domenica 4 aprile 2010

A terra (in tutti i sensi...)

A parte il compleanno del suo amico Andrea, per il Velista Mascherato, il 4 aprile, c'è poco da festeggiare: il tempo è nuvoloso, il vento è tornato ai 20/25 nodi di venerdì e, quel che è peggio, lui non si sente molto bene.
Arma la barca, si veste, ma al momento di scendere in acqua, come Maccio Capatonda, pensa: "Ma anche no..." e rimane a terra. Mentre va a togliersi la muta, vede il suo diretto (e unico) inseguitore allontanarsi fra i barconi ormeggiati.
"Se ce la fai a uscire oggi," pensa sconsolato, ma sportivo, il nostro eroe "ti meriti di passarmi davanti."
Togliersi la muta e disarmare la barca però è un errore, perché, prima della seconda regata, il vento calerà drasticamente e se lui fosse potuto uscire in mare, avrebbe potuto prendere il via con gli altri. Sarà questo l'unico rimpianto di tutta la vacanza.

Visto che per oggi non c'è altro da dire riguardo la vela, ne approfitterò per raccontarvi qualcosa del luogo dove si svolgono le regate.
Se fosse un film, la Euro Cup di Hyères potrebbe intitolarsi: "Non è un paese per quarantenni". In albergo, quando il nostro eroe va a fare colazione la mattina, nella grande sala al terzo piano ci sono solo persone dai sessant'anni in su; il primo giorno ha contato tre stampelle e un deambulatore. Ogni volta che lo vedono arrivare, gli âgées si voltano verso di lui come i rettili giganti del trip da acido in "Paura e delirio a Las Vegas" e hanno l'aria di pensare: "Che ci fa qui, 'sto ragazzino?" Di contro, appena esce dall'albergo, l'età media precipita a vent'anni. Quando lo vedono arrivare al molo per armare la barca, i giovani velisti europei convenuti per l'evento hanno l'aria di pensare: "Che ci fa qui, 'sto vecchio?".
Se c'è una cosa che il Velista Mascherato ha imparato da questa esperienza, è che prima di iscriversi a una regata è meglio controllare che sia prevista la classe master. Se non c'è, meglio diffidare...

L'albergo in cui alloggiano il Velista Mascherato e la sua ancor più mascherata consorte si chiama: "Le plein sud". Visto da fuori non è male; dentro delude un po', ma è pulito e il personale (se si esclude l'àlgida barista) è gentile. C'è anche la piscina, ma il Velista Mascherato preferisce evitarla perché teme che i vecchietti ci abbiano buttato dei baccelloni spaziali che li fanno ringovanire. Spiegherebbe molte cose.

La colazione è ottima e abbondante (se vai a farla prima delle 8:00 AM) e si possono affittare delle biciclette per non farsi a piedi il chilometro che divide l'albergo dall'abitato. In stanza c'è il televisore, ma prende solo UN canale di ciascun Paese dell'Unione Europea; in compenso, la vista dal balconcino non è male.
C'è solo una cosa, del suo albergo, che il Velista Mascherato non riesce a sopportare. Prima di parlarne, però, devo fare una precisazione.

Il nostro eroe, nella sua squattrinata giovinezza, ha dormito in luoghi davvero strani: un dormitorio per camionisti in mezzo alla Turchia, il giardino di un Kibbuz in Israele, una casa d'appuntamenti in Corsica, la vetrina di un negozio a Zurigo... Insomma: da buon velista, magari è snob, ma non è schizzinoso. C'è solo una cosa, su cui non può transigere: il bidet; e quello, a "Le plein sud", non c'è.
E non solo manca il bidet, che in Francia te lo aspetti, ma, a complicare le cose, il naturale complemento del bidet (ciò che nei testi specializzati è definito: "il ceramico"), è collocato in un vano distinto e separato. Un vano talmente piccolo che, se il nostro eroe avesse un grado in più di presbiopìa, non riuscirebbe nemmeno a leggere durante l'exploit, perché le braccia gli sbatterebbero sulla porta.

Ora, mi domando e dico: i Francesi sono un popolo antico e civile che ha, da sempre, influenzato la storia, il costume e l'arte mondiali. Com'è possibile, dico io, che cotanto popolo non capisca l'esigenza di un lavacro, dopo l'espletamento di certune incombenze?
Hanno avuto Manet, hanno avuto Monet: PERCHÉ non hanno bidet?

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