domenica 28 novembre 2010

Menocinque

Il Velista Mascherato, questo fine settimana, è tornato a Bergen a trovare suo fratello.
Quando si erano sentiti, il giorno prima della sua partenza, il noto biologo marino gli aveva detto: "Guarda che fa freddo..", che, detto da uno che vive in Norvegia, è un avviso che non si può prendere sottogamba, ma per quanto il nostro eroe si fosse preparato, infilando nel suo bagaglio due maglie termiche e una calzamaglia Devold (worn by Norwegians since 1853), uscito dell'aeroporto di Flesland si è reso rapidamente conto di aver sottovalutato il problema.
"Qui fa meno dieci," gli ha detto il Biologo Mascherato, mentre salivano in auto e, per prima cosa, accendevano il riscaldamento lombare dei sedili "ma a Bergen ci sono cinque gradi in più."
Sfortunatamente, però, a Bergen, oltre ai cinque gradi, c'era, in più, anche un accidente di vento gelido da nord, ancora odoroso di orso bianco, che amplificava malignamente la sensazione di freddo, penetrando anche nel più piccolo spiraglio del vestimento.

In simili condizioni, è difficile spiegarsi cosa possa aver spinto degli esseri umani a vivere in un luogo così inospitale; non tanto oggi, che è un Paese ricco (ci sono pesce, legname, petrolio e un numero di abitanti inferiore a quello di Roma), ma cento, duecento o anche trecento anni fa, quando non esistevano i pavimenti riscaldati e il "top di gamma" dell'abbigliamento tecnico erano le pelli di foca.
Poi, però, mentre cammini per il mercato del pesce, battendo i piedi per riscaldarli, vedi dei ragazzini che escono in Optimist e capisci il freddo non è un problema, ma un sintomo...

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