domenica 3 luglio 2011

Per Elisa - Cala Galera

Il treno per Orbetello parte alle 16:19; io e mia moglie scendiamo in strada alle 15:30 e ci guardiamo intorno alla ricerca del taxi che sarebbe dovuto essere già lì ad attenderci. È la prima domenica di luglio e Roma, a parte i turisti, è deserta; per arrivare alla stazione Ostiense ci vorranno tutt'al più dieci minuti, ma abbiamo preferito non rischiare e abbiamo richiesto il taxi con un buon anticipo.
Il taxi che non c'è.
Chiamiamo l'ottantottoventidue per avere notizie e una centralinista seccata ci fa sapere che "Struzzo 9" è in arrivo entro quattro minuti; dieci minuti dopo, però, nessun animale, esotico o domestico che sia, è comparso all'orizzonte e così chiamiamo di nuovo il servizio taxi. Stavolta la centralinista è un po' meno saccente e acconsente a cambiarci la prenotazione.
"Fanculo 6" arriva, puntuale, quattro minuti dopo, si ferma in mezzo alla strada e scende ad aprire il portellone posteriore, ma si guarda bene dall'aiutarci a mettere dentro le borse, anzi: sembra un po' seccato dal fatto che gli carichiamo le sospensioni posteriori. Come che sia, più o meno alle 16:00 siamo alla stazione Ostiense, rintracciamo Marcello e andiamo a fare i biglietti.

Per quanto sia una persona profondamente contraria allo sciàlo, faccio tre biglietti di prima classe: dal punto di vista economico, la differenza fra la prima e la seconda classe, nei treni regionali per la Toscana, è di tre Euro; dal punto di vista ambientale, invece, la differenza è che in seconda ci fanno pascolare le vacche, mentre in prima, due/tre volte l'anno, una pulita gliela dànno.
Il 2344 arriva puntuale, ma ci riserva una sorpresa: mentre noi ci aspettavamo che fosse pressocché vuoto, le carrozze sono tutte piuttosto affollate, perché ci sono stati dei contrattempi con il treno precedente e tutti quelli che dovevano andare a Civitavecchia per imbarcarsi hanno preso questo.
Vista la situazione, io e Marcello lasciamo mia moglie e i bagagli nel primo scompartimento libero che troviamo e, correndo sulla banchina, scorriamo tutto il treno alla ricerca della prima classe. Quando siamo a un paio di vagoni dalla testa del treno, capiamo che le porte si stanno per chiudere, perciò saltiamo rapidamente a bordo: proseguiremoi la ricerca dall'interno. Facciamo appena in tempo a incunearci nella una massa umana che affolla il predellino, che le porte si chiudono e il treno... rimane fermo sotto il sole.
Il vagone è gremìto, l'aria condizionata non funziona e io comincio a sudare come un piastrellista moldàvo. Vado in bagno a darmi una sciacquata al viso, poi abbandono il povero Marcello nel corridojo, insieme alla squadra vincente del concorso: "Le sette persone di lingua tedesca più grasse del Mondo" e, come un salmone, risalgo gli ultimi vagoni, certo che, di lì a poco, troverò la Terra Promessa della Prima Classe.
Quando il treno finisce, però, tutto quello che trovo è il capotreno, probabilmente un vampiro o un non-morto, che si nasconde dalla luce solare al buio della cabina di guida. Chiedo a Nosferatu dove sia la prima classe, lui mi risponde che è a metà del treno; nascosta bene, ma c'è.
Iràto e sudàto, torno da Marcello, che è già fatto oggetto di cupide occhiate da parte di un'enorme teutonica in abito rosa, e chiamo al telefono mia moglie per dirle di prendere i primi posti che trova, perché non ho la minima fiducia nelle affermazioni del càllido capotreno.
- Alla prossima fermata, scendiamo e torniamo indietro, - dico all'unica persona nello scompartimento che capisca la mia lingua, ma è una pia illusione: la folla che ci aspetta a Roma Trastevere è degna di un fumetto visionario di Druillet e solo alla stazione di San Pietro riusciamo a mettere in atto un ricongiungimento familiare.
Il vagone in cui ci troviamo ora è mediamente affollato, ma per noi scampati al Girone dei Crautòfagi è un piccolo Paradiso, perché non puzza e l'aria condizionata funziona. Sfinito, mi siedo nel posto che mia moglie mi ha conservato e cerco di rilassarmi, ma è una pace di breve durata, perché, un attimo dopo, una Fräulein sui vent'anni, graziosa, ma pingue, decide di sedersi sul bracciolo alla mia sinistra, saturando il mio spazio vitale con il suo derrière. Scartata l'idea di spiegarle che, se si chiamano: "posti a sedere perché di sedere ce ne va uno solo, faccio di necessità virtù e, con un gesto apparentemente cavalleresco, mi alzo e le offro il mio posto. La teutonica sembra intuire - non già in virtù dell'intelletto, ma piuttosto di quell'istinto che è facile ravvisare anche nelle specie animali meno evolute - la natura sarcastica della mia offerta, ma decide che è meglio un posto a sedere sarcastico che farsi in piedi fino a Civitavecchia e così si lascia cadere sul sedile, senza nemmeno una parola di ringraziamento; anzi, con l'aria un po' seccata.

Arriviamo a Civitavecchia con un certo ritardo, perché a Santa Marinella il capotreno, che dev'essere di quelle parti, è sceso ed è andato a far cambiare l'olio alla sua Punto; in compenso, da quel momento in poi, il treno comincia a svuotarsi e si ristabiliscono le condizioni minime per lo sviluppo di organismi basati sulla chimica del carbonio.
Giunti alla stazione di Orbetello, troviamo ad aspettarci la moglie dell'Armatore, perché lui è rimasto in barca per sistemare le ultime cose prima della partenza. La (gentil)donna si chiama Elisa e questa romantica omonimìa fra moglie e barca è una cosa che, quando l'ho scoperta, ha colpito molto la mia fantasia al punto che sono stato lì lì per fare altrettanto; sfortunatamente, però, mia moglie, non ha voluto per nessun motivo cambiare il suo nome in: "Suppergiù", quindi ho dovuto rinunciare.

La strada da Orbetello a Cala Galera mi ricorda qualcosa, anche se non saprei dire cosa; il guardiano all'ingresso di Cala Galera, che ci fa perdere tempo per un eccesso di zelo e una mancanza di duttilità, invece, lo so benissimo chi mi ricorda: un po' il capotreno del 2344, un po' me stesso, tre anni fa. Per fortuna, però, Elisa è un osso troppo duro per un simile sottoprodotto dell'endogamia maremmana: con educata fermezza vince la reticenza dello sbarratore e, pochi secondi dopo, deposita noi e i nostri bagagli all'inizio della banchina dov'è ormeggiata la sua omonima.

L'avventura, comincia.

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