domenica 4 luglio 2010

Potere temporale - seconda parte

Quando, finalmente, il Velista Mascherato ha il tempo di guardarsi intorno, la scena che vede è molto diversa da quella che aveva lasciato un paio d'ore prima: le persone che mangiavano o giocavano a carte sotto il pergolato adesso sono ammassate nella sala soci o in segreteria; chi poteva ha indossato la cerata o lo spray-top; gli altri si riparano come possono con magliette o teli di spugna.
L'unica che non sembra curarsi della pioggia è Angela, la presidentessa del circolo, che va avanti e indietro cercando di fare l'appello delle persone che sono uscite in barca. La sua cerata gialla spicca nettamente sul grigio-pioggia circostante.

Messo al sicuro il suo Laser, il Velista Mascherato torna di corsa in riva al lago perché c'è un Hobie 16 che sta cercando di venire a terra e sicuramente avrà bisogno di una mano. Sulla spiaggetta del circolo ci sono già Andrea e Flaminia, ma il nostro eroe sa per esperienza diretta cosa significhi gestire un catamarano con vento forte ed è certo che un aiuto in più non guasterà.

Quando è a metà del tragitto, comincia a grandinare, con chicchi grossi come Smarties e il nostro eroe deve rimettersi il cappello per attutire l'impatto delle caramelle di ghiaccio sulla sua testa recentemente rasata.
"Questi devono essere cinquanta nodi!.." pensa, all'arrivo dell'ennesima raffica, ma è una stima esagerata, certamente dovuta alla concitazione del momento: ripensandoci a mente fredda, concluderà che al massimo saranno stati 40/45 nodi; sufficienti, comunque, a far scuffiare l'Hobie Cat, che si adagia di taglio su uno scafo, con l'albero praticamente orizzontale sull'acqua.
Da un certo punto di vista è un bene, perché così non rischia di beccarsi un fulmine, ma, con il trampolino che fa da vela e niente che possa fungere da timone, il catamarano comincia a scarrocciare parallelo alla costa, in direzione di Trevignano.
"Andiamogli a dare una mano," dice Andrea e si tuffa; Flaminia lo segue, impavida.
"Che palle, tocca fasse il bagno!" pensa il Velista Mascherato, poi si tuffa a sua volta e nuota verso il largo.

Mentre sguazza come una papera zoppa, il nostro eroe non può fare a meno di chiedersi se non sia il caso di dire a Flaminia di tornare a riva. Per quanto sia spietata ed esperta (il primo aggettivo lo spiegheremo in seguito), è pur sempre una graziosa fanciulla che non peserà più di cinquanta chili: un po' pochi, per rimettere dritto un catamarano con quaranta (40) nodi di vento. Inoltre, mentre lui e Andrea indossano ancora i loro giubbetti galleggianti, lei è in maglietta e pantaloncini - tenuta ideale per un wet T-shirt contest, ma potenzialmente inadeguata nel caso specifico.
Comunque, un attimo prima che il Velista Mascherato possa dare voce alle sue perplessità, il timoniere del catamarano scuffiato fa cenno di non preoccuparsi, che è tutto sotto controllo, consentendo quindi alla "tribute band" di Baywatch di tornare a riva senza rimorsi.

A questo punto il peggio è ormai passato: la grandine si è trasformata in pioggia e anche se al centro del lago l'acqua sembra ancora ribollire, verso nord il cielo si sta riaprendo e il sole comincia a fare capolino fra le nuvole sfilacciate.
Le barche e i loro equipaggi sono tutti al sicuro, o lo saranno tra breve; Armando, che mancava all'appello, ha telefonato dicendo di essersi rifugiato in un circolo limitrofo. Sta bene, appena il vento si calma un po', torna.
Il Velista Mascherato, che temeva di non aver nulla da raccontare sul suo blog, finalmente si può rilassare e, respirando a pieni polmoni l'aria che profuma di ozono, chiedersi:

"Ma mia moglie, che fine ha fatto?"


CONTINUA...

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