martedì 27 luglio 2010

Il Fenomeno del 420

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dice il motto. Non sempre è evidente, però, che il gioco sia o stia per farsi duro e può succedere così che, presi dall'entusiasmo, restino in campo anche i non-duri, con conseguenze per lo più nefaste.

Era accaduto al Velista Mascherato, sabato pomeriggio, quando era sceso in acqua con diciassette (17) nodi di maestrale che sotto raffica arrivavano ampiamente a una ventina e onde di un metro, ripide come i gradoni del Foro Italico. Si era divertito, indubbiamente, ma era stata una bella sfacchinata, con innumerevoli scuffiate e la perdita del suo cappello preferito (anche perché era l'unico che si adattasse al suo capoccione...).

Domenica la situazione sembrava meno estrema: c'era ancora vento, d'accordo, ma aveva girato a tramontana, pulendo il cielo e azzerando praticamente il moto ondoso. Il nostro eroe era finalmente riuscito a dormire più di cinque ore e si sentiva in gran forma.

"Oggi, mi sa che ci divertiamo," ha pensato, mentre metteva in acqua il suo Laser....

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sabato 10 luglio 2010

Potere temporale - epilogo

Non ho molto da da fare, in questo languido pomeriggio di Luglio: l'area di alta pressione che mi insegue come la nuvola impiegatizia inseguiva Fantozzi e Filini, ha avuto la meglio anche sul maestrale sardo.
San Giovanni del Sinis Siamo(*) sulla Penisola del Sinis, abbiamo a disposizione uno splendido gozzo in legno risalente agli anni '50, ma non c'è abbastanza vento per la vela latina, quindi tutto ciò che possiamo fare è oziare, ingozzandoci delle prelibatezze locali: iersera ravioli e lumache; oggi a pranzo, cozze crude e Champagne (ci siamo tenuti leggeri perché stasera dobbiamo andare a cena alla cooperativa pescatori di Cabras...).

Stando così le cose, non posso far altro che approfondire il tema degli effetti dei temporali sulle barche a vela; questo, per esempio, è il link a una discussione del forum Laser che tratta, appunto, degli effetti dei fulmini sulla barca:

http://www.laserforum.org/archive/index.php/t-9484.html

Gli interventi di Der_Dude mi sembrano quelli più interessanti.
Questo invece è il link a una pagina che esamina gli effetti dei fulmini sull'individuo:

http://www.lightningsafety.noaa.gov/medical.htm

Infine, un elenco di cose da NON fare mai, in caso di temporale:

http://www.fulmini.altervista.org/pagine_sito/fulmini_sicurezza.php

Se fate una ricerca su Google, scoprirete che questi "consigli" sono ripetuti in più siti, a riprova del fatto che la gente sa copiare, ma non sa pensare.

Personalmente, se mi trovassi ad affrontare un temporale in mare, su un cabinato, l'ultima cosa che farei sarebbe di avvicinarmi a terra, a meno che non fossi MOLTO vicino a un porto riparato dal vento: cercherei di collegare le sartie o l'albero con l'acqua usando delle trecce di rame o degli spezzoni di catena (e non attaccandoci l'àncora, come suggerisce il fenomeno qui sopra), staccherei tutti gli strumenti che posso staccare, mi aprirei una birra e aspetterei pazientemente che il groppo, così com'è arrivato, se ne vada.
Con il Laser è differente: il Laser è veloce e lo puoi tirare a secco in un attimo, quindi - come effettivamente ho fatto - proverei a rientrare a terra, ma se capissi che non ce la posso fare o mi accorgessi troppo tardi del pericolo, scuffierei la barca, mi ci siederei sopra e aspetterei.
Una cosa interessante, raccontatami da un amico che l'ha sperimentata di persona, è che potrebbe essere necessario abbassare anche il timone che la deriva perché, se il vento è particolarmente forte, unite all'azione delle onde, potrebbero causare la rotazione dello scafo.
In nessun caso, comunque, abbandonerei la barca: d'accordo che ho la testa grossa, ma lo scafo di un Laser è sicuramente molto più visibile, in acqua.

(*) Come temevo, mia moglie è sopravvissuta al temporale della scorsa settimana: si è chiusa in macchina e non ne è uscita fino a che non ha sentito la gallina tornare in su la via e ripetere il suo verso...

domenica 4 luglio 2010

Potere temporale - seconda parte

Quando, finalmente, il Velista Mascherato ha il tempo di guardarsi intorno, la scena che vede è molto diversa da quella che aveva lasciato un paio d'ore prima: le persone che mangiavano o giocavano a carte sotto il pergolato adesso sono ammassate nella sala soci o in segreteria; chi poteva ha indossato la cerata o lo spray-top; gli altri si riparano come possono con magliette o teli di spugna.
L'unica che non sembra curarsi della pioggia è Angela, la presidentessa del circolo, che va avanti e indietro cercando di fare l'appello delle persone che sono uscite in barca. La sua cerata gialla spicca nettamente sul grigio-pioggia circostante.

Messo al sicuro il suo Laser, il Velista Mascherato torna di corsa in riva al lago perché c'è un Hobie 16 che sta cercando di venire a terra e sicuramente avrà bisogno di una mano. Sulla spiaggetta del circolo ci sono già Andrea e Flaminia, ma il nostro eroe sa per esperienza diretta cosa significhi gestire un catamarano con vento forte ed è certo che un aiuto in più non guasterà.

Quando è a metà del tragitto, comincia a grandinare, con chicchi grossi come Smarties e il nostro eroe deve rimettersi il cappello per attutire l'impatto delle caramelle di ghiaccio sulla sua testa recentemente rasata.
"Questi devono essere cinquanta nodi!.." pensa, all'arrivo dell'ennesima raffica, ma è una stima esagerata, certamente dovuta alla concitazione del momento: ripensandoci a mente fredda, concluderà che al massimo saranno stati 40/45 nodi; sufficienti, comunque, a far scuffiare l'Hobie Cat, che si adagia di taglio su uno scafo, con l'albero praticamente orizzontale sull'acqua.
Da un certo punto di vista è un bene, perché così non rischia di beccarsi un fulmine, ma, con il trampolino che fa da vela e niente che possa fungere da timone, il catamarano comincia a scarrocciare parallelo alla costa, in direzione di Trevignano.
"Andiamogli a dare una mano," dice Andrea e si tuffa; Flaminia lo segue, impavida.
"Che palle, tocca fasse il bagno!" pensa il Velista Mascherato, poi si tuffa a sua volta e nuota verso il largo.

Mentre sguazza come una papera zoppa, il nostro eroe non può fare a meno di chiedersi se non sia il caso di dire a Flaminia di tornare a riva. Per quanto sia spietata ed esperta (il primo aggettivo lo spiegheremo in seguito), è pur sempre una graziosa fanciulla che non peserà più di cinquanta chili: un po' pochi, per rimettere dritto un catamarano con quaranta (40) nodi di vento. Inoltre, mentre lui e Andrea indossano ancora i loro giubbetti galleggianti, lei è in maglietta e pantaloncini - tenuta ideale per un wet T-shirt contest, ma potenzialmente inadeguata nel caso specifico.
Comunque, un attimo prima che il Velista Mascherato possa dare voce alle sue perplessità, il timoniere del catamarano scuffiato fa cenno di non preoccuparsi, che è tutto sotto controllo, consentendo quindi alla "tribute band" di Baywatch di tornare a riva senza rimorsi.

A questo punto il peggio è ormai passato: la grandine si è trasformata in pioggia e anche se al centro del lago l'acqua sembra ancora ribollire, verso nord il cielo si sta riaprendo e il sole comincia a fare capolino fra le nuvole sfilacciate.
Le barche e i loro equipaggi sono tutti al sicuro, o lo saranno tra breve; Armando, che mancava all'appello, ha telefonato dicendo di essersi rifugiato in un circolo limitrofo. Sta bene, appena il vento si calma un po', torna.
Il Velista Mascherato, che temeva di non aver nulla da raccontare sul suo blog, finalmente si può rilassare e, respirando a pieni polmoni l'aria che profuma di ozono, chiedersi:

"Ma mia moglie, che fine ha fatto?"


CONTINUA...

Potere temporale - prima parte

La giornata era partita in sordina: poco vento, caldo afoso e nessun motivo per credere che le cose sarebbero migliorate.
Il Velista Mascherato e due suoi amici - Andrea e Luigi - erano usciti per l'allenamento del sabato, ma senza grosso entusiasmo: i cinque (5) nodi di vento che arrivavano da sud erano appena sufficienti a contrastare la solita, fastidiosissima onda corta lacustre, che rendeva la navigazione molto simile a un giro in Porche sui sampietrini del centro.

Intorno alle 18:00, dopo circa un'ora e mezza di inseguimenti alle varie andature, un lungo bordo di bolina porta i tre al centro del lago, dove si fermano per decidere il da farsi.
"Io rientro," dice Andrea. "Devo essere a Roma per cena."
"Io resto," risponde il Velista Mascherato. "Faccio ancora qualche bordo di lasco."
"Li hai visti, quelli?" insiste Andrea, indicando dei nuvoloni grigio asfalto in direzione Est-Nord-Est. Sono dei cumulus castellanus, chiamati così per via della loro somiglianza a una torre o muraglia merlata, ma il Velista Mascherato non può saperlo: lo scoprirà solo la mattina seguente, andando a controllare su un libro di meteorologia. Per lui, in quel momento, sono solo nuvole scure sottovento.
"Il vento viene da sud: dovrebbe portarseli via..." ribatte, ma senza grossa convinzione.
"Se non gira..." conclude, laconico, Andrea, poi si avvia col vento in poppa in direzione del circolo.
"Comunque, avvicinati un po'," dice Luigi, seguendo Andrea.

Il terzetto si avvia così al piccolo trotto (velistico) verso casa, ma, quando manca circa mezzo miglio all'arrivo, il vento salta di colpo da Sud a Nord e comincia a rinforzare.
Per una volta, il fatto di essere il fanalino di coda si rivela un bene per il nostro eroe, perché gli permette di sapere in anticipo cosa aspettarsi. Nello specifico, Andrea, che si trova a circa un furlong più avanti, è nel pieno della raffica e sembra avere il suo bel daffare a contrastarla. E Andrea è uno bravo.
"OK, fai finta di essere a Hyéres," pensa il Velista Mascherato, mentre, rapidamente, regola la vela per la bolina. "Cazza tutto e mantieni la calma."

La prima raffica lo coglie di sorpresa: l'ha vista arrivare, ma non si aspettava che fosse così violenta. La barca si inclina pericolosamente su un lato e solo l'inerzia del suo capoccione, lanciato all'indietro come in una pubblicità di balsamo per capelli, evita al nostro eroe un infamante scuffiata.
Ciò che dimostra senza ombra di dubbio che il Laser è un'imbarcazione per masochisti è il fatto che, proprio nei momenti in cui ti farebbe comodo lascare la randa per scaricare un po' di pressione, non lo puoi fare perché il boma si impunterebbe nell'acqua.
Quand'è così, puoi provare a orzare un po', per mettere la prua al vento, ma se sei fortunato, tutto ciò che ottieni è che la barca si rimette piatta e, un attimo dopo, comincia a planare.

"Mi sa che qui è peggio di Hyéres..." pensa il Velista Mascherato, cercando di non interrogarsi su cosa potrebbe succedere se la sua prua si infilasse in un'onda. Il piccolo GPS che tiene sul boma durante gli allenamenti sta registrando una velocità massima di 9.7 nodi, ma lui lo scoprirà solo in seguito: al momento sa solo che, così veloce, di bolina non c'è andato mai.
La sua prua, però, non si infila in nessuna onda, anzi: ci scorre sopra gagliarda, mentre dalla scassa della deriva arriva un ben noto rumore di sciacquone.
"Minchia, sto planando di bolina!", pensa il nostro eroe, ma la sua paura non ha il tempo di trasformarsi in esaltazione perché, a cento metri dalla riva, il riparo offerto dagli alberi crea una zona di calma e la barca rallenta, permettendogli di arrivare a terra senza problemi.

A questo punto, sembrerebbe che tutto si sia concluso per il meglio, ma il Velista Mascherato sa che non è così: mentre tira a secco la barca (Andrea ha già portato a terra la sua, Luigi sta arrivando), guarda in direzione del vento e vede le stesse nuvole scure che poco prima erano alla sua destra, avvicinarsi rapidamente da nord, così, grida a sua moglie di andare a chiudere i finestrini dell'auto, poi porta il Laser a riparo e, più rapidamente che può, smonta l'albero per non indurre in tentazione i lampi.
Non ha mai sentito parlare di una deriva colpita da un fulmine, ma non è che abbia mai fatto ricerche accurate in proposito.

CONTINUA...