sabato 7 agosto 2010

Senza ritegno - Atto terzo

Nel tempo che occorre al Fenomeno per sganciare il boma, almeno un paio di stelle della Via Lattea diventano delle nane bianche, ma se Dio vuole, alla fine la vela è libera e Superman, usando la sua super-forza, riesce a riportare il Laser in posizione eretta.
Il Velista Mascherato, che osserva le operazioni di recupero a distanza di sicurezza, se ne compiace, ma per poco: un'onda, un colpo di vento e la barca, magicamente, è di nuovo su un fianco. Il Fenomeno si volta verso il Velista Mascherato e lo guarda con occhi prossimi al pianto, ma non incontra nessuna compassione.
"Ci devi salire sopra, se no, scuffia di nuovo," gli urla il nostro eroe, che comincia a rimpiangere il Fenomeno del 420.
Stanlio e Ollio fanno un ultimo sforzo (cerebrale, più che fisico) e riescono a rimettere dritta la barca prima che si capovolga del tutto. Il Fenomeno, che sembra ancora più autistico, con il boma in mano, usa le forze residue per issarsi a bordo, ma quando finalmente è acciambellato nel pozzetto, si accorge che la barra del timone non c'è più.

"Dov'è la barra del timone?" gli grida il Velista Mascherato che nutre ancora la segreta speranza che sia rimasta appesa da qualche parte.
"È nell'abisso," risponde il fratello sovrappeso di Nietzsche.
Se l'altro fosse un po' meno imbranato, il Velista Mascherato gli direbbe: "Poco male: a terra ci arrivi anche senza. Addio!", ma il Fenomeno, oltre che imbranato, è anche stanco e spaventato, così, il nostro eroe preferisce non confondergli le idee:
"Senza, non vai da nessuna parte," gli dice. "Sciogli la scotta, legala all'albero con una gassa, poi passamela."
Il Fenomeno si china in avanti e comincia ad armeggiare con la scotta, ma, da come la fa passare attorno all'albero, il Velista Mascherato capisce che ne sta facendo una delle sue. Potrebbe fermarlo e spiegargli dove sta sbagliando, ma preferisce lasciarlo fare, in modo che impari dai suoi errori. Aspetta che abbia finito, poi dice:
"Non hai sfilato la scotta dai bozzelli del boma."
Il Fenomeno, fiancheggiato da Superman, tenta una flebile opposizione, ma il nostro eroe non lo lascia finire.
"Non ti posso trainare, se la scotta è troppo corta," gli spiega sdegnosamente, poi vira e si riporta a distanza di sicurezza.

Mentre il tridattilo, finalmente, fa quello che gli viene chiesto, il nostro eroe pensa a cosa fare di quella scotta, una volta che gli verrà passata. Qualche volta, dopo una regata, è stato trainato a terra dal gommone del Coach Mascherato, ma non gli è mai capitato di essere trainato da un altro laser, né di trainarne uno. A voler essere sinceri, non è del tutto certo che si possa fare, ma a questo punto non può più tirarsi indietro.
Non vuole legare la scotta al suo albero, perché vuole avere la possibilità di mollarla immediatamente in caso di problemi. D'altro canto, tenerla in mano sarà un problema, sia perché la barca trainata, con le onde, tenderà a strattonare, sia perché lui avrà già entrambe le mani occupate con la SUA scotta e lo stick del timone.
Tutto sarebbe più facile se il naufrago tornasse a terra su un'altra barca, ma l'unico natante lì intorno (oltre a un Windsurf che è stato chiamato dal Fenomeno ad aumentare l'entropia del sistema) è lo Snipe da cui è sceso Kal-El e il Velista Mascherato non ha il coraggio di mettere quei due sulla stessa barca.

Quando Superman, che è ancora in acqua a fianco al Laser, fa cenno che la scotta è libera, il Velista Mascherato gli sfila davanti e se la fa lanciare.
"Dov'è il tuo circolo?" grida il nostro eroe alla sua indesiderata appendice; il trainato risponde un nome assurdo e mai sentito, tipo: "Circolo dell'Avventismo Velistico dell'Alto Lazio".
"E dov'è?" chiede ancora il Velista Mascherato; al che, il trainato indica un punto a terra.
Il punto indicato dal Fenomeno ha due lati positivi e uno negativo. I lati positivi sono che (a) è il punto più vicino della costa e (b) ci si può arrivare con un bordo di traverso che limiterà gli strattoni delle onde; il lato negativo è che il circolo che si trova colà, NON È quello che il Fenomeno ha nominato un attimo prima, ma questo poco importa al nostro eroe: visti i punti (a) e (b), è lì che l'avrebbe portato, anche se l'altro avesse risposto: "Yacht Club Costa Smeralda".

Il convoglio con gli aiuti umanitarii si mette in moto, salutato da Superman che finalmente può volare via a salvare qualche altra vita, si spera più meritoria. (Di lui va detto che magari non sarà bravissimo a raddrizzare i Laser, ma è indubbiamente volenteroso e altruista. Speriamo gli passi.)
Prima che la cima di traino si tenda, il Velista Mascherato prova a bloccarla in uno degli strozza-scotte della randa, ma manca poco che se la perda, così decide di tenerla in mano. Per limitare lo sforzo e attutire gli strattoni delle onde, se la fa girare intorno ai fianchi, ma dopo qualche minuto si sente come se Mike Tyson si stesse accanendo sulla sua milza con dei ganci rabbiosi alla figura, così si gira verso il suo traino e scopre che sta zigzagando come un olimpionico di sci acquatico.
Il nostro eroe gli grida di non stare seduto a poppa, ma di mettersi in avanti e di restare basso, poi sposta la cima di traino sul suo culone e finalmente riesce a concentrarsi sulla conduzione della barca.
La sua randa è quasi del tutto aperta, ma riesce comunque a fornire abbastanza spinta per mantenere un po' di inerzia, malgrado le onde. Forse si potrebbe andare più veloci, ma il carico sulla cima di traino (e sul suo derrière e sulla sua mano) aumenterebbe e visto che la distanza è ridotta, il nostro eroe preferisce metterci un minuto di più, piuttosto che perdere un'altra mezz'ora a recuperare la cima in acqua.

Rispetto al Fenomeno del 420, il Fenomeno del Laser ha di buono che non parla: se ne sta seduto nel suo pozzetto, con lo sguardo fisso nel vuoto, come uno che torni a casa in autobus dopo aver scoperto che sua moglie lo tradisce con il lattajo.
Quando, poco dopo, il Velista Mascherato lo molla a una cinquantina di metri dalla spiaggia, probabilmente ha già capito che quello dove si trovano non è il suo circolo, ma non dice nulla. Non può. Rassegnato come un martire medievale, recupera la sua scotta e mormora un: "Grazie" in direzione del suo salvatore che sta già facendo vela verso altre avventure.
Qualcuno lo vedrà, poco dopo, risalire la costa con la sua barca al guinzaglio e, mosso a compassione, lo aiuterà a superare un pontile. A mo' di ringraziamento, si sentirà dire: "Certo però, questi pontili, che impediscono di passare!..."

Nessun commento: