di Capo Testa per un po': quel tanto che servirà a capire se quello squarcio di cielo che vediamo verso ovest sia solo un buco nelle nuvole o la fine dei nostri problemi.
Mentre lui vira e punta verso terra, io vado a prua a preparare l'àncora, scoprendo così che nel gavone di prua, oltre all'àncora e alla sua catena, c'è anche il serbatoio (pieno) del tender, ma non c'è il telecomando del verricello. Torno in pozzetto, ma prima che possa scendere sotto soperta a cercare il telecomando, Claudio mi fa capire che è inutile; il cielo si è richiuso e il vento sta aumentando: dobbiamo rientrare a Santa Teresa.

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