sabato 7 agosto 2010

Senza ritegno - Atto secondo

Il naufrago Ziusudra, seguendo il consiglio del Velista Mascherato, ha mollato il vang ed è riuscito a raddrizzare la sua barca, ma, NON AVENDO seguito il consiglio del Velista Mascherato, l'ha tirata su senza metterla prua al vento e, in conseguenza di ciò, il vento gliel'ha ribaltata in testa. Nell'impatto con l'acqua, il punto di tiro del vang, privo di un fermo, si è sfilato dal suo alloggiamento sul boma; il boma si è sganciato dal perno sull'albero e la barra del timone, che non aveva né il cordino né il perno di ritenuta, si è sfilata ed è affondata (questo, però, si scoprirà solo nel terzo atto). Come se non bastasse, la deriva non ha un elastico a tenerla ferma e scivola nella sua scassa ogni volta che la barca si mette sottosopra, rendendo estremamente difficoltoso ogni tentativo di raddrizzamento. Quando tutto sembra perduto, arriva uno Snipe con due persone a bordo. Quello a prua sembra uno in gamba: ha il giubbotto salvagente, il mutino di neoprene e lo sguardo da duro; senza pensarci un attimo, si tuffa in acqua e va ad aiutare il Fenomeno, ma già al primo tentativo di raddrizzamento è chiaro che, sebbene i naufraghi siano raddoppiati, il quoziente di intelligenza totale è rimasto costante. In un impeto di acume, il nuovo arrivato riesce perfino a salire in piedi sulla deriva, ma, in totale spregio per le leggi della fisica, invece di mettersi in punta, per fare più leva, resta vicino allo scafo, con il brillante risultato che la barca, che era su un fianco, si rovescia sottosopra. Il Velista Mascherato, a questo punto, non ne può più: si avvicina ai due e dice al nuovo arrivato di tenergli la barca, poi si tuffa a sua volta, deciso a far vedere a quei due dilettanti come si raddrizza un Laser.

Sale sullo scafo rovesciato della barca e chiede al Fenomeno, che galleggia lì da presso, di spingere fuori la deriva; mentre il brav'uomo esegue, spiega all'altro che quando gli ha detto di tenere il suo Laser, intendeva dire di tenerlo lontano dalla barca scuffiata.
"E come faccio?" domanda Superman, avvalorando così la teoria del nostro eroe, secondo la quale lui e il Fenomeno hanno lo stesso cervello, come i lombrichi.
"Ti metti a prua e la spingi nuotando," risponde il Velista Mascherato con malcelato malanimo, poi si aggrappa alla ri-sorta deriva e, forte della sua esperienza di scuffieur-pour-homme (e dei suoi dieci chili in più di sovrappeso, rispetto al Fenomeno), in un attimo le impone una rotazione di novanta gradi. A questo punto, però, si accorge che la prua del suo Laser è di nuovo attaccata alla poppa della barca scuffiata; le sue raccomandazioni, volate via nel vento come le risposte di Bob Dylan.
E allora si incazza.

Molla la barca del Fenomeno e va a riprendersi la sua, togliendola dalle improvvide mani del decerebrato a cui aveva fatto l'errore di affidarla. Con la solita scioltezza da leone marino risale a bordo e, soffocando un comprensibile desiderio di lasciare i due idioti a un destino auspicabilmente fatale, urla all'Uomo Meraviglia di tenere il Laser su un fianco e al bradipo di ri-infilare il boma nella trozza. La prima richiesta è prontamente eseguita, mentre la seconda sembra essere un concetto troppo complesso per essere elaborato da un essere tridattilo immerso in acqua, così il nostro cambia strategia e grida al naufrago di staccare il boma dalla vela.

Nessun commento: