lunedì 15 novembre 2010

La seconda prova

Il Velista Mascherato era sceso in acqua un po' prima degli altri concorrenti e si era avvicinato alla linea di partenza, lungo la quale sfilavano i 470, in attesa del segnale di avviso. Il vento era poco e l'onda fastidiosa; dei quindici (15) nodi di scirocco pronosticati da Windguru, nemmeno l'ombra.
La linea di partenza era corta, ma tutto sommato ben posizionata e l'unico discriminante riguardo il lato del campo di gara da preferire sembrava essere l'onda, dritta in faccia con mure a dritta.
"Adesso guardo cosa fanno i 470, così mi regolo," aveva pensato il nostro eroe, ma, sia in partenza che nel secondo lato di bolina, la flotta dei 470 si era divisa in due gruppi più o meno omogenei, lasciando quindi intendere che i lati del campo di gara fossero tutto sommato equivalenti.
Le sue esperienze dirette, durante la regata in solitario nella prima manche, avevano confermato questa teoria: il campo di gara faceva schifo sia a destra che a sinistra, con vento che andava e veniva e con un moto ondoso in aumento che quasi quasi gli faceva rimpiangere l'ondina stizzosa del lago. Quasi.

Tutto ciò considerato e visto che il grosso della flotta dei Laser, costituito prevalentemente da 4.7, si stava accalcando, com'è tipico della specie, nei pressi della barca giuria, il Velista Mascherato ha deciso di adottare la seguente strategia: partire in boa, fare un breve tratto con mure a dritta poi, prima di finire nei rifiuti dei 470 che stavano tornando di bolina, virare e sfilare davanti al gruppone mure a sinistra, approfittando della maggior velocità del suo Standard rispetto alle altre barche, meno invelate.
L'idea, in sé, era buona e avrebbe anche funzionato, se il "breve tratto con mure a dritta" fosse stato un po' meno breve.
Preoccupato dall'idea di finire sottovento agli spinnaker dei 470, il nostro eroe ha virato troppo presto e, perso in virata il poco vantaggio che aveva acquisito, si è trovato a dover attraversare, mure a sinistra, il gruppone dei 4.7 e dei Radial, perdendo così, tempo e posizioni.

Tornato in aria libera, era secondo, a quattro/cinque lunghezze dall'altro Standard in gara; a metà del bordo di bolina, il distacco era aumentato a dieci lunghezze e, quel che è peggio, c'era un Radial che, incurante della sua supposta inferiorità, sembrava volersi unire alla festa.
Rispetto alla prima prova, il vento era calato e si era spostato leggermente verso sinistra, perciò il nostro eroe ha deciso di tentare il colpaccio: salire con un unico bordo mure a sinistra fino all'altezza della boa e poi correre al traverso o di bolina larga, cercando di recuperare un po' di svantaggio.
L'idea, in sé era buona e avrebbe anche funzionato, se non fosse stato che un Radial, che aveva scelto una strategia opposta, portandosi nel lato sinistro del campo di regata, era riuscito a passare primo in boa, sfilando anche l'altro Standard.

Perdere contro un altro Standard, il Velista Mascherato ci può anche stare, anzi, diciamo pure che c'è abituato, ma farsi mettere dietro da un ragazzino con la vela dei Puffi, è un oltraggio al quale non può sottomettersi passivamente. Ringalluzzito dal fatto che la sua strategia gli abbia permesso di recuperare un po' dello svantaggio accumulato durante la bolina e galvanizzato dal ricordo del suo indiscutibile primato nella regata precedente, decide che nel bordo di poppa gliela farà vedere lui, a quei due irrispettosi giovinastri.

In uno dei tanti libri con cui si è ottenebrato i sensi, all'inizio della sua avventura sul Laser, il nostro eroe ha letto la frase:
"you go fastest on runs when you are on the brisk of the disaster"
Anche se non ha ancora scoperto cosa voglia dire brisk, ma il senso generale della frase lo ha afferrato lo stesso e decide di metterlo in pratica proprio qui e ora, perché, solo ora lo capisce, quando hai assaporato il gusto del primato, non riesci più ad accontentarti dei gradini inferiori del podio.
"Es gibt keinen Ersatz für Siege," pensa il nostro eroe, citando quello che era il motto dei piloti della Luftwaffe durante la Seconda Guerra Mondiale e si getta in picchiata con il suo Stuka.
I sette metri quadri della sua vela gli conferiscono un certo vantaggio rispetto al Radial, ma il vento sta lentamente calando e la differenza di peso, in questo caso a suo sfavore, rimette in pari il bilancio; la sua unica possibilità, quindi, sono le onde: deve riuscire a sfruttarle il più possibile...

L'idea, in sé è buona e sembra anche funzionare, perché a metà del bordo di poppa il suo distacco si è nettamente ridotto. Notizia ancor più lieta, mentre lui sta zigzagando fra le onde come un astuto biscione, i due fanciulli sembrano preferire una rotta rettilina, sicuramente più prudente, ma meno veloce.
"Se continua così," pensa il Velista Mascherato "alla prossima bolina gli passo davanti..."
Un attimo dopo, è in acqua.

Non c'è tempo di adirarsi né di pensare a cosa sia successo: deve rimettere dritta la barca perché, lo scopre solo adesso, il laser Radial che gli aveva incrociato davanti a metà del bordo di bolina è ancora alle sue spalle e, se non si sbriga, gli passerà davanti.

Ci riesce, in effetti, ma le sue speranze di un'ulteriore rimonta si infrangono contro la brutale realtà di questo grigio pomeriggio autunnale: finito il vento, la regata è stata ridotta a un solo giro; la boa di poppa è adesso anche la boa di arrivo.

La doppierà terzo, un paio di lunghezze davanti al suo inseguitore.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

...qualcosa non quadra! se il vento gira a sx e tu sei mure a dritta vai verso la lay-line di sx e ci guadagni ma se aspetti ad arrivare al traverso sei un pazzo col vento in calo...ma come fa il Radial a stare sulla sx del campo di regata? Chi sta a sinistra insomma?

R.Canaro ha detto...

Ehm... non era mure a dritta, ma a sinistra... :)
Comunque, visto che siamo in tema di refusi, la sagacia di un nostro lettore giapponese ci ha permesso di chiarire il mistero del "brisk" of the disaster: si sono sbagliati a scrivere, volevano dire "brink".
Grazie a entrambi per le segnalazioni.