sabato 31 dicembre 2011

Maltese corto - epilogo

Credo sia doveroso, in chiusura di questa saga natalizia, rendere giustizia al luogo che ci ha ospitati raccontando anche ciò che di buono abbiamo visto nel corso del nostro breve soggiorno sull'isola di Malta. Se finora ne ho parlato male è solo perché l'animo umano è più propenso a trarre godimento dalle disgrazie altrui, piuttosto che dalle loro gioje. Non a caso, metto in linea solo i filmati delle mie scuffiate e non quelli in cui tutto va per il verso giusto..

Per prima cosa, vorrei rendere omaggio ai Maltesi, che con noi si sono sempre dimostrati gentili e premurosi. Magari non ti sanno dire dove sia High Street anche se, guarda caso, è proprio in High Street che tu e loro vi trovate, ma non lo fanno con cattiveria e si sforzano sempre di rendersi utili.
Anche il personale del Preluna è stato cortesissimo e premuroso, e ci ha fornito indicazioni preziose su mezzi di trasporto e ristoranti; lo stesso barman dello Skyroom, che mi ha servito il Campari shakerato più cattivo della mia vita, è stato così gentile da prepararne una dose esigua, di modo che non avessi a patirne troppo.

Un'altra cosa che ci ha colpiti, anche perché arrivavamo dalla Roma pre-natalizia, è stata la totale assenza di mendicanti per le strade: non so se li arrestino, li buttino a mare o, più semplicemente, li utilizzino per fare i bragioli (piatto tipico locale corrispondente ai nostri involtini); fatto sta che non se ne trovano.
A pensarci bene, per le strade mancano anche i gatti, il che è vagamente inquietante, considerando che l'altro piatto tipico locale è il coniglio..

Dal punto di vista delle attrattive turistiche, la co-cattedrale di St. John e i dipinti di Caravaggio sono due ottimi motivi per recarsi a Malta, se non altro perché nessuna delle foto che ho avuto modo di vedere, o prima o dopo il viaggio, riesce a rendere l'effetto del panno rosso acceso sui lombi del Santo. E sicuramente nessuna fotografia potrà darvi la stessa emozione che si prova nel vedere la firma di Caravaggio, ricavata dal sangue che si spande sul terreno.

Detto ciò, vorrei precisare che tutti gli eventi che ho riferito corrispondono a verità: posso averli abbelliti un po', ma non mi sono inventato niente. Se non mi credete, leggetevi questo resoconto di viaggio: www.fabioecinzia.it/malta/malta.htm; ci troverete buona parte delle cose che vi ho raccontato, dal "nervosismo" dei guidatori di autobus alla desolazione del porto di Vittoriosa.
Certo: lo stile letterario è quello che è, con una spiccata tendenza all'apologia piuttosto che alla critica, ma se guardate con chi va a letto l'autrice del testo, capirete che non può essere certo il senso critico, la sua dote più spiccata..

A presto, con nuove ed emozionanti avventure..

mercoledì 28 dicembre 2011

Maltese corto, quarto giorno - La partenza

Come molti di voi sapranno, gli antichi hanno spesso associato la Luna alla morte e questo legame è ancora vivo e presente in alcune culture delle piccole isole del Mediterraneo, dove si chiamano: "Preluna" quegli alberghi in cui i vecchi si recano a passare i loro ultimi giorni sulla Terra.
Filologia a parte, il momento della colazione al Preluna Towers, è una specie di memento mori quotidiano che riuscirebe a deprimere anche il pupazzo di un ventriloquo: decine di anglofoni, biancocanuti e incerti nell'incedere, che si abboffano di alimenti insalubri, nel tentativo di porre fine alla propria esistenza nel minor tempo possibile.

A dispetto della compagnìa tanatoica, il cibo è pessimo: il succo di arancia ha un retrogusto di calzino; le uova non sanno di nulla; il bacon soffritto è duro e sa di pesce; le fette di ananasso, devono essere arrivate sull'isola via mare un giorno di burrasca, perché non ce n'è una intera.

A dispetto della compagnìa tanatoica e del cibo scadente, la pulizia dei tavoli è del tutto sommaria: i molti camerieri presenti in sala appena vedono qualcuno che si alza da tavola al termine del pasto, accorrono (si fa per dire: di solito quello che si alza è un ottuagenario bradipico e fra il momento in cui inizia ad alzarsi e il momento in cui effettivamente si alza passano sempre alcuni minuti) a pulire le tovagliette all'americana dai residui di cibo, ma, forse a causa di qualche strana superstizione isolana, si guardano bene dal pulire anche il tavolo sottostante, che rimane lercio al punto che le guide consigliano di prendere sempre un coltello dal contenitore delle posate anche se non si deve tagliare nulla: servirà per staccare dal piano del tavolo gli abiti o le parti del corpo che resteranno incollate ai residui zuccherini e collosi delle precedenti fruizioni.

Assolto al penoso dovere della commemorazione dei defunti, i coniugi Mascherato recuperano i proprî bagagli, dicono addio a una stanza piena di ricordi (altrui, non loro) e chiamano un taxi: l'aereo che li riporterà a Roma (hurrah!) parte nel primo pomeriggio e così hanno pensato di sfruttare la mattinata per visitare le cosiddette: "Tre città" - Vittoriosa, Senglea e Cospicua - che si trovano al dilà della Grand Harbour.
Quando chiedono al tassista di portarli a Vittoriosa, l'indigeno li guarda come un cocchiere rumeno guarderebbe un viaggiatore che gli chiedesse di essere portato al castello di Dracula, ma i nostri eroi non ci fanno caso: vivono a Roma e sono abituati alle bizzarrie degli autisti pubblici. Arrivati al porto di Vittoriosa, capiscono che il brav'uomo stava facendo i loro interessi, ma ormai è troppo tardi: il tassista li sbarca in mezzo alla desolazione e scappa via lesto, agitando una treccia di aglio e un crocifisso a scopo apotropaico.

La guida dice che il Grande Assedio turco del 1565, pur se infruttuoso, lasciò un segno indelebile nell'isola; ciò che la guida non dice è che, a oggi, 'sto segno ancora non sono riusciti a cancellarlo del tutto..

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martedì 27 dicembre 2011

Maltese corto, terzo giorno - La fine di Malta

Il terzo giorno di permanenza sull'isola di Malta dona ai nostri eroi due grandi gioje: a) c'è un ufficio dell'Alitalia giusto dietro l'albergo e b) è possibile anticipare il viaggio di ritorno.
È una decisione sofferta, ma inevitabile: il tempo è ulteriormente peggiorato e, a parte la chiesa di St. John e il derriere di una ragazza che correva sul lungomare, niente di quello che hanno visto finora li spinge a prolungare la loro permanenza. Sono certi che, da qualche parte sull'isola, ci sia qualcosa di molto bello, che varrebbe la pena vedere, ma sono certi altresì che sia nascosto molto bene e che non basteranno altri quattro giorni per riuscire a trovarlo.

Risolto il problema del biglietto, il Velista Mascherato e la sua signora si imbarcano sul bus 222, che li porterà fino a Cirkewwa, che non è la sorella di Chewbecca, il Wookiee di Guerre Stellari, ma una località nella punta nord di Malta, da cui partono i traghetti per Gozo.
Anche se il paesaggio (e il traffico) lungo la linea del 222 non offrono motivi per metter in dubbio la decisione presa, nella mente del Velista Mascherato continua a ronzare una domanda: "Cosa facciamo, se scopriamo che Gozo è bellissima?"
Fortunatamente, la lungimiranza urbanistica del popolo maltese viene in soccorso del nostro eroe, dissipando ogni dubbio residuo. La costa nord di Malta è ciò che sarebbero le Bocche di Bonifacio se il Blocco Sovietico avesse vinto la guerra fredda: la Costa del Realismo Socialista, qualcosa a metà fra la periferia di Budapest e le zone di Tenerife dedicate al turismo popolare britannico.

Al capolinea del 222 c'è solo un bar squallido e un cantiere; dall'altra parte della strada, c'è il molo a cui attraccano i traghetti e, immediatamente dopo, l'hotel Paradise Bay, che ha la piscina a forma di fallo circonciso. Su Google Maps, c'è una recensione dell'albergo redatta da tale Davide:
Posizione stupenda, struttura completa e accogliente, non manca di nulla. Camere di modeste dimensioni e balconi abbastanza grandi. Pasti a buffet, cucina varia e saporita. Unica pecca, i serramenti non sono dei migliori, il bagno ha dato problemi a dei miei amici e l'arredo è composto da cassettiere difficili da aprire. Resta in ogni caso un resort veramente buono. Da consigliare.
In sostanza: camere piccole, arredi scadenti, cessi difettosi e infissi "non dei migliori"; senza contare che, davanti al balcone, ti ci attracca il traghetto sei volte al giorno.
Viene da chiedersi che cosa, il nostro connazionale, NON consiglierebbe..

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Durante il viaggio di ritorno, succede una cosa strana: all'andata, un omino dall'aria dimessa era sceso dal 222 a una fermata in un punto imprecisato fra Mellieħa e Cirkewwa. Non essendoci nulla, nei dintorni della fermata, il Velista Mascherato aveva ipotizzato che pover'uomo (prostrato dallo stile di guida dell'autista o dal paesaggio o da tutte e due le cose insieme), avesse deciso di mettere fine ai suoi giorni gettandosi nella forra che costeggiava la strada. Ripassando per lo stesso punto, la signora Mascherato aveva preso in giro il coniuge, ironizzando sulla sua affermazione, ma...

La forra..

lunedì 26 dicembre 2011

Maltese corto, secondo giorno - Il giro panoramico

A fronte di una sconfortante carenza di attrattive turistiche, (La) Valletta offre una vasta scelta di locali in cui mangiare: c'è la tavola calda di lusso stracolma di persone; il ristorante caratteristico che ha solo tavoli all'aperto (mangi quello che vuoi, ma devi pagare in anticipo, perché, col freddo che fa, nessuno arriva vivo al momento del conto); la trattoria casareccia con musica natalizia a tutto volume che ha solo un tavolo disponibile: sotto alle casse e vicino a una comitiva chiassosissima.
Alla fine, i nostri eroi ripiegano sull' Inspirations! Cafe and Restaurant all'interno del St. James Center for Creativity, una specie di museo multimediale dedicato alle mezzeseghe dell'espressione artistica. L' Ispirations! (originariamente si chiamava Transpirations!, poi però è arrivato l'Ufficio di Igiene e ha costretto i camerieri a farsi la doccia..) ha recentemente ricevuto quattro canini nella Guida Nosferatu, ed è attualmente uno dei più famosi locali per fotofobici di tutto il Mondo. Ricavato in una catacomba, riceve la luce del sole unicamente in coincidenza del solstizio d'estate ed è specializzato nel trattamento alimentare di muschio e licheni. La specialità del locale è il pipistrello alla cacciatora, ma va prenotato in anticipo.

Dopo "pranzo", i nostri eroi si concedono un "caffé" al Cordina, consigliato dalla "guida" Lonely Planet (spero vivamente di avere il tempo di parlarne..), poi decidono di ri-prendere il Sightseeing Bus e di terminare il giro turistico della città. Scoprono così che il giro turistico non comprende solo (La) Valletta e dintorni, ma arriva anche all'interno dell'isola, nelle città di Mosta e M'dina, che, sempre secondo la "guida", sono due delle principali bellezze di Malta. Questa notizia li rallegra non poco: intanto, giustifica il prezzo pagato per il biglietto (la bella cifra di quindici Euri ciascheduno); in secondo luogo, permetterà loro di farsi un'idea dell'interno e di decidere quali luoghi visitare, con calma, nei giorni seguenti.

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Quando i nostri eroi salgono sul bus, sono i soli passeggeri a bordo, ma a mano a mano che si susseguono le fermate, il pullman si riempie perché questa è l'ultima corsa della giornata, che raccoglie tutte le persone che sono scese qua e là durante le corse precedenti. Fa tropppo freddo per stare sul tetto, quindi gli umani si accalcano all'interno e in breve tutti i finestrini sono appannati, il che è un bene, perché il paesaggio che si è potuto vedere fino a quel momento è un misto fra le zone più desolate dell'Iglesiente e ciò che sarebbe diventato l'Alto Lazio se i Musulmani avessero vinto la guerra.
Alla vetreria di Mdina, quando ormai tutti i posti a sedere sono occupati, sale a bordo una donna con una bambina; sembra incinta (la donna), così il nostro eroe, che ha un codice etico da rispettare, si alza e le offre il posto. - Molte grazie, risponde la donna, in un Italiano leggermente indurito da un accento slavo. - Si era stancata di stare in piedi.
E fa sedere la bambina, restando i piedi a fianco a lei.
Il buono dell'essere un Velista Mascherato è che, quando ti capitano cose del genere, puoi stemperare l'incazzatura con la consapevolezza che poi potrai raccontare tutto nel tuo blog; ciò non di meno, il nostro eroe è piuttosto seccato (come direbbe suo cugino: "Ci hanno educato per il Paese dei Balocchi"..), così, decide di salire al piano superiore a "godersi" il "paesaggio" prima che il sole tramonti. Un attimo dopo, comincia a piovere.

Arrivato davanti alla versione discount della chiesa di Mosta (la facciata è uguale, ma, a parte l'iscrizione del timpano, ha solo quattro colonne contro le sei della chiesa originale..) , il guidatore ferma il pullman e dice: - Ci fermiamo per dieci minuti: se volete, potere scendere. L'unico che scende, però, è lui, per infilarsi di corsa in un gabinetto pubblico lì vicino; tutti gli altri, restano ai loro posti perché fuori piove e, anche se non piovesse, non ci sarebbe nulla da fare o da vedere.
Passano i minuti, ma il guidatore non torna. Il Velista Mascherato, temendo che il brav'uomo possa aver avuto una sincope da minzione, decide di andare in bagno anche lui, scoprendo, con suo grande stupore, che nel bagno non c'è nessuno: gli orinatoj a muro sono tutti liberi e nei cessi veri e proprii non c'è nessuno (le porte sono aperte, si vede). Meditabondo, restituisce alla terra maltese la birra bevuta all' Inspirations!, poi se ne torna sul bus, giusto in tempo per vedere l'autista uscire dalla porta del gabinetto.
In qualsiasi altra occazione, il nostro eroe avrebbe cercato di capire cosa potesse essere successo, ma nel caso specifico preferisce non fare domande per paura che l'autista possa offendersi, lasciandolo lì, in mezzo al nulla, vicino al cesso del Mistero. Sicuramente, c'è una spiegazione logica per ciò che è successo: forse nei cessi femminili c'è una casa di appuntamenti per autisti di pullman gestita dal parroco della chiesa senza nome o, magari, l'autista si è sottoposto a un intervento di vaginoplastica, ma non lo ha ancora detto in ufficio per paura che qualche collega burlone per Natale gli regalasse una Barbie..

Malta è così..

Maltese corto, secondo giorno - La Valletta

Nel corso della notte, i nostri eroi scoprono altre due interessanti peculiarità della stanza che li ospita: la prima è che non è possibile spegnere la luce del terrazzino e quindi, per dormire al buio, si deve chiudere la tenda della porta-finestra; la seconda è che la suddetta porta-finestra non si chiude del tutto e, per quanto si accostino i battenti, resta sempre uno spiraglio in cui il si incanala il vento; la tenda chiusa blocca lo spiffero, ma il rumore si sente lo stesso e, al mattino, quando il vento cresce di intensità, si ha la piacevole sensazione di essere negli ultimi posti di un aereo in decollo.

Sopravvissuti alla prima colazione (ne parleremo in seguito; per ora, anticperò solo che, secondo alcuni, è stato proprio a questo ambiente gaio e giovanile che John Landis si è ispirato per il video di Thriller..), i coniugi Mascherato escono per la loro prima giornata da turisti. Il programma prevede una visita alla Capitale dell'isola, in particolare, alla Co-Cattedrale di St. John ("la perla delle Isole Maltesi, un must per il visitatore", afferma il sito dell'Ente Turismo), dove è possibile ammirare anche due opere di Caravaggio: la Decollazione di Giovanni Battista e il San Gerolamo. Fatto ciò, pensano ingenuamente i nostri eroi, mangeranno un boccone in un locale tipico e poi passaranno il pomeriggio visitando le innumerevoli attrazioni turistiche e culturali di cui la città trabocca (lo dicono le guide: dev'essere vero..).
Turisti inferociti decapitano l'autore del sito www.visitmalta.com

Caravaggio - Turisti inferociti decapitano l'autore del sito www.visitmalta.com (1608)

La realtà, però, è ben diversa da come ce la raccontano: tanto per fare un esempio, a scuola ci hanno insegnato che la capitale di Malta è LA Valletta, con l'articolo, come L'Aquila. Lo sappiamo tutti: è l'unica capitale che conoscono anche gli scolari più resilienti all'apprendimento e, con quel nome, tutti ci immaginiamo che LA Valletta si trovi, appunto, in un avvallamento fra due o più alture; mai ci immagineremmo che LA Valletta, non solo non ha l'articolo, ma, in più, è costruita interamente sulla sommità del monte Sceberras, la penisola rocciosa che si erge fra la rada di Marsamxett e la Grand Harbour; se si chiana così, è perché è stata fondata dal Gran Maestro dell'Ordine di S. Giovanni, Jean Parisot de la Valette..
Un'altra cosa che nessuno si immagina, di Valletta, è che, vista la Co-Cattedrale e viste le due opere di Caravaggio (che sicuramente valgono il viaggio, ma non la permanenza), non c'è nient'altro che valga la pena di fare.
Turista inferocito scrive una lettera di protesta alla direzione dell'albergo perché ha trovato un teschio sotto il letto

Caravaggio - Turista inferocito scrive una lettera di protesta alla direzione dell'albergo perché ha trovato un teschio sotto il letto (1608)

Il Museo della Navigazione ha due piani: nel primo c'è la riproduzione della sala macchine di un piroscafo; al secondo piano, ci sono i modellini di alcune delle imbarcazioni che hanno solcato il Mediterraneo nel XX secolo. Piuttosto che dargli cinque Euri, uno ci si compra un gratta-e-vinci.
Le sale del Palazzo dell'Inquisitore sono un incrocio fra la casa di una vecchia zia e la sala consiliare del Comune di Trevignano; le celle degli inquisiti e la sala delle torture sono altrettanto interessanti e ricordano gli angoli più brutti di Castel Sant'Angelo, quelli che, anche se sei stanco, dici: "Ma no, dài, andiamoci a sedere più in là, vicino ai cessi..". Per concederti il privilegio di visitare il Palazzo, l'avido maltese esige la bella cifra di sei Euri, il che, per una coppia, assicura un risparmio netto di ben dodici Euri se si passa oltre. Indubbiamente conveniente.
Il Museo del Giocattolo, quando i nostri eroi ci sono passati davanti, l'hanno scambiato per un rigattiere particolarmente scalcagnato, ma è un subdolo trucco per attrarre i visitatori: in realtà, il Museo è uno dei luoghi più tristi e malinconici del Pianeta, e si ritiene che sia la causa del 98,7% dei suicidii sull'isola.
Il solito sito ufficiale lo descrive così:
Giocattoli dagli anni ’50 ad oggi sono disposti sui tre piani del museo. Di particolare interesse la collezione di modellini di auto Corgy, Dinky e Matchbox.
La verità è che un tipo nato negli anni '50 ha distribuito in tre stanze (una per piano) tutti i suoi giocattoli e adesso si aspetta che tu lo paghi per vederli. Il costo in effetti è più basso degli altri musei (solo 2.33 Euri), ma non lasciatevi ingannare: la differenza la si spende in anti-depressivi perché il Museo del Giocattolo induce nei suoi visitatori un grado di afflizione superiore ai 50/63 nella Scala della Depressione di Beck. Per sentirvi altrettando male, dovreste leggere una poesia di Pascoli, ascoltando la canzone: Nonna, cantata da Alvaro Amici, mentre ripensate al giorno in cui, facendo retromarcia con l'automobile, avete schiacciato la testa del vostro gattino preferito (e anche così non sarebbe lo stesso, perché almeno non dovreste pagare).

Abbandonata ogni velleità culturale, i nostri eroi decidono di consolarsi con il cibo, ma..

domenica 25 dicembre 2011

Maltese corto, primo giorno: La cena

La hall del Preluna Towers, nelle immagini del sito Web, è un posto fichissimo, con una scala sinuosa che si protrae sopra un pianoforte; nella realtà, è la stessa cosa, ma piena di vecchi. Ciascuna delle poltroncine della hall ha il suo bel relitto spiaggiato sopra; qualcuno legge, altri sonnecchiano, altri ancora - i più fortunati - sono passati dal sonno alla morte, ma nessuno se ne accorgerà fino all'ora di cena.
Mentre l'impiegato dell'accettazione viene a dire ai nostri eroi che la loro camera è pronta, dal fondo della sala arriva una musica ad alto volume, ma non è l'impianto stereo dell'albergo: è un geriatra che ha messo male lo spinotto delle cuffie nel suo iPhone. Con la stessa fissità catatonica che a breve sarà l'ultima immagine che avranno di lui i suoi cari, il brav'uomo fissa il diabolico ingegno tecnologico senza capire come mai si senta la musica, ma non dagli auricolari.

Le camere del Preluna Towers, nelle immagini del sito Web, sono sobrie, ma accoglienti, con una fantastica vista sul mare; nella realtà sono come nelle foto, ma dieci anni più vecchie. Il frigo-bar è vuoto, ma, in compenso, nel bollitore per il té c'è ancora dell'acqua, residuo di chissà quale ospite precedente; il bagno, celibe di bidet nella miglior tradizione anglosassone (il Velista Mascherato giura a sé stesso che, la prossima volta che qualcuno gli dirà che qualcosa: "è molto british", risponderà che è molto british anche andare in giro con il culo sporco..), è stato pulito sommariamente: il pavimento ricorda la zona intorno alla gru con cui all'Achab si tirano a secco le barche e nella vasca ci sono segni di ventose simili a quelli che comparvero nelle campagne di Innsmouth dopo la morte di Wilbur Whateley.
I nostri eroi, però, sono troppo stanchi per lamentarsi: disfano la valigia, si fanno una doccia, poi escono a farsi una passeggiata prima di cena.

Nel vento che comincia ad aumentare a mano a mano che il brutto tempo sorvolato al mattino si sposta verso sud, camminano lungo la Triq It-Torri (Tower Road, per la guida), un piacevole lungomare sul quale, a poca distanza dal Preluna, si affacciano alberghi visibilmente più belli, i cui ospiti non sembrano odorare di formalina. Poco male, pensano i Mascherati: la camera è stata fissata solo per tre giorni, se trovano di meglio, possono andarsene senza problemi.
Entrano nella chiesa di Nostra Signora del Monte Carmelo (disadorna e triste: escono immediatamente), bevono una birra al pub City of London, poi tornano indietro per cenare all'unico ristorante maltese che abbiano visto dal loro arrivo sull'isola: il Ta'Kolina.

Di nuovo, accludo le mie note di viaggio, rinnovando l'avviso che alcuni termini utilizzati potrebbero offendere la sensibilità degli ascoltatori più sensibili.
libguaggio esplicito

La cena al Ta'Kolina..
Il conto del Ta'Kolina..

Finita la cena, i nostri eroi tornano in albergo, anche perché il vento adesso si è fatto decisamente impetuoso. Per chiudere in bellezza la serata, decidono di salire allo Skyroom, ovvero alla sala all'ultimo piano dove, stando alle locandine affisse negli ascensori e nella hall, dovrebbe essere in corso l'esibilizione della famosa cantante Julie James (non è ben chiaro quale sia il nome e quale il cognome, e la foto sulla locandina non aiuta a chiarire il dilemma..).

Julie James allo Skiroom..


Maltese corto, primo giorno: L'albergo

A Sliema, in effetti, gli alberghi ci sono, ma o sono chiusi, o sono delle topaje infide.
Dopo aver percorso, a piedi, trascinandosi dietro la valigia, tutta la Triq Ix-Xatt, altrimenti nota come: The Strand; in pratica, il lungomare di Sliema (sulle targhe, i nomi delle strade sono in Maltese, ma nella guida, per agevolare l'orientamento, hanno messo i nomi inglesi..), i nostri eroi decidono di fermarsi da qualche parte per mangiare un boccone e fare il punto della situazione, ma si scontrano ben presto con la prima peculiarità dell'isola: i ristoranti, o sono pub inglesi che offrono coadiuvanti per l'insorgenza delle cardiopatìe, o sono ristoranti italiani che propongono più o meno le stesse porcherie dei pub, ma con nomi italiani. Come se non bastasse, essendo il giorno di Natale, i pochi locali aperti offrono un pranzo speciale che comprende il peggio delle due suddette cucine nazionali a un prezzo (fisso) che risulterebbe immorale anche per un ristoratore romano.
Alle 16:51, vinti dalla fame, i Mascherati ripiegano su un pranzo natalizio da Buger King; gli altri avventori del locale sono un paio di orfani, una famiglia di senzatetto e a un gruppo di diseredati generici. Fra una patatina fritta e un sorso di Pepsi, si dedicano a un attento esame delle tre guide turistiche a loro disposizione (due guide elettroniche per iPhone, edite dall'Ente Turistico Maltese e una guida cartacea della Lonely Planet - le prime, assolutemente insincere; la terza, disfunzionale), e si convincono a proseguire in direzione Nord verso la St. Julian's Bay, una zona che dovrebbe essere un po' più turistica di questa, che invece è, a tutti gli effetti, un'area angi-portuale.
Per una volta c'azzeccano e, poco dopo, sono seduti nella hall delle Preluna Towers, un albergo a quattro stelle (maltesi) con vista sul mare, che, da fuori, sembra un piccolo Paradiso, ma che in realtà ne è solo l'anticamera..

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Riporto di sèguito le mie impressioni a caldo sulle Preluna Towers, ma mi corre l'obbligo di precisare che il linguaggio utilizzato nelle registrazioni ha sì, la freschezza della diretta, ma anche la stessa incontrollabile libertà e potrebbe risultare offensivo per gli ascoltatori più sensibili.
libguaggio esplicito

Siamo scesi al "Babbiona's"..
Ancora sul "Babbiona's"..
La Tentazione Pugliese..

Maltese corto, primo giorno: Il viaggio

All'aeroporto, il giorno di Natale, c'è solo chi proprio ci deve stare: persone che, non avendo né familiari né amici, preferiscono passare le festività lontano da casa e persone che, avendo familiari e/o amici, preferiscono passare le festività lontano da casa.
Il Velista Mascherato e sua moglie arrivano con l'abituale anticipo di due ore abbondanti (non si sa mai: metti che il tassì buca una gomma..), ma al check-in e al controllo di sicurezza ci sono solo loro e in meno di dieci minuti sono dentro, senza nulla da fare e due ore buone da attendere.
Si siedono e attendono..

In attesa dell'imbarco..

L'imbarco avviene in leggero ritardo, ma, dice il Comandante, il viaggio durerà meno del previsto grazie a un forte vento a favore. Le hostess hanno la faccia di quelle che si sono da poco lasciate con il ragazzo e che hanno chiesto di lavorare a Natale per non dover scartare i regali da sole. Sono, comunque, gentilissime e graziose e, quando arrivano con il carrello delle bevande, il nostro eroe, che è restato tutto il tempo con il naso incollato al finestrino a guardare le nuvole e il mare, si distrae e non riesce a vedere nemmeno un pezzettino di Sicilia.

L'aeroporto di Malta è, se possibile, ancora più desolato di Fiumicino e il cielo, che al momento dell'atterraggio era sereno, si sta riempiendo di nuvoloni grigio piombo. Un tassista che sembra uscito da un episodio di Pirati dei Caraibi offre i suoi servigi ai nostri eroi, ma il Velista Mascherato rifiuta orgoglioso: prenderanno il bus; c'è giusto la fermata lì davanti.
- Hai sentito? chiede la signora Mascherato al marito. - Ha detto che non ci sono autobus, oggi..
- E tu ci credi? replica il nostro eroe, con la stessa sicumera con cui Crusca chiede a Fernandello se il padre ha i soldi per mandarlo a studiare.
Dopo qualche minuto, però, si alza un vento gelido, comincia a piovere e visto che di autobus, in effetti, non se ne vede nemmeno uno, il nostro eroe carica moglie e bagagli su un tassì che ha appena scaricato i suoi passeggeri sul marciapiede di fronte (buon segno: magari è un ladro, ma non è un rapitore..) e chiede di essere portato a Sliema, dove, stando alla guida di Malta scaricata dal sito turistico ufficiale, c'è un'alta concentrazone di alberghi.

sabato 24 dicembre 2011

Maltese corto - prodromi

Malta è un'isola al centro del Canale di Sicilia, ed è un bene che sia così: chi non ci vive, è bene che non ci vada; chi ci vive, è bene che resti lì. Chi, per errore o ingenuità, decide di andarci, è bene che racconti agli altri le sue sofferenze, perché nessuno abbia a patire ciò che lui ha patito.

Il Velista Mascherato, quest'anno, ha deciso di andare a Malta per Natale. Molte erano le ragioni che lo spingevano a far ciò: l'odio per le festività natalizie; la passione per Caravaggio; il desiderio di evadere dal triangolo: Roma-Fiumicino-Santa Marinella; la tentazione, dopo le gradite sorprese della "Manovra Salva Italia", di portare il suo CAT-38 in un luogo dove una barca a vela del 1978 non fosse considerata un bene di lusso. Il suo piano iniziale era di andare da solo ("vacanza", vuol dire: "mancanza"; se ti porti appresso la moglie, che mancanza è?), ma siccome le donne sono strane e, per motivi che la mente di un uomo fatica a comprendere, si seccano se le lasci da sole a Natale, alla fine ha acconsentito a partire in due.

Celebrata la Vigilia con familiari e affini, la sera del 24 è tornato a casa presto ed è andato a dormire mettendo la sveglia alle 06:00 del giorno dopo, in modo da avere tutto il tempo di fare la valigia prima che arrivasse il tassì che li avrebbe portati all'aeroporto.
Spenta la luce e chiusi gli occhi, ha pensato: "Fa che si presenta lo Spettro dei Natali Passati, gli ammollo un calcio nelle pall..."
Un attimo dopo, era nel Mondo dei Sogni.

venerdì 23 dicembre 2011

La bonomìa come metodo per prevenire gli abbordi in mare

Fosse per me, la forma impersonale del verbo "dire", sarebbe fuori legge.
Dice: Perché? Facile: perché ti consente di dire delle cazzate stratosferiche senza assumertene la responsabilità.
Volete un esempio? eccolo: Si dice che a Natale siamo tutti più buoni. Ma chi è, che lo dice? dove sono le prove?
E poi, più buoni di chi? Di Madre Teresa, ne dubito; di Ghandi, la vedo dura: oggi, a piazza Venezia, un vecchio barbone, seduto per terra, pencolava assonnato o ubriaco o tutte e due le cose insieme, mentre le persone intorno a lui si affrettavano a spendere gli ultimi residui della quattordicesima in regali più o meno inutili, ma costosissimi.
D'accordo: se le persone quest'anno non avessero speso la loro quattordicesima in oggetti inutili e costosi, probabilmente, il prossimo anno a piazza Venezia avremmo trovato anche buona parte dei commercianti di Roma, seduti per terra con la barba lunga e un cartone di Tavernello, ma cosa c'è di buono in tutto ciò?

Comunque, siccome a Natale siamo tutti più buoni (di Pacciani, quanto meno, o di Klaus Barbie), eccovi un suggerimento buonista per risolvere una spiacevole situazione che si verifica talvolta in regata, senza perdere tempo con nojose proteste o controproducenti arrembaggi di gommoni.

Sarà capitato anche a voi, come diceva Raffaella Carrà, di trovarvi inchiodati sottovento a un'altra barca che vi tiene nei suoi rifiuti e vi impedisce di virare. Nei libri c'è scritto che queste situazioni si risolvono sfruttando il proprio diritto di rotta, orzando fino a mandare l'altro prua al vento; purtroppo, però, se fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, fra lo scrivere e il fare c'è di mezzo l'Oceano. Indubbiamente, un velista bravo come quello che ha scritto il libro, queste situazioni le risolve orzando, ma un velista un po' meno bravo, come fa?
Riuscirà, il velista un po' meno bravo, a orzare quel tanto che serve a mandare l'altro al vento, senza finirci lui stesso?
E se poi le barche si toccano?
E se l'altro lo morde?
No: queste situazioni possono essere risolte rapidamente utilizzando una delle famose Frasi di Sergio:
Aho! che volemo fa'?
Questa frase, pronunciata con il tono giusto, ha un effetto catartico: l' "Aho!" ha la stessa funzione del "Katsu!" dei maestri Zen: induce il destinatario ad abbandonare la logica e la razionalità, raggiungendo (anche se solo per pochi secondi) uno stato di illuminazione; la frase: "che volemo fa'?", fa capire all'altro che chi parla non lo considera altro da sé - un avversario o un nemico - ma si sente legato a lui da un forte senso di affinità, tant'è vero che gli chiede di decidere del destino di entrambi. È esortativo, ma allo stesso tempo, possibilista: se l'altro deciderà di tirare il bordo fino a che non sentiranno profumo di seadas, lui lo seguirà.

Nel novantanove per cento dei casi, il molestatore, investito di una simile responsabilità e sopraffatto dalla consapevolezza di essere parte di un ingranaggio cosmico volto al Bene comune, non può che prendere coscienza del suo errore e modificare la rotta - o levandosi dai coglioni, o virando.

Nel restante 1%, finisce in rissa, ma non ho mai detto che questo era un metodo infallibile..

domenica 27 novembre 2011

Il salto della Quaglia

Il Velista Mascherato è stanco, ma soddisfatto.
La regata odierna è andata piuttosto bene e, a parte una partenza balorda, nella quale si è trovato inchiodato sottovento a un Radial, è riuscito a non fare grossi sbagli e alla fine si è ritrovato decimo, su un toale di cinquanta partenti. In classifica generale è al nono posto, anche grazie (va detto) a un paio di OCS che lo hanno risucchiato qualche posizione più in alto.
Di fatto sarebbe sesto, dietro all'amico Stefano e molto, ma MOLTO sopra al Callido Renato (che oggi ha ceduto al richiamo del telecomando ed è perciò precipitato al trentatreesimo posto), ma, per motivi che stentiamo a comprendere, tanto le partenze che le classifiche di questo Campionato vedono raggruppati Standard, Radial e 4.7, in un guazzabuglio che falsa i risultati e causa grossi problemi di convivenza. Tanto per fare un esempio, oggi, nella seconda poppa, Stefano si è trovato a coprire, suo malgrado, un ragazzo su un Radial che educatamente gli ha chiesto di scansarsi, aggiungendo: "C'hai un metro e mezzo in più di vela!" (al che, il Velista Mascherato, che navigava di poco sopravvento, gli ha gridato: "Sì, ma c'ha anche venti chili in più di panza!"). Non si rendeva conto, il malcapitato, che navigando insieme ed essendo insieme nella stessa classifica, chiedere a Stefano di scansarsi era come chiedergli di farlo passare davanti.

Anche il Velista Mascherato è rimasto gabbato da questo approccio olistico alle competizioni: nella due regate della prima giornata, partendo dal presupposto che non è bello prendersela con i più piccoli, aveva lasciato via libera a tutta una serie di Radial che poi si era ritrovato davanti in classifica. Quest'oggi, mémore dell'esperienza, si è prefisso di non fare sconti a nessuno e quando un Radial (mure a sinistra) ha cercato di coprirlo alla fine del primo bordo di poppa, il nostro eroe, che era mure a dritta, ha cominciato a chiedere acqua e a salire da sottovento nella speranza di costringere l'altro a strambare. Non c'è riuscito, e, anzi, il soggiungente gli ha anche dato una bella botta allo scafo, ma il nostro eroe si è preso la sua rivincita in boa, quando il tamponatore, che evidentemente non aveva chiari nella sua mente i concetti di "ingaggio" e/o di "tre lunghezze", continuava a chiedere una precedenza che non gli spettava.

Il Velista Mascherato avrebbe potuto protestare il tamponatore, ma non l'ha fatto; per due motivi: a) perché è fermamente convinto del fatto che le regate si vincono in acqua e b) perché, dopo una regata, preferisce andarsi a bere una birra con gli amici, piuttosto che chiudersi in una stanza a litigare. Ciò non ostante, ha deciso che, dalla prossima regata, verrà meno a questo suo Credo laddove veda, o, più probabilmente, senta) infranta la regola 69, che, con un'ironia che stentiamo a credere involontaria, punisce il comportamento sconveniente.
Il nostro eroe non è un puritano e, anzi, è fermamente convinto che una certa dose di turpiloquio, in certi casi, possa essere un'efficace forma di prevenzione del cancro e delle affezioni cardiache (così come, del resto, le battute salaci: se un'amica ti grida da una parte all'altra del porto: "Ciao, io torno a casa con un amico Meteorista!", riferendosi a qualcuno che regata nella classe Meteor, tu hai il diritto, se non il dovere, di rispondere: "Mi raccomando: tieni aperti i finestrini!"), ma a tutto c'è un limite: paragonare il Creatore a un ungulato domestico è cosa ben differente dal lasciarsi scappare qua e là un epiteto anatomico o un invito alla sodomia non consensuale.
Se qualcuno non lo capisce, si farà in modo di spiegarglielo.

lunedì 14 novembre 2011

Si ricomincia..

Il Velista Mascherato si è iscritto al campionato invernale di Santa Marinella per sfuggire al vento psicolabile e alla fastidiosa ondina lacustre, ma ieri erano esattamente queste, le condizioni meteo in cui si sono svolte le prime due regate della stagione. Il tempo, in compenso, è stato buono, con un cielo terso e una temperatura tutto sommato più primaverile che autunnale. In particolare, la temperatura mite è stata una buona cosa, perché ha permesso al nostro eroe di cambiarsi all'esterno, senza rischiare l'iscrizione d'ufficio all'ARCI Gay negli spogliatoi del circolo, ormai sempre più simili a una festa ben riuscita al Mucca Assassina.

Notazioni omofobe a parte, le due regate non sono andate né bene né male, ma sicuramente potevano andare meglio, in particolare la seconda, in cui la stanchezza e la mancanza di allenamento hanno portato il nostro eroe a fare un paio di fesserie che l'hanno duramente penalizzato sulla linea di arrivo.

Nella prima regata, memore degli insegnamenti del Trainer Mascherato, la Libellula dei Flutti ha curato con attenzione il posizionamento sulla linea di partenza e ne ha tratto giovamento, ma, come sempre, è stato un po' troppo ottimista nel calcolo della lay-line di avvicinamenteo alla boa di bolina e ha perso per ciò diverse posizioni. Qualcosa è riuscito a recuperare nel bordo di poppa; non abbastanza per avvicinarsi al suo amico Stefano B., ma abbastanza da finire davanti al suo acerrimo rivale, il Callido Renato i cui difetti sono già stati enumerati in questa sede.

Nella seconda regata, il vento, che fino ad allora era stato pochino, ma costante, si è fatto più sostenuto, ma intermittente e le onde basse e rafficinate hanno reso la navigazione faticosa e frustrante.
Persa la speranza di raggiungere Stefano, che, più che in OCS, era partito in DCL (Davanti Capo Linaro), il Velista Mascherato si è concentrato sulla conduzione e, mettendo a frutto le ore passate in palestra a lavorare sui quadricipiti (lo sapevate che la resistenza al lavoro isometrico dipende direttamente dalla forza massimale? sì? e allora mi spiegate cosa vulo dire?), ha cercato di tenere la barca più piatta possibile nelle raffiche e di non tirarsela addosso nei cali di vento. Tutto è andato bene fino a che, a un incrocio, il Callido Renato ha messo a frutto le ore passate ad Haiti a lavorare sulle sue doti di negromante e, con un sortilegio Voodoo, ha fatto sì che, in virata, il boma della barca del Velista Mascherato si impigliasse nel suo (del VM) giubbotto salvagente, blocando la vela e facendo coricare la barca su un fianco.
Agile come un marsuino, il nostro eroe ha rapidamente raddrizzato la sua imbarcazione e si è messo all'inseguimento della sua Nèmesi, ma durante l'ultimo bordo di poppa, un'onda malandrina, unita a un calo di attenzione (trovate un interessante articolo su questo argomento su Proper Course) causavano una strambata che mandava in fumo ogni sua residua speranza di rimonta.

domenica 6 novembre 2011

Gioventù spugnata

Quando c'è mare grosso, come nei giorni scorsi, la rada davanti al porto di Santa Marinella si riempie di surfisti.
Muta nera e piedi nudi, aspettano seduti sulle loro tavole che arrivi l'onda giusta, la cavalcano (provano a farlo, almeno) e quando un errore o un flutto invidioso li fa cadere, scompaiono nel bianco della schiuma per riemergere poco più in là e ricominciare tutto da capo.

Un tempo credevo che questi ragazzi scimmiottassero gli americani, ora ho capito che il surf è una metafora della loro vita: con un insieme di cognizioni limitato, si tuffano nell'acqua fredda, nuotano per qualche centinajo di metri, poi si siedono e aspettano che arrivi un'onda buona. Quando (se) l'onda arriva, provano a cavalcarla, in equilibrio sulla loro tavola, fin dove possono.
La maggior parte cade quasi subito - per inesperienza, presunzione o sfortuna; quelli che riescono a restare in piedi più a lungo, quando cadono, trovano un fondo più basso ed è più probabile che si facciano male. I più bravi, o i più fortunati, riescono a non cadere ed arrivano incolumi fino alla fine della corsa, che è lo stesso punto da cui erano partiti e dal quale si erano allontanati faticosamente.

Vedendoli, non posso fare a meno di pensare a quanto il loro sport sia diverso dal nostro: mentre noi possiamo sfruttare la forza del vento per andare dove vogliamo, anche nella direzione opposta a quella da cui il vento proviene, loro sono passivi, dipendenti da una forza che, nella migliore delle ipotesi, li trascina con sé.
Il loro, è un viaggio denso di emozioni, ma breve e inconcludente, ed anche in questo io vedo un riflesso della mentalità corrente, incentrata sui piaceri sensuali e sull'appagamento estetico - nell'accezione più limitata del termine.

Se dovessi fare un paragone con i vini (paragone più che appropriato, visto che finora mi sono scolato due bicchieri di Berlucchi e un numero imprecisato di bicchierini di Vodka), direi che la nostra è la Società del Novello: un vino facile da apprezzare, ma impermanente e privo di struttura.

Let them, come direbbe Achab, ma io continuo a preferire l'Amarone.

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sabato 5 novembre 2011

Deja Vu

Ale': yacht a Est!
Stanco delle infide acque del lago di Bracciano, il Velista Mascherato ha deciso di trasferire il suo Laser al mare.
In attesa di trovargli una collocazione definitiva, l'ha parcheggiato al Circolo Pescatori Sportivi di Santa Marinella, dove, fra una settimana, prenderà il via un Campionato invernale che si prevede affollato e combattuto, non tanto in acqua, quanto negli spogliatoj: già l'anno scorso, che eravamo quattro gatti, quando ti mettevi la muta ti sentivi Superman, perché lo spazio che avevi a disposizione era più o meno quello che c'è in una cabina telefonica; quest'anno, voglio proprio vedere come riusciremo a cambiarci, farci la doccia e rivestirci, avendo a disposizione solo due panchette IKEA e un paio di appendi-abiti..

Anche da un punto di vista metereologico tutto è rimasto come l'avevamo lasciato: acqua color caffellatte, onde e vento. WindGuru, per questo fine-settimana, assegnava ben quattro stelle alla zona di Capo Linaro, con trenta (30) nodi di vento e raffiche fino a quaranta (40). Magari ha esagerato un po', ma venti nodi c'erano tutti e, in quanto a onde..

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lunedì 31 ottobre 2011

Mala tempora sailing

Un tempo, gli avvisi ai naviganti erano un momento lieto dela navigazione: dalla radio accesa sul canale 16 sentivi l'annuncio: "Securité, Securité, Securité...", al che, passavi sul canale 25 e ingannavi il tempo ascoltando notizie di fari in avaria, di boe mancanti o addirittura, come in una telenovela, potevi seguire la lenta deriva di un cavo per l'ormeggio delle petroliere.
Ora, invece, il primo annuncio di ogni bollettino è:
0170/11 EASTERN MEDITERRANEAN - GULF OF SIRTE
OPERATION UNIFIED PROTECTOR (NATO MARITIME EMBARGO OPS)
1. COMMAND AND CONTROL OF NATO MARITIME EMBARGO OPERATION
NATO has assumed the role of coordinator for the maritime embargo operations in vicinity of Libyan Arab Jamahiriya (Libya) in accordance with the United Nation Security resolution (UNSCR) 1970 and 1973. There continues to be a large number of naval vessels operating in the area.
2. MARITIME SURVEILLANCE AREA (MSA)
Maritime Interdiction Operations (MIO) are conducted in the Mediterranean Sea and systematically enforced in the following Maritime Surveillance Area (MSA):
- Northern limit: 34-00 N;
- Western limit: 34°00.0'N - 012°00.0'E;
- Southern limit: Libya TTW limit (not included)
- Eastern limits: 34°00.0'N - 022°00.0'E and 33°00.0'N - 025°00.0'E.

sabato 8 ottobre 2011

Speciale Genova 2011

Il Velista Mascherato è stato invitato al Salone della Nautica di Genova, per assistere alla "prima" del filmato realizzato a settembre nelle acque dell'isola di Ponza.
Vittima di un banale malinteso (aveva capito: "Salone della natica"), il nostro eroe si è alzato all'alba delle 4:45, ha preso un treno per zombie e solo quando ormai era arrivato a La Spezia, ha capito che ciò che stava andando a vedere erano barche, e non culi di femmina.

Affinché nessuno debba cadere mai più nel suo medesimo errore, ha deciso che il prossimo anno organizzerà un Salone della Natica in concomitanza con quello di Genova.
Come collocazione, ha pensato a Chiavari, ma anche a Rapallo, non sarebbe male..

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sabato 17 settembre 2011

Chicken SUP

"SUP" sta per "Stand Up Paddling", che in Italiano si traduce con: "Tavola da surf dotata di pagaja". Secondo Stefano, un vecchio amico del Velista Mascherato, sono un'alternativa vincente ai tender o alle canoe gonfiabili che spesso si vedono sulle barche a vela o a motore: ci si può andare a terra a fare la spesa, ci si possono fare delle escursioni lungo la costa e, se c'è onda, le si può usare come un surf. Per dimostrare queste sue affermazioni (che i maligni potrebbero accogliere con un certo grado di diffidenza dacché il brav'uomo, i SUP, li vende), ha deciso di andare a Ponza con una barca a vela per fare dei filmati pubblicitari. Il comando dell'imbarcazione è stato affidato a Luigi, méntore velistico del nostro eroe e amico comune; il Velista Mascherato si è unito al gruppo in qualità di primo ufficiale, ricostituendo, dopo dieci anni, una compagnia nata quando tutti e tre passavano le estati sull'isola di Ventotene.

Durante una pausa nella lavorazione, mentre i tre amigos si godevano un meritato riposo sulla barca ormeggiata, Corinna, l'inarrestabile ragazza di Stefano, ha preso una tavola ed è andata a fare un giro sotto costa, seguita (sempre su SUP) dal fotografo della missione. Mentre flottava sicura fra le altre barche alla fonda, la graziosa fanciulla, è stata fermata da un tipo su un motoscafo.
"Vi ho riconosciuto dalla Ferrarelle," ha esordito il motonauta, riferendosi al fatto che, la sera prima, Stefano e Corinna erano andati a fare la spesa con i SUP, sui cui avevano caricato, fra le altre cose, anche una cassetta di acqua minerale; poi, incautamente, le ha chiesto di provare la tavola..

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venerdì 16 settembre 2011

In diretta

Il Velista Mascherato è a Ponza, su un vergognoso Bavaria 39 C, laddove "C" sta per "Cesso".
Barca utilizzata per charter e locazioni, è dotata di attrezzature di bordo fatiscenti, ma in compenso, è lercia.
Tutto l'armo è caratterizzato da un dimensionamento errato, in più o in meno: le cime di ormeggio o sono lise o sono troppo grosse; il pozzetto è grande come quello di un 46', ma è occupato per metà da un monolite in vetroresina che comprende una chiesuola grande come una cattedrale e un tavolino che basta appena per la prima colazione; l'albero è castrato, ma con sartie e lande sottratte a uno Swan 60; il bozzello della randa si regge su un grillo che sarebbe infido anche per un J24, mentre il vang potrebbe trattenere anche uno Shuttle; il motore ha un regime di crociera di 3000 giri, ma non ne fa più di 2500; in compenso, la lancetta del contagiri non scende sotto gli 800 giri anche a motore spento..
Come se non bastasse, una forza misteriosa impedisce alle borose dei terzaroli di scorrere anche con gli stopper aperti, la luce della bussola non si accende (problema non da poco, se si viaggia di notte come dobbiamo fare noi), le leve degli stopper si piegano, i winch sono quelli della barca a vela di Barbie, per trovare il folle c'è bisogno di una guida indigena e l'elica del log è bloccata.

In compenso, la compagnia è ottima e ci stiamo divertendo molto.

lunedì 5 settembre 2011

Uno

Quest'oggi, mentre le Borse crollavano e anche gli ultimi vacanzieri tornavano al loro posto di lavoro, il Velista Mascherato ha passato la giornata in barca, allietato da un simpatico venticello da Nord Ovest.
Sarebbe voluto partire, il brav'uomo, ma dopo un attento esame dei principali siti metereologici, ha preferito rinunciare: per i prossimi giorni sono previste massicce dosi di Maestrale che non gli sembrano il presupposto migliore per la sua prima navigazione in solitario..
Dato però che la situazione a Ostia era tutto sommato tranquilla e che, comunque, si era preso dei giorni di vacanza, il nostro eroe ha voluto comunque provare a uscire da solo, come i veri lupi di mare.
È stata una decisione presa con un misto di trepidazione e di timore. Trepidazione, perché era un passo importante, che andava certamente fatto; timore, perché, navigando in solitario, oltre a dover fare tutto da solo, se cadi in mare non c'è nessuno che ti possa recuperare. Visto però che questa è la stessa condizione in cui si trova quando naviga in compagnia di sua moglie, il Velista Mascherato ha pensato che, in fondo, l'unica vera novità sarebbero stati i lunghi periodi di silenzio, così, fatta qualche provvista (due bottiglie di birra e una stozza di pizza con porchetta), ha messo in moto il motore e ha mollato gli ormeggi.

Un attimo dopo, ha rimesso a posto gli ormeggi, perché ha capito che, così, sarebbe finito sulla barca ormeggiata dietro di lui.

Fatte alcune prove (vediamo cosa succede se mollo qui... no, meglio mollare prima lì..) e percorsi circa sedici chilometri avanti e indietro sulla banchina e sulla coperta della barca, il Velista Mascherato ha finalmente capito in che ordine andassero mollati i suddetti ormeggi: prima i traversini, poi le due cime di poppa, infine la doppia cima a prua. Mollata prua, però, la barca, spinta dal vento, avrebbe cominciato a scostarsi dalla banchina e lui sarebbe dovuto correre al timone per dare motore ed evitare spiacevoli inconvenienti.
"Ce la posso fare," ha pensato il nostro eroe. "In fondo, sono solo pochi metri..."
Era vero, ma era anche un modo ottimistico di vedere la cosa, perché, nei "pochi metri" che separano la bitta di prua dal timone, ci sono: le sartie, la rotaja del genoa, la rotaja della trinchetta, lo scalino del pozzetto, la chiesuola della bussola e, ovviamente, la ruota del timone. Le probabilità di inciampare, specie se ci si muove di fretta, sono altissime per chiunque non sia dotato di un'innata agilità felina.
Per fortuna, però, l'innata agilità felina, in questi casi, può essere rimpiazzata dal fatto di aver sottoscritto una polizza kasko con una franchigia di 1.200 € e in virtù di ciò, il nostro eroe, pochi secondi dopo aver mollato le cime di prua, era sano e salvo dietro alla ruota del timone, che cercava di non sbattere la fiancata sulle assi della banchina.

Una volta in mare, lontano da banchine, antimurali e oggetti resilienti in genere, il Velista Mascherato ha cominciato finalmente a rilassarsi e ha potuto dedicarsi a due operazioni fondamentali: la prima è stata di togliere di mezzo i parabordi, che per prudenza aveva solo tirato a bordo, lasciandoli legati alla battagliola, in modo che fossero pronti all'uso in caso di necessità; la seconda è stata di armare le scotte del genoa.
Avrebbe dovuto farlo a terra, ma, nella concitazione della partenza, se n'era dimenticato.

domenica 4 settembre 2011

Due

Questa mattina, a colazione, il Velista Mascherato ha detto a sua moglie:
- Certo, come passa il tempo! Sono passati già due anni e a me, invece, sembra ieri..
Sua moglie, che lo conosce bene, non è caduta nel tranello e ha risposto:
- Stai parlando del Laser, vero?

E sì, perché, precisamente due anni or sono, giusto una settimana prima di sposarsi, il nostro eroe pensò che qualcosa da singolo doveva pur esserci nella sua vita, e così acquistò un Laser usato da un tizio di nome Andrea, che aveva una casa in riva al lago di Bracciano..

Da quel giorno, ne è passata di acqua, sotto le chiglie: acqua lacustre per lo più, ma anche acqua marina e perfino acque di Paesi stranieri. E acqua è passata anche SOPRA la coperta della barca: innumerevoli scuffiate, spesso immortalate dalle telecamere di bordo ed esposte al/per il pubblico ludibrio su questo sito.

E, a proposito di scuffiate, il video di oggi dovrebbe saziare i vostri appetiti. Il contesto è la prima lezione dopo la pausa estiva, con un simpatico venticello sui quindici nodi che ci ha concesso inebrianti planate (nel senso che ti ubriacavi di spruzzi) e rinfrescanti tuffi nell'acqua del lago.

La prima barca che si vede pancia all'aria, nella sequenza iniziale è quella della Garante Mascherata; segue poi un ignoto bagnante che forse (dico: "forse") era l'Oracolo Mascherato. Il tontolone che è finito in acqua proprio sottovento alla boa, causando un lieve contrattempo al nostro eroe è il solito Renato, lo si vede raddrizzare la barca nella scena successiva. È poi il momento del Velista Mascherato, che sbaglia qualcosa in virata, stavolta senza poter dare la colpa a qualcun altro.
Il filmato termina con un appassionante inseguimento fra il nostro eroe e il suddetto Andrea (che era finito in acqua anche lui): circonfuso di luce, soffocato dalla spuma e dall'emozione di trovarsi occasionalmente davanti al suo idolo, il Velista Mascherato si gioca il tutto per tutto e, quando arriva il momento di passare la boa, pensa: "Provo a farla in velocità!"
Un attimo dopo..

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martedì 9 agosto 2011

Ieri, mentre era al timone sotto il sole, rientrando da Palmarola, il Velista Mascherato ha avuto tre ideone:

Ideona 1 (sette ore di navigazione): produrre un gioco di costruzioni per bambini poveri, emarginati o entrambe le cose: il CottoLego.

Ideona 2 (nove ore di navigazione): Indovinello: Qual'è, il cibo esotico preferito dai mangiatori di cadaveri? Il Pus-pus! (ah ah ah ah ah!.)

Ideona 3 (dieci ore di navigazione): realizzare una serie di fantascienza basata sulle avventure di una nave stellare il cui equipaggio sia composto unicamente da persone provenienti dal Nuorese e dall'Ogliastra. La serie si chiamerebbe "Sard Treck" e, alla fine di ogni puntata, il comandante direbbe al suo Ufficiale di Rotta: "Ci porti a casa, signor Puddu!".

Quest'ultima idea, adesso la riciclo...

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martedì 5 luglio 2011

Per Elisa - La Fisarmonica

Rientrati in porto, Claudio chiama Paolo, l'Armatore Mascherato, e gli dice quello che noi sappiamo già: non ce la farà a venire con noi fino a Minorca. Il mare, nelle Bocche, è ancora impraticabile e, alla faccia delle previsioni, tutto lascia supporre che resterà così almeno fino a sera. Anche se riuscissimo a partire domani mattina e a fare tutta una tirata senza fermarci a Stintino, arriveremmo a Minorca giovedì sera e lui potrebbe rientrare in Italia solo venerdì: troppo tardi.

La sua partenza è un grosso dispiacere da un punto di vista personale e un grosso problema da un punto di vista organizzativo, perché la traversata fino a Minorca comporta almeno una notte in mare (ci vorranno almeno 30 ore, se riusciamo a mantenere una media di 7 nodi); la possiamo anche fare da soli io e Marcello, ma preferirei condividerla con un terzo timoniere.
Facciamo un po' di telefonate, ma, con un preavviso così breve, non è facile trovare qualcuno. Alla fine, però, l'armatore riesce a trovare una persona a Olbia: si chiama Gianluca e può essere a Santa Teresa domani mattina. Non è molto esperto (me lo confessa lui stesso quando ci sentiamo per telefono), ma ha fatto alcuni trasferimenti per l'agenzia di charter che ce l'ha segnalato; anche se non riuscirà a colmare il vuoto lasciato da Claudio - penso, - è sempre meglio di niente.
Purtroppo mi sbaglio, ma quando me ne accorgerò, sarà ormai troppo tardi.

Risolta la questione del "terzo uomo", la nostra seconda giornata a Santa Teresa trascorre senza avvenimenti di rilievo: pranziamo nuovamente al baretto del porto (che ha anche la connessione Wi-Fi, così possiamo controllare il meteo), ma, sfortunatamente, dei buonissimi panini con il carpaccio di cavallo e le cipolle che avevamo mangiato ieri ne è rimasto uno solo e lo lasciamo a Marcello, che ieri non l'aveva assaggiato. Nel pomeriggio, ciascuno si riposa come più gli aggrada: Marcello dorme, mia moglie legge e io ricontrollo tutte le dotazioni di sicurezza della barca, EPIRB compreso, perché non voglio avere altre sorprese come quella del telecomando dell'àncora.
La sera, andiamo a prendere l'aperitivo in Paese..

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Per Elisa - Santa Teresa di Gallura

Se c'è una cosa che ho imparato da questo viaggio è stata che Orietta Berti aveva ragione: finché la barca va, lasciala andare.
Anche se Windguru prevede per l'indomani solo 18/20 nodi; anche se rischi di arrivarci col buio; anche se ti sei rotto gli Zebedei di navigare a motore, cerca di raggiungere il porto più lontano dove puoi arrivare in sicurezza, perché, come dice il Poeta, del doman non v'è certezza e, soprattutto, 18/20 nodi ci mettono un attimo a diventare 25/30.

Ci alziamo presto, un po' prima delle 06:00; il tempo di farci un caffé e molliamo gli ormeggi. La barca è in ordine, abbiamo gasolio, acqua e provviste. L'anemometro, in porto, segna quindici nodi di vento; il mare è appena increspato; se rimane così, dovremmo essere a Stintino verso le due del pomeriggio.
Mentre stiamo lasciando la banchina, dal VHF ci arriva una richiesta di aiuto in francese: qualuno ha dei problemi dalle parti dell'isola di Cavallo e ha lanciato un "PAN", ovvero una richiesta di assistenza. Su questo argomento sono piuttosto ferrato, perché mi ci hanno fregato la prima volta che ho fatto l'esame per la Patente nautica: con assistenza si intende l'aiuto che si dà a un'imbarcazione che non sia in imminente pericolo di naufragio e che sia quindi nelle condizioni di collaborare con i soccorritori; viceversa, il salvataggio è l'aiuto che si presta a un'imbarcazione in imminente pericolo di naufragio o già naufragata. Quando si richiede assistenza, si inizia il messaggio via radio ripetendo tre volte il termine: "PAN"; se si richiede soccorso, in vece, si comincia il messaggio con il termine: "MAYDAY". Nel caso specifico, il "PAN" all'inizio del messaggio indica che il francofono ha solo bisogno di assistenza, il che è un bene, perché l'unica altra cosa che capisco del suo messaggio è la parola: "les enfants"..

Quando usciamo dal fiordo di Santa Teresa, il vento rinforza un po', ma ancora niente di trascendentale. Mentre ci infiliamo le cerate e ci prepariamo a issare la randa, chiedo a Claudio se pensa sia il caso di dare una mano di terzaroli. Lui, che evidentemente vede più in là del mio ottimismo, risponde:
- Meglio due..
Nel canale, il vento è intorno ai venti nodi, con onda media di un metro e treni di tre onde sul metro e mezzo, molto ripide e ravvicinate, sulle quali è piuttosto difficile non far sbattere la prua. Claudio, al timone, ha smesso di sorridere e di parlare; io, al contrario, scopro con una certa sorpresa di essere abbastanza rilassato. Sintetizzo il mio stato d'animo con una battuta:
- Potrebbe andare peggio: potremmo essere in regata..

A mano a mano che ci avviciniamo a Capo Testa, vento e mare aumentano di intensità. La barca, carica di tutto quello che potrà servire alla famiglia dell'armatore durante le vacanze (dal tostapane alla deriva del figlio, caricata a prua, sopra al tender) è molto lenta e continua a sbattere su ogni onda. È più o meno a questo punto che comincio a chiedermi se non stiamo facendo una cazzata.
Non mi preoccupo del mare: Elisa è una barca solida e, come dimostrerà in seguito, può affrontare senza problemi condizioni peggiori di questa; temo piuttosto che, a forza di sbattere, si possa rompere qualcosa. Se ciò avvenisse, e se non fosse possibile ripararlo rapidamente, rischieremmo di rovinare le vacanze a Paolo e alla sua famiglia.

Ne parlo con Claudio e decidiamo di andarci a mettere al ridosso di Capo Testa per un po': quel tanto che servirà a capire se quello squarcio di cielo che vediamo verso ovest sia solo un buco nelle nuvole o la fine dei nostri problemi.
Mentre lui vira e punta verso terra, io vado a prua a preparare l'àncora, scoprendo così che nel gavone di prua, oltre all'àncora e alla sua catena, c'è anche il serbatoio (pieno) del tender, ma non c'è il telecomando del verricello. Torno in pozzetto, ma prima che possa scendere sotto soperta a cercare il telecomando, Claudio mi fa capire che è inutile; il cielo si è richiuso e il vento sta aumentando: dobbiamo rientrare a Santa Teresa.

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lunedì 4 luglio 2011

Per Elisa - Le Bocche di Bonifacio

Arriviamo nelle Bocchie di Bonifacio intorno a mezzogiorno di lunedì 4 luglio, in un'atmosfera surreale: vento assente, mare talmente calmo da fare impressione e una fitta coltre di nebbia che nasconde la costa della Corsica.
Siamo partiti da Cala Galera intorno alle 20:00 di ieri sera, dopo una cena ràpida e sàpida. La navigazione si è svolta senza avvenimenti di rilievo, anche perché di vento ce n'è stato poco e siamo andati sempre a motore, con un po' di randa per stabilizzare la barca. Nelle prime ore della notte, abbiamo avuto un po' di onda di prua, vieppiù fastidiosa perché, mancando la luna, non si vedeva un accidente e non sempre si riusciva ad ammortizzare la caduta della prua con un colpo di timone.
Contrariamente ai programmi, non abbiamo fatto tappa a Solenzara, ma abbiamo tirato dritto perché Claudio, il quarto componente dell'equipaggio, imbarcato ieri sera a Cala Galera, deve rientrare in Italia giovedì, perciò, dobbiamo sbrigarci.
Detto così, potrebbe sembrare una fregatura, visto che l'idea iniziale era di prendersela comoda, ma Claudio è un ottimo marinaio e un ottimo velista (oltre che una piacevole compagnia) e il piacere di averlo a bordo compensa ampiamente il fastidio di non poter chiamare Luigi per dirgli che ho rivisto la brunetta carina del porto di Solenzara.

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Mentre passiamo vicino Razzoli, mi viene un'idea: E se tirassimo dritto fino a Stintino? Sono "solo" cinquanta miglia; a sei nodi di media, saremo lì in poco più di otto ore. Gasolio, ne abbiamo a sufficienza, le condizioni meteo non potrebbero essere migliori..
Ne parlo con Claudio, che è al timone, ma lui non mi sembra tanto convinto; decidiamo così di fermarci comunque a Santa Teresa per fare il pieno e guardare le previsioni meteo, poi, a seconda di quello che si prevede per domani, decideremo se proseguire o fermarci per la notte.

Sul momento, questa mi sembra una buona idea, mentre, come vedremo, è l'errore più grosso che potessi fare...


domenica 3 luglio 2011

Per Elisa - Cala Galera

Il treno per Orbetello parte alle 16:19; io e mia moglie scendiamo in strada alle 15:30 e ci guardiamo intorno alla ricerca del taxi che sarebbe dovuto essere già lì ad attenderci. È la prima domenica di luglio e Roma, a parte i turisti, è deserta; per arrivare alla stazione Ostiense ci vorranno tutt'al più dieci minuti, ma abbiamo preferito non rischiare e abbiamo richiesto il taxi con un buon anticipo.
Il taxi che non c'è.
Chiamiamo l'ottantottoventidue per avere notizie e una centralinista seccata ci fa sapere che "Struzzo 9" è in arrivo entro quattro minuti; dieci minuti dopo, però, nessun animale, esotico o domestico che sia, è comparso all'orizzonte e così chiamiamo di nuovo il servizio taxi. Stavolta la centralinista è un po' meno saccente e acconsente a cambiarci la prenotazione.
"Fanculo 6" arriva, puntuale, quattro minuti dopo, si ferma in mezzo alla strada e scende ad aprire il portellone posteriore, ma si guarda bene dall'aiutarci a mettere dentro le borse, anzi: sembra un po' seccato dal fatto che gli carichiamo le sospensioni posteriori. Come che sia, più o meno alle 16:00 siamo alla stazione Ostiense, rintracciamo Marcello e andiamo a fare i biglietti.

Per quanto sia una persona profondamente contraria allo sciàlo, faccio tre biglietti di prima classe: dal punto di vista economico, la differenza fra la prima e la seconda classe, nei treni regionali per la Toscana, è di tre Euro; dal punto di vista ambientale, invece, la differenza è che in seconda ci fanno pascolare le vacche, mentre in prima, due/tre volte l'anno, una pulita gliela dànno.
Il 2344 arriva puntuale, ma ci riserva una sorpresa: mentre noi ci aspettavamo che fosse pressocché vuoto, le carrozze sono tutte piuttosto affollate, perché ci sono stati dei contrattempi con il treno precedente e tutti quelli che dovevano andare a Civitavecchia per imbarcarsi hanno preso questo.
Vista la situazione, io e Marcello lasciamo mia moglie e i bagagli nel primo scompartimento libero che troviamo e, correndo sulla banchina, scorriamo tutto il treno alla ricerca della prima classe. Quando siamo a un paio di vagoni dalla testa del treno, capiamo che le porte si stanno per chiudere, perciò saltiamo rapidamente a bordo: proseguiremoi la ricerca dall'interno. Facciamo appena in tempo a incunearci nella una massa umana che affolla il predellino, che le porte si chiudono e il treno... rimane fermo sotto il sole.
Il vagone è gremìto, l'aria condizionata non funziona e io comincio a sudare come un piastrellista moldàvo. Vado in bagno a darmi una sciacquata al viso, poi abbandono il povero Marcello nel corridojo, insieme alla squadra vincente del concorso: "Le sette persone di lingua tedesca più grasse del Mondo" e, come un salmone, risalgo gli ultimi vagoni, certo che, di lì a poco, troverò la Terra Promessa della Prima Classe.
Quando il treno finisce, però, tutto quello che trovo è il capotreno, probabilmente un vampiro o un non-morto, che si nasconde dalla luce solare al buio della cabina di guida. Chiedo a Nosferatu dove sia la prima classe, lui mi risponde che è a metà del treno; nascosta bene, ma c'è.
Iràto e sudàto, torno da Marcello, che è già fatto oggetto di cupide occhiate da parte di un'enorme teutonica in abito rosa, e chiamo al telefono mia moglie per dirle di prendere i primi posti che trova, perché non ho la minima fiducia nelle affermazioni del càllido capotreno.
- Alla prossima fermata, scendiamo e torniamo indietro, - dico all'unica persona nello scompartimento che capisca la mia lingua, ma è una pia illusione: la folla che ci aspetta a Roma Trastevere è degna di un fumetto visionario di Druillet e solo alla stazione di San Pietro riusciamo a mettere in atto un ricongiungimento familiare.
Il vagone in cui ci troviamo ora è mediamente affollato, ma per noi scampati al Girone dei Crautòfagi è un piccolo Paradiso, perché non puzza e l'aria condizionata funziona. Sfinito, mi siedo nel posto che mia moglie mi ha conservato e cerco di rilassarmi, ma è una pace di breve durata, perché, un attimo dopo, una Fräulein sui vent'anni, graziosa, ma pingue, decide di sedersi sul bracciolo alla mia sinistra, saturando il mio spazio vitale con il suo derrière. Scartata l'idea di spiegarle che, se si chiamano: "posti a sedere perché di sedere ce ne va uno solo, faccio di necessità virtù e, con un gesto apparentemente cavalleresco, mi alzo e le offro il mio posto. La teutonica sembra intuire - non già in virtù dell'intelletto, ma piuttosto di quell'istinto che è facile ravvisare anche nelle specie animali meno evolute - la natura sarcastica della mia offerta, ma decide che è meglio un posto a sedere sarcastico che farsi in piedi fino a Civitavecchia e così si lascia cadere sul sedile, senza nemmeno una parola di ringraziamento; anzi, con l'aria un po' seccata.

Arriviamo a Civitavecchia con un certo ritardo, perché a Santa Marinella il capotreno, che dev'essere di quelle parti, è sceso ed è andato a far cambiare l'olio alla sua Punto; in compenso, da quel momento in poi, il treno comincia a svuotarsi e si ristabiliscono le condizioni minime per lo sviluppo di organismi basati sulla chimica del carbonio.
Giunti alla stazione di Orbetello, troviamo ad aspettarci la moglie dell'Armatore, perché lui è rimasto in barca per sistemare le ultime cose prima della partenza. La (gentil)donna si chiama Elisa e questa romantica omonimìa fra moglie e barca è una cosa che, quando l'ho scoperta, ha colpito molto la mia fantasia al punto che sono stato lì lì per fare altrettanto; sfortunatamente, però, mia moglie, non ha voluto per nessun motivo cambiare il suo nome in: "Suppergiù", quindi ho dovuto rinunciare.

La strada da Orbetello a Cala Galera mi ricorda qualcosa, anche se non saprei dire cosa; il guardiano all'ingresso di Cala Galera, che ci fa perdere tempo per un eccesso di zelo e una mancanza di duttilità, invece, lo so benissimo chi mi ricorda: un po' il capotreno del 2344, un po' me stesso, tre anni fa. Per fortuna, però, Elisa è un osso troppo duro per un simile sottoprodotto dell'endogamia maremmana: con educata fermezza vince la reticenza dello sbarratore e, pochi secondi dopo, deposita noi e i nostri bagagli all'inizio della banchina dov'è ormeggiata la sua omonima.

L'avventura, comincia.

Per Elisa - Prodromi

Il Velista Mascherato è in partenza.
Gli è stato chiesto di trasferire Elisa, un Grand Soleil 46 dall'Argentario alle Baleari.
È una rotta che il nostro eroe conosce già: due anni or sono, proprio in questo periodo, riportò in Patria un X35 da Palma di Majorca.
Fu quello il suo "Primo Comando" (cfr. O'Brian) e la più grossa soddisfazione che ebbe, quando alla fine sorse il sole, la mattina dell'arrivo, fu di vedere il faro di Fiumicino, dritto davanti alla sua prua. (*).

Il programma prevede: prima tappa a Solenzara (Corsica), dove si spera che ci sia ancora la brunetta carina negli uffici del porto; poi, se il tempo lo consente, Stintino o S.Teresa in alternativa. Arrivati a Stintino, si aspetteranno due giorni di tempo buono e si partirà per Port Mahon (ri-cfr. O'Brian): circa 190 miglia nautiche, in un tratto di mare dove o non c'è vento o ce n'è troppo.

Vi terrò aggiornati.

* Occorre precisare, a che quest'ultima affermazione possa essere oggetto di vanto, che il nostro eroe, in quel caso, non aveva un GPS cartografico, ma solo numerico e la rotta l'aveva fatta con le carte nautiche; occorre precisare, inoltre, che la sua destinazione era effettivamente Fiumicino; non Ravenna o l'Elba..

sabato 18 giugno 2011

Il tempo di una gestazione - prima parte

Quando, a ottobre, il CAT 38 del Velista Mascherato era stato tratto in secco per l'inverno, il nostro eroe aveva scritto su un foglio di carta tutte le cose che andavano fatte: quelle che erano state rimandate per poter utilizzare subito la barca e quelle che erano uscite fuori utilizzandola; da novembre in poi, tutti i sabati, compatibilmente con gli impegni laseristici, li aveva passati al circolo a lavorare.

Per prima cosa, aveva provato ad ammainare il genoa, scoprendo che la testa girevole del rolla-fiocco (per capirsi: il "coso" a cui si aggancia il punto di scotta della vela) scendeva di circa un metro, poi, però, non veniva più giù, né con lo strallo teso, né con lo strallo lento e nemmeno se, ormai stremati e incattiviti, ci si accaniva sul winch, cercando di strappare via tutto.
Smontato l'avvolgi-fiocco, si era scoperto che il tamburo aveva perso buona parte delle sfere di rotolamento e che i profili in cui era inferita la vela, oltre che scalcagnati, erano più grandi del necessario. Questo, oltre che il blocco della testa girevole, spiegava anche come mai il rolla-fiocco avesse la bizzarra tendenza di bloccarsi si solito nei momenti in cui si aveva più bisogno di lui.
Sostituito l'avvolgi-fiocco traditore con un Bamar GFM (meglio non indagare sul significato di questa sigla..), era cominciata la lunga battaglia con i serbatoj dell'acqua.

Scoperta una perdita nei giunti in PVC che univano i due serbatoj della barca e ne smistavano il flusso ai varii servizi, il Velista Mascherato aveva pensato bene di buttare via tutto e rifarlo daccapo: una buona idea, se non fosse stato che giunti di quel tipo non se ne fanno più ormai da una decina di anni.


"Poco male," aveva pensato il nostro eroe. "Rifaccio tutto in ottone: costerà un po' di più, ma almeno risolvo il problema una volta per tutte!"
Rifare il giunto centrale non era stato un problema; al contrario, trovare un sistema per far fare un angolo retto ai tubi che uscivano dai serbatoj aveva richiesto tutto l'inverno. Scartati i tubi di gomma (sia normali che retinati); scartati gli snodi in PVC per impianti elettrici; scartati i tubi corrugati; scartati i tubi con spirale di acciajo, la soluzione, ovvia, rapida e (relativamente) a basso costo, l'aveva trovata Sergio: far fare due snodi in acciaio dal fabbro di fronte al cantiere.
Meno di cinquanta euro di spesa e il problema era elegantemente risolto: finalmente, il nostro eroe poteva dedicarsi al problema dei cuscini..

venerdì 17 giugno 2011

L'informatore farmaceutico

Elenco di séguito alcune attività che NON fanno passare la bronchite:

A. andare in bicicletta a villa Pamphili;
B. andare a correre;
C. girare in moto;
D. andare in Laser e scuffiare;
E. ritirare le vele di un CAT 38 dal velajo, facendo una sudata inaudita per caricarle sulla moto (cfr. punto C);
F. pulire tutta la cabina di poppa di un CAT 38 (prima con acqua e aceto, poi arrendersi, capire che acqua e aceto sarà anche a basso impatto ambientale, ma non pulisce una ceppa e inondarla di Amuchina spray);
G. rimontare trasto e carrello di randa di un CAT 38, armare le volanti, sbarcare la vecchia zattera autogonfiabile, pulire la coperta con la pompa quando il sole ormai sta tramontando e farsi la doccia con la suddetta pompa quando è già buio;
H. fumare sigari Toscani;
I. fumare la pipa.

Oh! quasi dimenticavo:

L. l'Aspirina.

domenica 12 giugno 2011

Medicina alternativa

Vi siete mai chiesti come mai si utilizzi lo stesso verbo ("contrarre"), sia per il matrimonio che per la malaria?
No, non è l'ennesima dimostrazione della mia abilità nel fare dei giochini con la lingua (un'abilità che mi identifica come il più promettente epigone di Voltaire, Karl Kraus e Max Sweenney di The "L" Word) e ve lo dimostro con un altro esempio grammaticale: i cosiddetti sostantivi difettivi.
In Italiano, i sostantivi difettivi sono quei sostantivi che difettano (appunto) o della forma plurale o della forma singolare; tipico esempio: "LE nozze" (non esiste: "LA nozza").
Quali sono gli altri sostantivi difettivi?.. È facile: la maggior parte delle malattie infettive (IL morbillo, LA varicella, GLI orecchioni) e, ovviamente, LE esequie..

Tutto ciò per dirvi che il Velista Mascherato, dopo essere sopravvissuto indenne all'autunno e all'inverno, a pochi giorni dall'inizio dell'estate ha contratto (appunto) una clamorosa bronchite, che gli è stata trasmessa da sua con-sorte.
Da sempre contrario alla medicina tradizionale, ha provato dapprima a curarsi con un bel giro in bicicletta a Villa Panphili.
"Faccio una bella sudata e passa tutto!", ha pensato il nostro eroe e, in effetti, sudare, ha sudato, ma non è passato un bel niente.
"Ovvio!" si è detto l'Espettòre Derrik. "Se mi sono ammalato è perché in questo periodo sto lavorando troppo: domani pomeriggio mollo tutto e me ne vado a fare qualche lavoretto alla barca: mezza giornata al sole, invece che chiuso in ufficio, e vedrai che passa tutto!"
Nuovamente sconfitto dalla brutale realtà, il nostro eroe ha tentato il tutto per tutto e, per quanto malconcio, si è presentato all'allenamento domenicale al lago.
"Vado in Laser," ha pensato. "Così, o guarisco, o muoio!"
Morire, non è morto, ma, certo, non è guarito.

Qualcuno ha un'Aspirina?

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domenica 15 maggio 2011

Moist Riders (in the sky)

Secondo un'antica leggenda suméra, in certe domeniche di maggio, quando il Libeccio rende l'aria appiccicosa e oscura il cielo con nuvole color del piombo scacciando ogni ricordo della primavera appena iniziata, guardando il lago con il tipo giusto di occhi, è possibile vedere cinque Laser rincorrersi fra le onde, avvolti dagli spruzzi d'acqua come una sposa dall'organzìna del suo velo.
Sono i Moist Riders, creature soprannaturali, evocate dalla furia degli elementi: insensibili alle lusinghe agonistiche, essi bràmano emozioni forti e non si fanno tema di pagarle con l'umida moneta della scuffiata.
Li guìda colui che i Maya chiamavano: "Il Velista Mascherato" o anche: "Il Vòmere dei fondàli". Metà uomo e metà pesce (per il tempo che ha passato in acqua) esso è convinto di essere il più veloce del gruppo, ma non sa che, se gli altri rimangono dietro di lui, è solo per farsi riprendere dalla sua videocamera.

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domenica 8 maggio 2011

Accaddì

Riassunto delle puntate precedenti: Il Velista Mascherato ha trascorso la Pasqua in Sardegna, ospite, sul fronte alimentare, della famiglia di sua Moglie e, sul fronte velistico, dello Yacht Club Cagliari.
Da questa trasferta isolana, il nostro eroe ha tratto molteplici insegnamenti: in primo luogo, che le melanzane fritte con l'uovo sono un piatto leggero (così, almeno, afferma Zia Adele...), ma soprattutto che, per essere un buon laserista, non è necessario avere la barca trasandata come il furgone di un piastrellàro moldàvo.
Nota dolente: la video-camera GoPro, che ne aveva documentato le gesta negli ultimi mesi, ha trovato una prematura fine durante il recupero (del recupero) della regata del 27 febbraio a Santa Marinella..


Da quando l'abbiamo lasciato, il 17 aprile u.s., il nostro eroe ha apportato svariate modifiche alla sua imbarcazione: ha sostituito i bozzelli Harken del tesa-base e del cunningham con dei futuribili Orbit della Ronstan (diametro maggiorato, cuscinetti a sfere, leggerissimi); ha permutato la deriva e il timone originali con i nuovi modelli in vetroresina epossidica (vibrazioni, addio!); ha impiombato tutte le cime che è riuscito a impiombare (studio preventivo delle regole di stazza, sia in Inglese che in Italiano) e, dulcis in fundo, grazie alle munificienza del Professore Mascherato, ha potuto installare a prua una nuovissima video-camera GoPro ad alta definizione!

In questo vortice di mutamenti, c'è solo una cosa, che non è cambiata...

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lunedì 2 maggio 2011

Death by Water

Go-Pro the Camera, a one-night dead,
Forgot the cry of gulls, and the deep sea swell
And the frame-rate and Jpeg.
A current under sea
Picked his bytes in whispers. As it rose and fell
It passes the stages of his age and youth
Entering the whirlpool.
Radial or Standard
O you who push the rudder and look windward,
Consider Go-Pro, who was once handsome and tall as you.

lunedì 25 aprile 2011

La pioggia sul Laseréto

Piove, Governo faziosamente accusato da una magistratura strumentalizzata politicamente!

Il Velista Mascherato, se guarda fuori dalla finestra, vede la pioggia cadere su le tamerici salmastre ed arse,
sui pini scagliosi ed irti,
su i mirti divini,
su le ginestre fulgenti,
ma, soprattutto, su noi deficienti che siamo venuti a passare la Pasqua in Sardegna con questo tempo di schifo..

Eh, sì: il nostro eroe, da venerdì, è in Sardegna, ospite gradente (lo sapevate, voi, che è questo, il participio presente del verbo "gradire"? io no..) dello Yacht Club Cagliari, ma è riuscito a uscire in mare solo una volta, sabato pomeriggio.
Gran bella uscita, per carità, con 15/18 nodi di vento e circa un metro e mezzo di onda, ma un po' pochino per giustificare la spesa della trasferta con barca al sèguito..

Comunque, le previsioni di Wind Guru per il Poetto promettono ben 24 nodi di vento costante che andranno a calare fino a 15 nodi in serata: precisamente quello che lui è venuto a cercare qui.
Sarà vero? Lo sapremo fra poco...

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domenica 17 aprile 2011

"Renato" fa rima con: "scuffiato"

Vento di tramontana, oggi, al lago.
Non molto, intorno ai quindici nodi, ma molto rafficato, con salti di direzione che sembravano l'umore di una femmina mestruata.
La combriccola dei laseristi era a Castel Fusano, per una regata zonale; il Velista Mascherato, no: un po' perché gli fa schifo regatare nello scarico del Tevere su qualsiasi cosa sia più piccola di un J24; un po' perché, dopo l'esperienza della zonale di Formia, ha deciso che non parteciperà più a regate che abbiano a che fare con la sabbia; un po' perché giovedì lui e il suo Laser partiranno per la Sardegna e sai che gliene frega, sia a lui che al suo Laser, della zonale di Castel Fusano.

Arrivato al circolo di bun'ora per evitare il traffico domenicale, il nostro eroe è sceso in acqua alle 12:45 insieme a tale Renato, un losco figuro di origini meneghine e fede interista, che ha passato tutto l'inverno davanti al televisore, nella (frustrata) speranza che la sua squadra del cuore vincesse lo scudetto e che solo ora, còmplici i primi tepori primaverili, ha trovato il coraggio di abbandonare ciabatte e telecomando per riprendere la pratica velistica.

Ma il Laser è un'amante orgogliosa, che non perdona i tradimenti e, ancor meno, perdona coloro che la trascurano: come in una favola, mentre la casa di mattoni del nostro eroe, costruita con pazienza e dedizione nel corso dell'inverno, ha resistito indòmita anche alle raffiche più violente, la casa di paglia del Renato Mascherato si è abbattuta al suolo al primo soffio di vento...

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domenica 10 aprile 2011

Il più crudele dei mesi

Il Garibaldi fissa il mare e tira un sorso di Rhum.
Il Velista Mascherato guarda il lago, sorseggiando una birra.

[Il Garibaldi] ripensa ai fichi d'india della terra natía.
Il Velista Mascherato non pensa proprio a i fichi, ma quasi.

La giornata volge al termine, tutti gli altri soci sono andati via, rientrati alle rispettive case in ordine sparso; al circolo è rimasto solo lui, seduto sulla riva del lago, con una birra e un mezzo Toscano.
La sua mente è più del solito inquieta, più del solito incapace di fissarsi su un unico pensiero; esaurito l'argomento "fichi d'india" (diciamo così..), torna a concentrarsi sul presente.

L'allenamento, alla fine, è andato bene, malgrado l'assenza di vento: argomento di oggi erano la manovre con rollio e, per quelle, il vento non serve; ciò non ostante, il Velista Mascherato non può dirsi soddisfatto.
È tornato al lago solo da tre settimane e già se ne vorrebbe andare. Sì, d'accordo: la logistica è ideale, con erbetta, acqua dolce e armadietto per riporre le proprie cose, ma lui non va in barca per la logistica e il mare gli manca da morire: vuole ancora il vento, vuole ancora le onde e, soprattutto, vuole ancora la coscienza (e, al tempo stesso, la paura) del fatto che, teoricamente, partendo da una qualunque sponda, fosse anche la spiaggia di Focene, si può arrivare in America, in India o al Polo Sud.

Il nostro eroe guarda i limiti angusti della sua palestra lacustre e pensa che i laghi stanno al mare come il pensiero dei politici sta a quello dei filosofi.

Posso darti solo amore
tutto quello che vorrai
si lo so non è questione
io non mi sbilancio mai.

Scuffio, tutt'al più...

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sabato 12 marzo 2011

Maremosso

Sabato pomeriggio, il Velista Mascherato arriva al porto di Santa Marinella verso le 14:00 ora locale. Ci sono delle vele triangolari in acqua, ma il mare è bello mosso: il vento probabilmente non supera i venti nodi, ma le onde sono alte e ripide.
Il nostro eroe osserva incerto i flutti oltre il frangi-flutti. Non ha una grossissima voglia di scendere in acqua: è stanco e il tempo è poco; d'altro canto, sa cosa l'aspetta, se solo decide di oltrepassare l'imboccatura del porto - le sensazioni provate due domeniche prima sono ancora vive nella sua memoria - e gli ripugna rinunciarvi.
"Intanto, armo la barca," pensa, tutt'altro che neutro. "Se, quando ho finito, c'è ancora qualcuno in acqua, mi cambio ed esco."
Pochi minuti dopo (qualcuno più del solito: se l'è presa comoda), la barca è armata e pronta. Nessuno è ancora rientrato.
"Intanto mi cambio," pensa il nostro eroe. "Se, quando sono pronto, c'è ancora qualcuno in acqua, esco."
Si cambia (con calma) e quando esce dallo spogliatojo scopre che parte della flotta è rientrata. Parte, però, non tutta: fuori ci sono ancora due radial e un gommone.

"D'accordo: esco," decide. "Anche se so già che me ne pentirò..."

Non se ne pentirà.

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domenica 27 febbraio 2011

Ùla badùla - Epilogo

"La fine di ogni cosa è sempre amara," dice il Poeta. "È come quando cala la bandiera." (*)
Si vede che il Califfo non è mai andato in Laser.

I pochi minuti che occorrono al Velista Mascherato per rientrare al porto di Santa Marinella lo segnano per sempre. Torna a terra, d'accordo, ma solo perché non sarebbe prudente restare lì fuori da solo; potendo, resterebbe in mare: zuppo, infreddolito, ma felice.
Dopo diciassette mesi di noviziato, ha capito finalmente a cosa serva davvero quello strano attrezzo ginnico travestito da barca a vela: a correre (tanto) sulle onde (alte).
Chi se ne frega delle regate, chi se ne frega della tattica, chi se ne frega della ranking-list: per quello che lo riguarda, da oggi in poi, tutto ciò che farà sul/con/per il Laser sarà finalizzato a rivivere pienamente quelle stesse emozioni che oggi ha appena avvertito. La prossima settimana riporterà la sua barca al lago, certo, ma, ogni volta che potrà, tornerà qui, al mare, a farsi sballottolare dal vento e dalle onde, perché ha capito che non c'è niente, che possa paragonarsi a questo.
Niente che a lui interessi, quanto meno.

Quando, oltre la punta dell'antimurale, compaiono le prime vele bianche, il Velista Mascherato ha già fatto la doccia e ha disarmato il suo Laser. Videocamera in mano, va in testa al molo e riprende le manovre di rientro, così che non si possa pensare, sentendo i racconti di questa giornata, che siano il frutto della naturale propensione all'eccesso degli uomini di mare.
Uno dei primi ad arrivare è il suo amico Andrea, che ha abbandonato la regata dopo la terza scuffia in poppa. E Andrea è uno bravo.
Mentre le barche si accalcano davanti allo scivolo di alaggio, un ragazzo viene portato all'ospedale perché gli è arrivata sulla schiena la prua di un avversario; chi, scuffiando, è finito di faccia sull'albero, si limita a inveire.

Il resto, lo potete vedere da soli.

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* Franco Califano, Disperati pensieri di un impotente



Ùla badùla - Seconda parte

Alla fine del briefing, il Velista Mascherato è sempre più inquieto, ma i presagi che scuotono la sua olimpica indifferenza, ora, sono tutt'altro che foschi. Si aspettava una giornata tranquilla e, invece, ecco qui le peggiori condizioni con cui sia mai uscito, Hyères compreso: il vento, da ESE, è salito ancora - a occhio, saranno sedici/diciotto nodi costanti con raffiche intorno ai vènti; il mare è ancora abbastanza calmo, ma mancano due ore alla partenza ed è probabile che aumenterà.
Malgrado ciò, il nostro eroe ha deciso di uscire. Un po' perché ci saranno anche i suoi amici dell'YCBE, un po' perché è per questo che si è allenato durante gli ultimi mesi: ha preso il mare, ha preso il vento, ha preso il freddo; magari non tutti insieme, come adesso, ma non può dirsi impreparato.
"Amiamo ciò che ci ucciderà," pensa, mentre si avvia verso gli spogliatoi.

Quando ne esce, sigillato nella sua muta stagna, scopre che ha cominciato a piovigginare. Non si ricorda cosa voglia dire, in termini metereologici, ma è abbastanza certo che non sia un buon segno.
Esce dal porto pochi minuti dopo le 1100 (Zulu) e si avvia, prudentemente, verso il campo di gara che non è, come sperava, davanti al porto, ma molto più a destra.
Nel frattempo, le condizioni meteo sono ulteriormente peggiorate: ci sono circa venti nodi costanti e un metro e mezzo di onda.
La barca giuria è in posizione, ma le boe sono ancora legate ai gommoni: come scoprirà più tardi, il vento, che è arrivato da ESE tutta la mattina, poco prima è saltato di colpo a SSE e i giudici stanno aspettando che si stabilizzi.
Prova a scendere lungo un'ipotetica linea di partenza, ma ci sono troppe barche che vagano senza controllo (la sua, è una di queste), così si allontana un po' e prova un paio di bordi di bolina.

La prima virata gli viene bene; la seconda un po' meno: tarda a passare sopravvento e il Laser si corica su un fianco. Riesce a metterlo dritto senza finire in acqua, ma, quando cerca di ripartire, la barca comincia ad andare indietro a una velocità sorprendente. Dopo un primo momento di stupore (leggermente venato di compiacimento: "Ammazza, quanto sto a anda' forte!") il nostro eroe manda il timone tutto da un lato e la barca, se Dio vuole, accosta quel tanto che gli permette di farla ripartire di bolina, in direzione della barca giuria.
Con la scusa di controllare lo scarroccio, il Velista Mascherato si ferma a riprendere fiato e si guarda intorno. Ci sono vele ovunque: standard, radial e 4.7, che si schivano fra un'onda e l'altra, sullo sfondo di un cielo plumbeo. Se la vela fosse un peccato mortale, pensa, è così che apparirebbe il girone dei laseristi.
Beve un sorso d'acqua, poi si rimette in moto.

Dopo due bordi di bolina, si convince, inopinatamente, di essere in grado di controllare la situazione, così, azzarda un esaltante bordo di lasco e un'abbattuta. Ne viene fuori indenne, ma un attimo di distrazione, dovuto all'avvistamento di un amico, gli regala la seconda scuffia della giornata.
Vuoi per il freddo, vuoi per la fretta, vuoi perché è un imbecille, si aggrappa alla deriva senza considerare il vento e le onde e così, pochi secondi dopo, annaspa terrorizzato sotto alla vela, che gi è arrivata in testa e che, comprensibilmente, cerca di farlo affogare. Quando finalmente riesce a rimettere dritto il suo Laser e a salire a bordo, non può fare a meno di pensare a una delle Famose Frasi di Sergio:

"Ma siamo sicuri, che ci stiamo divertendo?"

Non ne è più molto sicuro, in effetti: vento e mare sono in continuo peggioramento, il campo di regata ancora non è pronto ed è perfettamente chiaro che, nel caso si faccia la regata, l'unica tattica possibile sarà restare incolumi. Il nostro eroe è abbastanza sicuro di poter sopravvivere ai bordi di bolina e di lasco, ma cosa succederà, nei due bordi di poppa?
Dubbioso, va verso il gommone del Coach Mascherato per chiedegli consiglio, ma non si accorge che due ragazzini con i 4.7 stanno facendo altrettanto. Se li trova così, fermi, una davanti e uno sottovento e, per schivarli, deve poggiare di colpo.
Con mare e vento alle spalle, la sua barca parte con un'accelerazione degna del Millennium Falcon, ma il computer di bordo deve aver sbagliato qualche decimale nei conti per il salto nell'iperspazio perché, alla prima onda, Chewbacca finisce in nuovamente in acqua e stavolta non ha dubbî: NON si sta divertendo.
Rimette dritta la barca, schiva il Laser della ragazzina, che nel frattempo ha scuffiato per simpatia, poi, si avvia verso il porto.
Non si aspetta minimamente che...

(continua...)