lunedì 14 febbraio 2011

Bisogna saper perdere - Parte seconda

La terza partenza, se Dio vuole, è quella buona, ma il vento è decisamente agli sgoccioli. Il nostro eroe, per una volta, non improvvisa e si attiene scrupolosamente alla strategia di gara elaborata PRIMA della partenza: va a sinistra e non vira fino a che non è uscito fuori dai rifiuti delle vele degli altri concorrenti, poi, come gli ha insegnato il Coach Mascherato, cerca di tenersi fra i suoi inseguitori e la boa, virando il meno possibile, per non perdere terreno.

Il vento che va e viene (per lo più, va), lo constringe a virare più del previsto, con una qualità del gesto atletico che varia in funzione inversa del tempo trascorso; ciò non ostante, è in testa.
Il vento sta girando a destra, ma il nostro eroe non se ne accorge: ha occhi solo per i filetti sulla vela e per il segnavento sull'albero. Per fortuna, il lato sinistro del percorso è funestato dai 470 che scendono in poppa, quindi lui, senza saperlo, si tiene comunque sul lato buono, per evitare le scie degli spinnaker.

Dopo dodici virate, arriva finalmente sulla lay-line di destra. Si tiene alto e naviga di bolina larga; un po' per compensare la corrente, un po' perché il vento è veramente agli sgoccioli e preferisce non dover stringere troppo. Per la seconda volta nella sua vita (di laserista), passa per primo la boa di bolina e questa volta sa perfettamente dove deve andare: un bordo di lasco, poi poppa, bolina, poppa e finale al lasco.
Lui lo sa, ma il vento non se ne ricordava e ha pensato bene di ruotare a destra di 30°, trasformando il bordo di lasco in un bordo di poppa.
Come se non bastasse, un 470 ritardatario gli complica il passaggio alla seconda boa e lo rallenta quel tanto che serve ai suoi inseguitori per farsi sotto.

Il bordo di poppa, celibe di vento, sembra un quadro di De Chirico, con un'onda troppo bassa per surfare, ma abbastanza alta da rendere difficoltosa la strapoggia e spinnaker di 470 che perturbano quella poca aria che arriva sulla vela. Il Velsta Mascherato, a questo punto, teme più l'orchite che la scuffiata, ma non si arrende: dopo due strambate causate dalle onde, si piazza in ginocchio all'altezza della deriva, tiene aperto il boma con una mano e così resta fino a che non passa, ancora primo, ma di poco, la boa di poppa.

Qui, il tanto atteso segnale di riduzione del percorso non arriva, ma il nostro eroe ne ha abbastanza di giocare alle belle statuine, così, prosegue dritto verso la linea di arrivo, lasciando che siano i suoi giovani inseguitori a contendersi la vittoria in quella che ormai, più che una regata, sembra un concorso di modellismo navale statico.

Per oggi, basta così.

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