venerdì 2 aprile 2010

L'aria che tira...

...è stata chiara fin dall'arrivo sui cieli di Francia: guardando giù dal finestrino dell'aereo, il blu del del mare davanti a Nizza appariva tutto striato dal bianco delle creste bianche delle onde. "Dev'essere un effetto locale," ha pensato il Velista Mascherato, intravedendo, sullo sfondo, le cime innevate delle Alpi. "Hyères è centottanta chilometri da Nizza: magari lì è più calmo..." Ma non era. Ieri sera, prima di tornare in albergo, il Velista Mascherato è passato a guardare le previsioni del tempo in Capitaneria: quindici nodi a mezzogiorno, venti nodi verso le due. Si aspettava, per ciò, una situazione con vento teso e onda, nella quale avrebbe fatto fatica a tenere dritta la sua barca, ed è precisamente quella che trova al mattino; solo che, una volta fuori dal porticciolo di Hyères, le cose peggiorano. I Laser standard regatano nel campo "alfa", un paio di miglia (al lasco) a destra del porto. Il Velista Mascherato si fa il segno della croce, poi lasca randa e poggia nel vento. Malgrado la deriva sia intenzionalmente ancora tutta giù, la barchetta parte in planata, cominciando ad accelerare. Vedendo che non muore, il nostro eroe alza la deriva fino a che non sente più il rumore dell'acqua in cavitazione sotto allo scafo e passa i minuti seguenti in uno stato di completa esaltazione, crescente di pari passo con la velocità a cui sfreccia impavido sui flutti. Arrivato nell'area della partenza, si è quasi convinto di potercela fare, ma basta un bordo di bolina per farlo ricredere: alla seconda virata, la scotta gli si impiglia in un piede, regalandogli la prima scuffia della giornata. Il bagno freddo gli schiarisce le idee. Risalito a bordo, il Velista Mascherato si rende conto di aver osato troppo: se scuffia di bolina, cosa succederà, in poppa? Come se non bastasse, la linea di partenza va sempre più affollandosi e lui non è assolutamente certo di riuscire a controllare la barca in una situazione di traffico intenso. Se mai, il contrario. "Faccio una cosa," pensa il nostro eroe. "Adesso vado verso il porto e resto lì a fare pratica, tanto, ho altri tre giorni per regatare..." L'idea, in sè, non è del tutto sbagliata, ma non tiene conto dei salti di vento causati, sotto costa, dall'abitato di Hyères. Mentre al largo il vento passa da 20 a 25 nodi sotto raffica, sotto costa passa da 20 a 0 nodi nell'arco di pochi metri, tornando poi ai 20 nodi iniziali. Di rientrare in porto, sfilando in senso opposto alla processione di barche che uscivano, non se ne parla nemmeno, così il Velista Mascherato decide di provare a fare un bordo in poppa. Poggia poggia poggia, lasca lasca lasca, la barca sembrata tranquillizzarsi e il nostro eroe si può finalmente rilassare. "Non faccio niente," pensa. "Lascio che la barca vada da sola..." Un attimo dopo, è in acqua. Raddrizzata la barca, il Velista Mascherato decide di tornare a terra e, con una bolina prudente, si avvicina all'antimurale del porto, cercando con gli occhi il gommone del suo allenatore con la stessa trepidante speranza con cui un bambino, smarritosi in un grande magazzino, cerca la sua mamma. "Mi ha detto che ha un gommone rosso..." pensa il nostro eroe. "Peccato che qui hanno TUTTI un gommone rosso!.. Adesso viro e..." Un attimo dopo è in acqua. In piedi sulla pancia della sua barca, capovoltasi per la seconda volta consecutiva a centottanta gradi, il Velista Mascherato vede avvicinarsi il commone del suo allenatore. "Tocchi il fondo?" gli chiede il suo mèntore e, vuoi per la stanchezza, vuoi per l'umiliazione, il nostro eroe ci mette un po' a capire che si riferisce alla punta dell'albero.

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