lunedì 29 marzo 2010

Le femminelle con il buco stretto

Proper course, un blog americano dedicato al Laser, ha come motto la frase: "Cheat the nursing home. Die on your LASER!". Io devo dire che l'ho preso in parola, iscrivendomi alla Europa Cup a Hyères, solo che, mentre Tillerman è un nonno di più di sessant'anni, io sono uno zio di nemmeno cinquanta e forse sarebbe il caso di non affrettare gli eventi.
Come che sia, pare proprio che dovrò andare a sciacquare la mia vela nuova nelle acque della Costa Azzurra: trovato l'albergo, risolto per il viaggio (aereo fino a Nizza, poi treno), fatta l'iscrizione all'Assolaser, l'assicurazione RC e acquistati dal sito di Ezio Fonda il CD con le regole di regata e il manuale illustrato delle regole di rotta. Domani mattina andrò a caricare sul carrello la barca, poi dovrò solo passare all'agenzia di viaggio a ritirare (e pagare) i biglietti.
In altre parole: addio.
Non sono assolutamente preparato a cinque giorni di competizione ad alto livello. Per la precisione, non sono preparato nemmeno a due ore di competizione a livello medio. L'unica che è in gran forma è la mia barca: ho comprato una vela nuova, uno stick in carbonio in sostituzione del viscido tubicino di alluminio che avevo prima e soprattutto, seguendo il suggerimento del mio allenatore, ho cambiato le femminelle del timone. Ieri abbiamo fatto un'uscita di prova con un amico e la barca sembrava un'altra: la stessa sensazione piacevole che provo dopo aver cambiato le gomme alla moto.


Sabato pomeriggio ho anche attaccato il numero velico alla randa, ma al negozio si erano scordati di darmi la "A" di "ITA", perciò, per il momento, ho la barca che ricorda indifferentemente un film di Steven King o il cugino della famiglia Addams. Del tutto in linea con le mie doti di timoniere, quindi.
Ho ancora dei grossi problemi a capire come debba essere regolata la randa al lasco, ma se non altro ho stabilito che il vang è meglio allentarlo un po': la superficie complessiva si riduce un tantino, ma la forma della vela mi piace molto di più e, soprattutto, sembra piacere di più anche alla barca. Di poppa le cose vanno un po' meglio: cerco di utilizzare il timone il meno possibile; ho trovato una posizione abbastanza comoda per i lunghi bordi in strapoggia e, lentamente, sto cominciando a capire il rapporto fra la direzione del vento e la posizione della randa. Nel frattempo, uno psicanalista junghiano mi sta aiutando a superare il terrore delle strambate: se tutto va bene, fra una decina d'anni dovrei riuscire a superarlo. Di bolina, il problema è il fisico. Ha ragione Alessandro, quando dice: "Tieni la barca piatta! Anche quando c'hai il culo in acqua, la barca non è ancora piatta...", il problema è riuscirci; o, almeno, riuscirci per più di qualche minuto.
Insomma, la mia ultima speranza, se voglio evitare la morte per sfinimento a Hyères, è la Regola 42: appena entra Maestrale o appena mi sento stanco, comincio a pompare e/o a schienare, così mi squalificano e io me ne posso tornare in albergo.

Á la guerre comme à la guerre...

venerdì 26 marzo 2010

Grazie, Mimmo! (seconda parte)

La saletta dove avviene il massaggio è stata costruita sul modello delle celle di Guantanamo, ma è più scomoda, perché c'è il lettino al centro e, intorno, giusto lo spazio per passare. Nell'aria aleggiano l'odore di sandalo (non l'essenza: la calzatura) e le note di una musichina new-age che sembra la versione soft di Govinda dei Kula Shaker. Volevano suonarla anche a Guantanamo, ma le associazioni umanitarie gliel'hanno impedito.
La donna che farà il massaggio (è più lungo di: "massaggiatrice", ma non ingenera equivoci) fa sdraiare il nostro eroe sul lettino, poi prende un flacone di olio e glielo spruzza su un polpaccio.
"Ma è caldo!" esclama, sorpreso il Velista Mascherato e aggiunge: "Guardi, che se le vedo prendere una carota o un sedano, urlo".
La donna non si scompone. In realtà, non è una massaggiatrice (dell'una o dell'altra specie), bensì una spia del perfido Mimmo, che comincia a interrogarlo, cercando di carpirgli dei segreti da rivelare poi al suo perfido capo.
"E' la prima volta che fa un massaggio qui da noi?"
"Sì," ammette il Velista Mascherato. "E' stato un regalo di nozze."
"Si è sposato? congratulazioni.."
"Mah," dice il Velista Mascherato, mentre lei continua a prepararlo per la fricassea "l'unica cosa che è cambiata è il mio profilo su Facebook.."
"Facebook.." commenta con finta nonchalance l'aiuto-cuoco. "A me non piace, quella roba."
"Io mi ci guadagno da vivere," risponde, incautamente, il Velista Mascherato. "Mi occupo di sicurezza informatica, e Facebook è una miniera d'oro, per i ladri d'identità."
A questa rivelazione seguono i primi venti secondi di silenzio da quando è cominciato il massaggio (tranne, ovviamente, la musichina plin-plon-plan, plin-plon-plan di sottofondo), ma quando, finalmente, il Velista Mascherato conincia a rilassarsi, comincia l'attacco vero e proprio.
"Senta," chiede la donna. "Posso chiederle un consiglio su un problema che ho con Facebook?"
"Mi dica," risponde il nostro. Quando chi ti chiede un favore, nel contempo, ti sta colpendo con il taglio della mano a pochi centimetri dalle gonadi, la tendenza è quella di concederglielo senza indugi, per evitare che intensifichi la forza e sposti la mira.
"Io, quando ero in lite con mio marito.."
È la fine della pace: a questa premessa, già temibile di suo, segue il resoconto dettagliato delle traversìe sentimentali della massoterapista che dura ininterrotto fino al termine dei cinquanta minuti di massaggio.
Non starò qui a tediarvi con i dettagli, dirò solo che, più che problemi con Facebook, si trattava di problemi con un tizio che aveva conosciuto su una chat-line SMS e che adesso la tampinava via Web impicciandosi anche di ciò che facevano il di lei marito e il di lei figlio. Come se non bastasse, nei momenti in cui il racconto si sofferma sulle molestie del terzo incomodo, la donna intensifica la violenza del massaggio tanto che, alla fine del "trattamento" il Velista Mascherato si ritrova più dolorante di quando fosse all'inizio. Sicuramente, più stressato.

"Adesso si rilassi qualche minuto, poi può venire in saletta relax a bere un té," dice la donna, uscendo dalla saletta.
"Posso farmi una doccia per levare l'olio?" chiede, faccia in giù nel lettino, il nostro eroe.
"L'olio lo deve tenere: fa bene alla pelle," risponde lei, ed esce.
Perso nella sua imitazione dell'anatra alla pechinese, il Velista Mascherato riflette sulle sue prossime azioni. Il programma prevede il té nella sala relax, ma, visti i precedenti, teme che, una volta lì, gli chiedano di verificare la sicurezza della loro rete wireless. La doccia, si è capito che non la può fare, quindi, l'unica scelta che gli rimane è vestirsi e sgattajolare fuori nel minor tempo possibile, così, si alza e, infilatosi le ciabattine, ritorna nello spogliatoio dove un ragazzo sta combattendo con i mini-armadietti.
"Le scarpe le conviene lasciarle fuori," gli consiglia il Velista Mascherato, con il tono e la sicurezza del veterano.
"Ah, grazie," risponde il neofita. "Sa, è la prima volta. È il compleanno della mia ragazza e ho dovuto cedere.."
Il Velista Mascherato annuisce comprensivo: sono le conseguenze nefaste della riproduzione sessuata. C'è passato anche lui, una volta, ma per fortuna adesso è un uomo sposato.

mercoledì 24 marzo 2010

Grazie, Mimmo! (prima parte)

Come tutti gli eroi mascherati, anche il Velista Mascherato ha un suo arci-nemico. Batman ha il Joker, l'Uomo Ragno ha Goblin, il Velista Mascherato ha Mimmo: un esperto di arti marziali che trae i suoi poteri dalla cucina tradizionale pugliese.
Sì, lo so: un arci-nemico che si chiama come un personaggio di Verdone non dovrebbe fare paura a nessuno, ma è proprio questo che lo rende pericolosissimo, perché Mimmo sembra innocuo, ma in realtà è subdolo e malvagio.
Tanto per dirne una, quando il Velista Mascherato si è sposato, Mimmo gli ha fatto un regalo: un buono per dei massaggi ayurvedici che, in teoria, dovrebbero combattere lo stress e rilassare il sistema nervoso, ma che, nel caso specifico, erano una trappola per ottenere l'effetto opposto..

Arrivato, puntuale, alle 18:00 al centro massaggi, il Velista Mascherato si vede consegnare un involto contenente:

n. 1 asciugamano
n. 1 paio di ciabattine in tessuto
n. 1 slippino da lottatore di sumo gay

"Ha un buono regalo?" gli chiede la signorina all'accettazione.
"Sì," risponde il Velista Mascherato. "Mia moglie me lo sta portando"
"Allora, aspettiamo sua moglie."
Perplesso dalla mancanza di fiducia, il Velista Mascherato telefona a sua moglie, che è in arrivo; poi, visto che il tempo scorre inesorabile, si infila nello spogliatojo per cambiarsi.
Pigiati i suoi indumenti in un armadietto grande quanto un faldone porta-documenti, il Velista Mascherato deve affrontare il problema slippino: due triangoli di tessuto-non-tessuto bluette, uniti da un sottile elastico in tinta.

Gli slip, il Velista Mascherato li porta solo quando va a correre o in palestra: altrimenti, indossa dei boxer. Il massaggio, pensava che si facesse con l'asciugamano avvolto attorno ai lombi: lo slippino da femminiello lo coglie del tutto impreparato. Ciò non ostante, il suo innato rispetto delle regole lo spinge a fare un tentativo; così, si toglie i boxer e, simile a un fachiro che tenti di entrare una Samsonite, indossa il vezzoso capo d'abbigliamento. Il tipo che è nello spogliatojo con lui, lo guarda con malcelata compassione. Indossa delle mutande a calzoncino nere che risulterebbero laide anche su un sito per scambisti, ma almeno non è ridicolo.
Il Velista Mascherato si toglie lo slippino e lo getta via, sdegnato; poi si rimette i boxer e, per un attimo, considera l'ipotesi di rivestirsi e andarsene - se questo è rilassarsi, tanto vale risalire in macchina e farsi tutto il lungotevere col traffico serale - ma gli secca di sciupare un regalo; così, prima di rinunciare, decide di scoprire se sia possibile fare 'sto benedetto massaggio ajurcoso senza abiurare la propria dignità. Si avvolge l'asciugamano intorno ai fianchi e apre la porta con su scritto: "Sale massaggi"..

FINE PRIMA PARTE

domenica 21 marzo 2010

Cazzate primaverili

Ripensandoci, forse è un bene, che non si trovi un albergo a Hyères: La Costa Azzurra, a primavera, non è che sia 'sto granché, capace che piove tutto il tempo. D'accordo: mia moglie ha bisogno di una vacanza e l'aria di mare le farebbe benone, ma nulla le vieta di andare ad Atene con i suoi genitori, mentre io posso cercarmi un imbarco per Pasquavela...

Il fatto è che sono sfinito. Questa sera, dopo la lezione, ho cercato di sollevare il tubone che contiene la mia vela nuova, ma non riuscivo a stringere le mani. Mi fanno male i quadricipiti e tutti i muscoli della schiena. Come se non bastasse, poco fa, mi ha telefonato l'avvocato delle mie vertebre cervicali. Ha detto solo: "Ci vedremo in tribunale".
Sento la voce del Maestro Joda che dice: "Il tuo addestramento è incompleto, giovane Luke!" e mi chiedo, visto che sto così dopo soli due giorni di uscite consecutive, come farò a sopravvivere ai cinque giorni di Hyères.

E tutto questo, senza contare il fatto che, negli ultimi cinque anni, non sono mai uscito in mare con qualcosa di più piccolo di un J24.
E che potrebbero esserci gli squali.
E che detesto il cibo francese.
E il Pastis.

Per fortuna, martedì ho prenotato un massaggio ayurvedico...

sabato 20 marzo 2010

Hyeres, oggi e domani

Ho pensato bene di iscrivermi alla Europa Cup di Hyères, nella settimana di Pasqua: se proprio devo arrivare ultimo in una competizione, tanto vale arrivare ultimo in una competizione importante. Inoltre, Hyères è lontana, complicata da raggiungere e francofona: quando diranno "dernièr" potrò far finta di non capire. Ho comprato una vela nuova, dando indietro la Radial che avevo acquistato controvoglia, ho controllato la mia iscrizione all'Assolaser e ho detto a mia moglie che per Pasqua la porto in Costa Azzurra. Devo solo trovare un posto in albergo, poi ho fatto tutto. Oggi pomeriggio ci sarà un allenamento straordinario (non in senso qualitativo, ma quantitativo): con l'aiuto di sensori GPS valuteremo le velocità su un tracciato con rotte predefinite; domani, poi, ci sarà lezione come al solito. Sono molto motivato.

martedì 16 marzo 2010

L'evento di settembre

Ho comprato il mio Laser il 4 settembre 2009, cinque giorni prima di sposarmi. La motivazione ufficiale era fare in modo che ci fosse comunque qualcosa da singolo, nella mia vita; le motivazioni vere erano altre.
La prima, e più importante, era la necessità di avere una valvola di sfogo, qualcosa da fare che mi distraesse dai miei obblighi familiari e professionali: era stata un'estate piuttosto complicata e tutto lasciava presupporre che l'autunno non sarebbe stato da meno.

In termini più strettamente velistici, ero stanco delle regate del campionato invernale: un po' perché a Fiumicino o non c'è vento o ce n'è troppo e non si riesce a uscire; un po' perché non ne potevo più delle classifiche in tempo compensato. Il rating è una regola tanto assurda quanto facile da eludere: io volevo qualcosa dove l'ordine d'arrivo fosse determinato dall'ordine di arrivo e non dalle caratteristiche della barca.

Stando così le cose, avevo tre possibilità: accattonare un imbarco su un Melges, un X35 o un J24; accettare l'invito dei miei amici Sniper-isti e passare l'inverno ad Anzio; comprarmi una deriva.
Ho scelto la terza ipotesi perché era quella che mi costringeva a fare ciò che meno mi piace, in barca: timonare.

X aspera @ astra

Il fatto è che, lasciato a me stesso, tendo a essere borioso.
Mi succede sempre: appena riesco a fare qualcosa benino, mi comporto, parlo e, quel che è peggio, penso come se la facessi benissimo. È un fenomeno che non riesco a controllare, qualcosa di simile alle secrezioni del mio sistema endocrino; posso solo cercare di mitigarlo, dedicandomi ciclicamente a delle nuove attività, delle quali so o poco o niente. Ricominciare da zero, essere l'ultimo arrivato in una qualsivoglia applicazione dell'umano ingegno, mi ricorda di quanto sono lento a capire e mi aiuta a contrastare la marea montante della mia superbia.
Della mia spesso immotivata superbia, per essere precisi: perché non è che io sia mai arrivato a chissà quali livelli, nelle mie precedenti e multiformi passioni. Se in alcuni casi ho un curriculum migliore della massa, è solo perché ho avuto la fortuna di avere dei buoni maestri.

E perché la massa sono un branco di pippe.

lunedì 15 marzo 2010

Coming soon

No: non intendo parlare di ejaculazione precoce, voglio solo dire che, a breve, comincerò a scrivere su questo blog. Emozionati, eh?