martedì 5 luglio 2011

Per Elisa - La Fisarmonica

Rientrati in porto, Claudio chiama Paolo, l'Armatore Mascherato, e gli dice quello che noi sappiamo già: non ce la farà a venire con noi fino a Minorca. Il mare, nelle Bocche, è ancora impraticabile e, alla faccia delle previsioni, tutto lascia supporre che resterà così almeno fino a sera. Anche se riuscissimo a partire domani mattina e a fare tutta una tirata senza fermarci a Stintino, arriveremmo a Minorca giovedì sera e lui potrebbe rientrare in Italia solo venerdì: troppo tardi.

La sua partenza è un grosso dispiacere da un punto di vista personale e un grosso problema da un punto di vista organizzativo, perché la traversata fino a Minorca comporta almeno una notte in mare (ci vorranno almeno 30 ore, se riusciamo a mantenere una media di 7 nodi); la possiamo anche fare da soli io e Marcello, ma preferirei condividerla con un terzo timoniere.
Facciamo un po' di telefonate, ma, con un preavviso così breve, non è facile trovare qualcuno. Alla fine, però, l'armatore riesce a trovare una persona a Olbia: si chiama Gianluca e può essere a Santa Teresa domani mattina. Non è molto esperto (me lo confessa lui stesso quando ci sentiamo per telefono), ma ha fatto alcuni trasferimenti per l'agenzia di charter che ce l'ha segnalato; anche se non riuscirà a colmare il vuoto lasciato da Claudio - penso, - è sempre meglio di niente.
Purtroppo mi sbaglio, ma quando me ne accorgerò, sarà ormai troppo tardi.

Risolta la questione del "terzo uomo", la nostra seconda giornata a Santa Teresa trascorre senza avvenimenti di rilievo: pranziamo nuovamente al baretto del porto (che ha anche la connessione Wi-Fi, così possiamo controllare il meteo), ma, sfortunatamente, dei buonissimi panini con il carpaccio di cavallo e le cipolle che avevamo mangiato ieri ne è rimasto uno solo e lo lasciamo a Marcello, che ieri non l'aveva assaggiato. Nel pomeriggio, ciascuno si riposa come più gli aggrada: Marcello dorme, mia moglie legge e io ricontrollo tutte le dotazioni di sicurezza della barca, EPIRB compreso, perché non voglio avere altre sorprese come quella del telecomando dell'àncora.
La sera, andiamo a prendere l'aperitivo in Paese..

Guarda il video HD su Vimeo

Per Elisa - Santa Teresa di Gallura

Se c'è una cosa che ho imparato da questo viaggio è stata che Orietta Berti aveva ragione: finché la barca va, lasciala andare.
Anche se Windguru prevede per l'indomani solo 18/20 nodi; anche se rischi di arrivarci col buio; anche se ti sei rotto gli Zebedei di navigare a motore, cerca di raggiungere il porto più lontano dove puoi arrivare in sicurezza, perché, come dice il Poeta, del doman non v'è certezza e, soprattutto, 18/20 nodi ci mettono un attimo a diventare 25/30.

Ci alziamo presto, un po' prima delle 06:00; il tempo di farci un caffé e molliamo gli ormeggi. La barca è in ordine, abbiamo gasolio, acqua e provviste. L'anemometro, in porto, segna quindici nodi di vento; il mare è appena increspato; se rimane così, dovremmo essere a Stintino verso le due del pomeriggio.
Mentre stiamo lasciando la banchina, dal VHF ci arriva una richiesta di aiuto in francese: qualuno ha dei problemi dalle parti dell'isola di Cavallo e ha lanciato un "PAN", ovvero una richiesta di assistenza. Su questo argomento sono piuttosto ferrato, perché mi ci hanno fregato la prima volta che ho fatto l'esame per la Patente nautica: con assistenza si intende l'aiuto che si dà a un'imbarcazione che non sia in imminente pericolo di naufragio e che sia quindi nelle condizioni di collaborare con i soccorritori; viceversa, il salvataggio è l'aiuto che si presta a un'imbarcazione in imminente pericolo di naufragio o già naufragata. Quando si richiede assistenza, si inizia il messaggio via radio ripetendo tre volte il termine: "PAN"; se si richiede soccorso, in vece, si comincia il messaggio con il termine: "MAYDAY". Nel caso specifico, il "PAN" all'inizio del messaggio indica che il francofono ha solo bisogno di assistenza, il che è un bene, perché l'unica altra cosa che capisco del suo messaggio è la parola: "les enfants"..

Quando usciamo dal fiordo di Santa Teresa, il vento rinforza un po', ma ancora niente di trascendentale. Mentre ci infiliamo le cerate e ci prepariamo a issare la randa, chiedo a Claudio se pensa sia il caso di dare una mano di terzaroli. Lui, che evidentemente vede più in là del mio ottimismo, risponde:
- Meglio due..
Nel canale, il vento è intorno ai venti nodi, con onda media di un metro e treni di tre onde sul metro e mezzo, molto ripide e ravvicinate, sulle quali è piuttosto difficile non far sbattere la prua. Claudio, al timone, ha smesso di sorridere e di parlare; io, al contrario, scopro con una certa sorpresa di essere abbastanza rilassato. Sintetizzo il mio stato d'animo con una battuta:
- Potrebbe andare peggio: potremmo essere in regata..

A mano a mano che ci avviciniamo a Capo Testa, vento e mare aumentano di intensità. La barca, carica di tutto quello che potrà servire alla famiglia dell'armatore durante le vacanze (dal tostapane alla deriva del figlio, caricata a prua, sopra al tender) è molto lenta e continua a sbattere su ogni onda. È più o meno a questo punto che comincio a chiedermi se non stiamo facendo una cazzata.
Non mi preoccupo del mare: Elisa è una barca solida e, come dimostrerà in seguito, può affrontare senza problemi condizioni peggiori di questa; temo piuttosto che, a forza di sbattere, si possa rompere qualcosa. Se ciò avvenisse, e se non fosse possibile ripararlo rapidamente, rischieremmo di rovinare le vacanze a Paolo e alla sua famiglia.

Ne parlo con Claudio e decidiamo di andarci a mettere al ridosso di Capo Testa per un po': quel tanto che servirà a capire se quello squarcio di cielo che vediamo verso ovest sia solo un buco nelle nuvole o la fine dei nostri problemi.
Mentre lui vira e punta verso terra, io vado a prua a preparare l'àncora, scoprendo così che nel gavone di prua, oltre all'àncora e alla sua catena, c'è anche il serbatoio (pieno) del tender, ma non c'è il telecomando del verricello. Torno in pozzetto, ma prima che possa scendere sotto soperta a cercare il telecomando, Claudio mi fa capire che è inutile; il cielo si è richiuso e il vento sta aumentando: dobbiamo rientrare a Santa Teresa.

Guarda il video HD su Vimeo

lunedì 4 luglio 2011

Per Elisa - Le Bocche di Bonifacio

Arriviamo nelle Bocchie di Bonifacio intorno a mezzogiorno di lunedì 4 luglio, in un'atmosfera surreale: vento assente, mare talmente calmo da fare impressione e una fitta coltre di nebbia che nasconde la costa della Corsica.
Siamo partiti da Cala Galera intorno alle 20:00 di ieri sera, dopo una cena ràpida e sàpida. La navigazione si è svolta senza avvenimenti di rilievo, anche perché di vento ce n'è stato poco e siamo andati sempre a motore, con un po' di randa per stabilizzare la barca. Nelle prime ore della notte, abbiamo avuto un po' di onda di prua, vieppiù fastidiosa perché, mancando la luna, non si vedeva un accidente e non sempre si riusciva ad ammortizzare la caduta della prua con un colpo di timone.
Contrariamente ai programmi, non abbiamo fatto tappa a Solenzara, ma abbiamo tirato dritto perché Claudio, il quarto componente dell'equipaggio, imbarcato ieri sera a Cala Galera, deve rientrare in Italia giovedì, perciò, dobbiamo sbrigarci.
Detto così, potrebbe sembrare una fregatura, visto che l'idea iniziale era di prendersela comoda, ma Claudio è un ottimo marinaio e un ottimo velista (oltre che una piacevole compagnia) e il piacere di averlo a bordo compensa ampiamente il fastidio di non poter chiamare Luigi per dirgli che ho rivisto la brunetta carina del porto di Solenzara.

Guarda il video HD su Vimeo

Mentre passiamo vicino Razzoli, mi viene un'idea: E se tirassimo dritto fino a Stintino? Sono "solo" cinquanta miglia; a sei nodi di media, saremo lì in poco più di otto ore. Gasolio, ne abbiamo a sufficienza, le condizioni meteo non potrebbero essere migliori..
Ne parlo con Claudio, che è al timone, ma lui non mi sembra tanto convinto; decidiamo così di fermarci comunque a Santa Teresa per fare il pieno e guardare le previsioni meteo, poi, a seconda di quello che si prevede per domani, decideremo se proseguire o fermarci per la notte.

Sul momento, questa mi sembra una buona idea, mentre, come vedremo, è l'errore più grosso che potessi fare...


domenica 3 luglio 2011

Per Elisa - Cala Galera

Il treno per Orbetello parte alle 16:19; io e mia moglie scendiamo in strada alle 15:30 e ci guardiamo intorno alla ricerca del taxi che sarebbe dovuto essere già lì ad attenderci. È la prima domenica di luglio e Roma, a parte i turisti, è deserta; per arrivare alla stazione Ostiense ci vorranno tutt'al più dieci minuti, ma abbiamo preferito non rischiare e abbiamo richiesto il taxi con un buon anticipo.
Il taxi che non c'è.
Chiamiamo l'ottantottoventidue per avere notizie e una centralinista seccata ci fa sapere che "Struzzo 9" è in arrivo entro quattro minuti; dieci minuti dopo, però, nessun animale, esotico o domestico che sia, è comparso all'orizzonte e così chiamiamo di nuovo il servizio taxi. Stavolta la centralinista è un po' meno saccente e acconsente a cambiarci la prenotazione.
"Fanculo 6" arriva, puntuale, quattro minuti dopo, si ferma in mezzo alla strada e scende ad aprire il portellone posteriore, ma si guarda bene dall'aiutarci a mettere dentro le borse, anzi: sembra un po' seccato dal fatto che gli carichiamo le sospensioni posteriori. Come che sia, più o meno alle 16:00 siamo alla stazione Ostiense, rintracciamo Marcello e andiamo a fare i biglietti.

Per quanto sia una persona profondamente contraria allo sciàlo, faccio tre biglietti di prima classe: dal punto di vista economico, la differenza fra la prima e la seconda classe, nei treni regionali per la Toscana, è di tre Euro; dal punto di vista ambientale, invece, la differenza è che in seconda ci fanno pascolare le vacche, mentre in prima, due/tre volte l'anno, una pulita gliela dànno.
Il 2344 arriva puntuale, ma ci riserva una sorpresa: mentre noi ci aspettavamo che fosse pressocché vuoto, le carrozze sono tutte piuttosto affollate, perché ci sono stati dei contrattempi con il treno precedente e tutti quelli che dovevano andare a Civitavecchia per imbarcarsi hanno preso questo.
Vista la situazione, io e Marcello lasciamo mia moglie e i bagagli nel primo scompartimento libero che troviamo e, correndo sulla banchina, scorriamo tutto il treno alla ricerca della prima classe. Quando siamo a un paio di vagoni dalla testa del treno, capiamo che le porte si stanno per chiudere, perciò saltiamo rapidamente a bordo: proseguiremoi la ricerca dall'interno. Facciamo appena in tempo a incunearci nella una massa umana che affolla il predellino, che le porte si chiudono e il treno... rimane fermo sotto il sole.
Il vagone è gremìto, l'aria condizionata non funziona e io comincio a sudare come un piastrellista moldàvo. Vado in bagno a darmi una sciacquata al viso, poi abbandono il povero Marcello nel corridojo, insieme alla squadra vincente del concorso: "Le sette persone di lingua tedesca più grasse del Mondo" e, come un salmone, risalgo gli ultimi vagoni, certo che, di lì a poco, troverò la Terra Promessa della Prima Classe.
Quando il treno finisce, però, tutto quello che trovo è il capotreno, probabilmente un vampiro o un non-morto, che si nasconde dalla luce solare al buio della cabina di guida. Chiedo a Nosferatu dove sia la prima classe, lui mi risponde che è a metà del treno; nascosta bene, ma c'è.
Iràto e sudàto, torno da Marcello, che è già fatto oggetto di cupide occhiate da parte di un'enorme teutonica in abito rosa, e chiamo al telefono mia moglie per dirle di prendere i primi posti che trova, perché non ho la minima fiducia nelle affermazioni del càllido capotreno.
- Alla prossima fermata, scendiamo e torniamo indietro, - dico all'unica persona nello scompartimento che capisca la mia lingua, ma è una pia illusione: la folla che ci aspetta a Roma Trastevere è degna di un fumetto visionario di Druillet e solo alla stazione di San Pietro riusciamo a mettere in atto un ricongiungimento familiare.
Il vagone in cui ci troviamo ora è mediamente affollato, ma per noi scampati al Girone dei Crautòfagi è un piccolo Paradiso, perché non puzza e l'aria condizionata funziona. Sfinito, mi siedo nel posto che mia moglie mi ha conservato e cerco di rilassarmi, ma è una pace di breve durata, perché, un attimo dopo, una Fräulein sui vent'anni, graziosa, ma pingue, decide di sedersi sul bracciolo alla mia sinistra, saturando il mio spazio vitale con il suo derrière. Scartata l'idea di spiegarle che, se si chiamano: "posti a sedere perché di sedere ce ne va uno solo, faccio di necessità virtù e, con un gesto apparentemente cavalleresco, mi alzo e le offro il mio posto. La teutonica sembra intuire - non già in virtù dell'intelletto, ma piuttosto di quell'istinto che è facile ravvisare anche nelle specie animali meno evolute - la natura sarcastica della mia offerta, ma decide che è meglio un posto a sedere sarcastico che farsi in piedi fino a Civitavecchia e così si lascia cadere sul sedile, senza nemmeno una parola di ringraziamento; anzi, con l'aria un po' seccata.

Arriviamo a Civitavecchia con un certo ritardo, perché a Santa Marinella il capotreno, che dev'essere di quelle parti, è sceso ed è andato a far cambiare l'olio alla sua Punto; in compenso, da quel momento in poi, il treno comincia a svuotarsi e si ristabiliscono le condizioni minime per lo sviluppo di organismi basati sulla chimica del carbonio.
Giunti alla stazione di Orbetello, troviamo ad aspettarci la moglie dell'Armatore, perché lui è rimasto in barca per sistemare le ultime cose prima della partenza. La (gentil)donna si chiama Elisa e questa romantica omonimìa fra moglie e barca è una cosa che, quando l'ho scoperta, ha colpito molto la mia fantasia al punto che sono stato lì lì per fare altrettanto; sfortunatamente, però, mia moglie, non ha voluto per nessun motivo cambiare il suo nome in: "Suppergiù", quindi ho dovuto rinunciare.

La strada da Orbetello a Cala Galera mi ricorda qualcosa, anche se non saprei dire cosa; il guardiano all'ingresso di Cala Galera, che ci fa perdere tempo per un eccesso di zelo e una mancanza di duttilità, invece, lo so benissimo chi mi ricorda: un po' il capotreno del 2344, un po' me stesso, tre anni fa. Per fortuna, però, Elisa è un osso troppo duro per un simile sottoprodotto dell'endogamia maremmana: con educata fermezza vince la reticenza dello sbarratore e, pochi secondi dopo, deposita noi e i nostri bagagli all'inizio della banchina dov'è ormeggiata la sua omonima.

L'avventura, comincia.

Per Elisa - Prodromi

Il Velista Mascherato è in partenza.
Gli è stato chiesto di trasferire Elisa, un Grand Soleil 46 dall'Argentario alle Baleari.
È una rotta che il nostro eroe conosce già: due anni or sono, proprio in questo periodo, riportò in Patria un X35 da Palma di Majorca.
Fu quello il suo "Primo Comando" (cfr. O'Brian) e la più grossa soddisfazione che ebbe, quando alla fine sorse il sole, la mattina dell'arrivo, fu di vedere il faro di Fiumicino, dritto davanti alla sua prua. (*).

Il programma prevede: prima tappa a Solenzara (Corsica), dove si spera che ci sia ancora la brunetta carina negli uffici del porto; poi, se il tempo lo consente, Stintino o S.Teresa in alternativa. Arrivati a Stintino, si aspetteranno due giorni di tempo buono e si partirà per Port Mahon (ri-cfr. O'Brian): circa 190 miglia nautiche, in un tratto di mare dove o non c'è vento o ce n'è troppo.

Vi terrò aggiornati.

* Occorre precisare, a che quest'ultima affermazione possa essere oggetto di vanto, che il nostro eroe, in quel caso, non aveva un GPS cartografico, ma solo numerico e la rotta l'aveva fatta con le carte nautiche; occorre precisare, inoltre, che la sua destinazione era effettivamente Fiumicino; non Ravenna o l'Elba..