sabato 7 agosto 2010

Senza ritegno - Prologo

L'estate sta finendo.
I segni, ci sono tutti: le giornate sono diventate più corte, si riesce ad arrivare da casa all'auto senza disidratarsi e il bucato fatto la sera, la mattina dopo è ancora umido.
Per certi versi, è molto triste che l'estate stia finendo: innanzi tutto perché il meraviglioso campionario di carni femminili che la primavera aveva portato alla luce, tra poco tornerà a celarsi sotto strati omertosi di vestimento fino al prossimo disgelo; poi perché ricomincerà il campionato di calcio e, a seguire, la scuola e il traffico la mattina. D'altro canto, però, c'è anche la speranza che, con la stagione estiva, finisca anche 'sto stillicidio di gonzi che si "accostano al meraviglioso mondo della vela", senza altra esperienza che le regate di Coppa America su La7...

Questo pomeriggio ne ho dovuto recuperare un altro: dopo Il Fenomeno del 420, oggi è stato il turno del Fenomeno del Laser: un'ora di tempo (e di vento), buttata appresso a un cinquantenne sovrappeso che non riusciva a raddrizzare la sua barca dopo aver scuffiato.
Non c'era nemmeno tanta aria: saranno stati un dieci/dodici nodi; sfortunatamente, però, la barca del suddetto Fenomeno aveva un armo minimalista che non comprendeva - ahimé - né l'elastico di ritenuta della deriva, né la sagola di ritenuta della barra del timone né, tantomeno, l'anello di nastro isolante che evita al vang di sganciarsi dal boma.
L'assenza di queste tre inutili frocerie da fichetto (quando sei un fenomeno, non puoi perdere tempo a dare tre giri di nastro isolante intorno al boma o legare la deriva a un elastico che le impedisca di sfilarsi quando la barca è sottosopra) ha fatto sì che un'azione semplice come il raddrizzamento di un Laser in condizioni tutto sommato tranquille, si trasformasse in un dramma mitologico sumero nel quale sono rimasti coinvolti, oltre al Laser del Velista Mascherato, anche un windsurf e uno Snipe...

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