lunedì 5 aprile 2010

Deus ex banchina (seconda parte)

Insomma, si scopre che il biondo non è uno dei tanti disutili che vagano per il porticciolo di Hyères (giusto ieri il nostro eroe stava per falciare un'intera famigliola che deambulava lungo la banchina, incurante dei boma che si agitavano nel vento...) ma un (ex)laserista di nome Luke, che adesso regata sui Finn. Il Velista Mascherato gli racconta quello che gli è successo poco prima e l'altro, con la sicurezza che deriva dall'esperienza, gli spiega che il problema è di nuovo il vang: se quando viri lo tieni cazzato (e il nostro eroe lo teneva MOLTO cazzato...), anche con la scotta mollata, la balumina resta tesa e fa sì che la barca tenda comunque a orzare. "When you tack, you've got to loose vang", ripete Luke, senza spiegare però quante estremità prensili si suppone che abbia un laserista: se una mano impugna la barra del timone e l'altra regge la scotta, con COSA, si molla (e poi si cazza) il vang, durante una virata?

Comnuque, a parte questi piccoli dubbî, la sua spiegazione convince il Velista Mascherato che decide per ciò di riuscire in mare. Mette di nuovo in acqua il suo Laser, poi si avventura oltre il riparo offerto dagli yacht alla fonda. Da quello che può vedere, mentre si avvicina all'imboccatura del porto, l'intensità del vento non è aumentata rispetto alla sua prima uscita. Per sincerarsene, chiede informazioni a un Oceanis che sta andando all'ormeggio.
"Thirty knots," rispondono da bordo. "Maybe more."
Il Velista Mascherato, perplesso, guata le onde prodotte dal vento davanti all'imboccatura del porto.
"Quelli non sono trenta nodi," si dice. "'Sti francesi non sanno nemmeno leggere un anemometro. Giusto su un Oceanis, possono andare..."
Avvolto nella sua sicumera come in un caldo mantello, percorre i pochi metri che lo separano dall'acqua libera, poi è fuori.
"Macché trenta nodi!" pensa. "Questi saranno al massimo ventott..."
Un attimo dopo, è in acqua.

Raddrizza la barca e ci si getta sopra con la grazia di un leone di mare, poi si porta a debita distanza dall'antimurale. Quando non è né troppo vicino, né troppo lontano (non si sa mai...), orza, passando dal traverso alla bolina. Orza ancora, mettendo la barca al vento; lasca il vang, poi, cautamente, prova a fare marcia indietro e... FUNZIONA! Esaltato da questo primo risultato, decide di provare qualche bordo di bolina.
"On the puffs," gli ha detto Luke, "you've got to sheet out and hike hard".
Il Velista Mascherato ha qualche dubbio sullo spelling di quest'ultima frase, ma fa del suo meglio per tenere giù la barca. Facile, se sei alto un metro e ottanta e la cosa più larga del tuo corpo sono le spalle; un po' meno facile se, al contrario, devi rimboccarti i pantaloni della muta e la tua silhouette ricorda piuttosto un rombo che un triangolo. Ma ce la fa e, se non altro, la paura di scuffiare gli fa perdere per sempre la brutta abitudine di bloccare lo stick del timone sotto al sedere durante la virata. Dopo un po', però, i quadricipiti cominciano a fargli male, così poggia un po' e si concede un esaltante bordo al traverso, con la barca che plana su pochi centimetri quadri di scafo. "Fra un po' devo abbattere," pensa. "Ma se abbatto, sicuro che scuffio." In pochi secondi (si sta allontando troppo dal Mondo civilizzato) deve decidere se sia più nobile soffrire le frecce e gli strali dell'oltraggiosa strambata o se contro essi fare il paraculo e virare. Sceglie di abbattere e, sempre con cautela, comincia a poggiare e a lascare randa. La barca, ovviamente, accelera. "Adesso me la metto per cappello," preconizza il nostro eroe, mentre la vela comincia a non essere più tanto sicura che sia quello, il lato giusto su cui stare. Pronto al tuffo, il Velista Mascherato recupera scotta e continua a poggiare. Un attimo dopo... è sulle nuove mure. "Sono vivo!" pensa, mentre torna veloce verso il porto. Stordito dall'adrenalina, pensa a come aumentare la velocità: alza ancora un poco la deriva e si sporge in avanti per lascare il vang.
Un attimo dopo, è in acqua.

Con la scotta stretta nel pugno ("Non dovete MAI lasciare la scotta!" li ha ammoniti durante il briefing il Coach Mascherato) raddrizza per l'ennesima volta la barca e si issa a bordo, ma stavolta si concede qualche secondo per riprendere fiato. È stanco; soddisfatto, ma stanco, così, decide di rientrare. Sulla via del ritorno, quando è già dentro al porto, incontra l'americano che va ad allenarsi con il suo Finn. Al Velista Mascherato piacerebbe seguirlo, ma non potrebbe stargli dietro, quindi prosegue la sua rotta verso le rampe di alaggio.

Per questa volta, basta così.

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