domenica 4 luglio 2010

Potere temporale - prima parte

La giornata era partita in sordina: poco vento, caldo afoso e nessun motivo per credere che le cose sarebbero migliorate.
Il Velista Mascherato e due suoi amici - Andrea e Luigi - erano usciti per l'allenamento del sabato, ma senza grosso entusiasmo: i cinque (5) nodi di vento che arrivavano da sud erano appena sufficienti a contrastare la solita, fastidiosissima onda corta lacustre, che rendeva la navigazione molto simile a un giro in Porche sui sampietrini del centro.

Intorno alle 18:00, dopo circa un'ora e mezza di inseguimenti alle varie andature, un lungo bordo di bolina porta i tre al centro del lago, dove si fermano per decidere il da farsi.
"Io rientro," dice Andrea. "Devo essere a Roma per cena."
"Io resto," risponde il Velista Mascherato. "Faccio ancora qualche bordo di lasco."
"Li hai visti, quelli?" insiste Andrea, indicando dei nuvoloni grigio asfalto in direzione Est-Nord-Est. Sono dei cumulus castellanus, chiamati così per via della loro somiglianza a una torre o muraglia merlata, ma il Velista Mascherato non può saperlo: lo scoprirà solo la mattina seguente, andando a controllare su un libro di meteorologia. Per lui, in quel momento, sono solo nuvole scure sottovento.
"Il vento viene da sud: dovrebbe portarseli via..." ribatte, ma senza grossa convinzione.
"Se non gira..." conclude, laconico, Andrea, poi si avvia col vento in poppa in direzione del circolo.
"Comunque, avvicinati un po'," dice Luigi, seguendo Andrea.

Il terzetto si avvia così al piccolo trotto (velistico) verso casa, ma, quando manca circa mezzo miglio all'arrivo, il vento salta di colpo da Sud a Nord e comincia a rinforzare.
Per una volta, il fatto di essere il fanalino di coda si rivela un bene per il nostro eroe, perché gli permette di sapere in anticipo cosa aspettarsi. Nello specifico, Andrea, che si trova a circa un furlong più avanti, è nel pieno della raffica e sembra avere il suo bel daffare a contrastarla. E Andrea è uno bravo.
"OK, fai finta di essere a Hyéres," pensa il Velista Mascherato, mentre, rapidamente, regola la vela per la bolina. "Cazza tutto e mantieni la calma."

La prima raffica lo coglie di sorpresa: l'ha vista arrivare, ma non si aspettava che fosse così violenta. La barca si inclina pericolosamente su un lato e solo l'inerzia del suo capoccione, lanciato all'indietro come in una pubblicità di balsamo per capelli, evita al nostro eroe un infamante scuffiata.
Ciò che dimostra senza ombra di dubbio che il Laser è un'imbarcazione per masochisti è il fatto che, proprio nei momenti in cui ti farebbe comodo lascare la randa per scaricare un po' di pressione, non lo puoi fare perché il boma si impunterebbe nell'acqua.
Quand'è così, puoi provare a orzare un po', per mettere la prua al vento, ma se sei fortunato, tutto ciò che ottieni è che la barca si rimette piatta e, un attimo dopo, comincia a planare.

"Mi sa che qui è peggio di Hyéres..." pensa il Velista Mascherato, cercando di non interrogarsi su cosa potrebbe succedere se la sua prua si infilasse in un'onda. Il piccolo GPS che tiene sul boma durante gli allenamenti sta registrando una velocità massima di 9.7 nodi, ma lui lo scoprirà solo in seguito: al momento sa solo che, così veloce, di bolina non c'è andato mai.
La sua prua, però, non si infila in nessuna onda, anzi: ci scorre sopra gagliarda, mentre dalla scassa della deriva arriva un ben noto rumore di sciacquone.
"Minchia, sto planando di bolina!", pensa il nostro eroe, ma la sua paura non ha il tempo di trasformarsi in esaltazione perché, a cento metri dalla riva, il riparo offerto dagli alberi crea una zona di calma e la barca rallenta, permettendogli di arrivare a terra senza problemi.

A questo punto, sembrerebbe che tutto si sia concluso per il meglio, ma il Velista Mascherato sa che non è così: mentre tira a secco la barca (Andrea ha già portato a terra la sua, Luigi sta arrivando), guarda in direzione del vento e vede le stesse nuvole scure che poco prima erano alla sua destra, avvicinarsi rapidamente da nord, così, grida a sua moglie di andare a chiudere i finestrini dell'auto, poi porta il Laser a riparo e, più rapidamente che può, smonta l'albero per non indurre in tentazione i lampi.
Non ha mai sentito parlare di una deriva colpita da un fulmine, ma non è che abbia mai fatto ricerche accurate in proposito.

CONTINUA...

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