domenica 12 dicembre 2010

Right or wrong, I'm still the capsize...

Aveva ragione il Vecchio Santiago: il Mare è come una bella donna e come una bella donna, non sopporta che la si trascuri. Al lago, puoi permetterti di andarci solo la domenica, al mare no: devi allenarti come si deve.
Per molti di voi questo suonerà ovvio (anche per me, ora che ci penso), ma il Velista Mascherato l'ha capito solo oggi, e nella maniera più dolorosa.
A sua parziale discolpa, va detto che, fino al momento di andare in acqua, aveva fatto tutte le cose per benino: ieri si era riposato, aveva cenato a casa bevendo solo acqua ed era andto a letto presto, dormendo quasi otto ore.
Sfortunatamente, però, nella mattinata, una serie di episodî spiacevoli, avevano alterato il suo umore, rendendolo, se possibile, più scorbutico del solito; così, è sceso in acqua in ritardo, non ha potuto fare nemmeno un bordo di prova né sulla linea di partenza, né sul campo di regata e ne ha pagato le conseguenze.
Le condizioni meteo gli hanno dato una mano, con onda incrociata e vento che, oltre a variare sensibilmente di intensità, saltava da una parte all'altra come un pugile alla prima ripresa, ma il problema grosso è che non si sta allenando come dovrebbe e quel poco che ha imparato in primavera e in estate, i pochi automatismi acquisiti, li sta perdendo, nemmeno tanto lentamente.
Quando è uscito dall'acqua, in anticipo rispetto alla flotta (per i motivi che non faticherete a immaginare, guardando il filmato), era deciso a mollare tutto e ritornarsene al lago, ma già all'altezza di Torrimpietra, sulla strada del ritorno, aveva cambiato idea: resterà al mare, unico adulto in un branco di ragazzini, a farsi umiliare dai suddetti ragazzini e dai flutti fino a che sarà necessario.

Sarà un lungo inverno...

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mercoledì 8 dicembre 2010

Un mercoledì da orsacchiotti

Tenetelo bene a mente: se l'indomani avete regata ed è tre giorni che tira scirocco, la sera, statevene a casa, mangiate leggero e andate a letto presto. Al contrario, andare a cena in trattoria, ordinare rigatoni con la pajata e bocconcini di provola affumicata arrotolati nel lardo di Colonnata, passati in forno e inasporiti con aceto balsamico, anche se la trattoria si chiama "Dal Timoniere", potrebbe rivelarsi una scelta nefasta e causarvi: a) sonno agitato da incubi introspettivi di chiara ispirazione junghiana; b) acidità di stomaco al risveglio, che nemmeno un broker newyorkese; c) spossatezza e allungamento indeterminato dei tempi di recupero, una volta in acqua.
Se poi, come il nostro eroe, avete passato ampiamente la quarantina, alla spossatezza potrebbero unirsi degli inquietanti momenti di dissociazione dalla realtà nei quali avrete la netta impressione di essere uno dei personaggi de: "La Terra Desolata" di Eliot: Madame Sosostris, Stetson o, nella peggiore delle ipotesi, Phlebas, il marinaio fenicio...

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domenica 28 novembre 2010

Menocinque

Il Velista Mascherato, questo fine settimana, è tornato a Bergen a trovare suo fratello.
Quando si erano sentiti, il giorno prima della sua partenza, il noto biologo marino gli aveva detto: "Guarda che fa freddo..", che, detto da uno che vive in Norvegia, è un avviso che non si può prendere sottogamba, ma per quanto il nostro eroe si fosse preparato, infilando nel suo bagaglio due maglie termiche e una calzamaglia Devold (worn by Norwegians since 1853), uscito dell'aeroporto di Flesland si è reso rapidamente conto di aver sottovalutato il problema.
"Qui fa meno dieci," gli ha detto il Biologo Mascherato, mentre salivano in auto e, per prima cosa, accendevano il riscaldamento lombare dei sedili "ma a Bergen ci sono cinque gradi in più."
Sfortunatamente, però, a Bergen, oltre ai cinque gradi, c'era, in più, anche un accidente di vento gelido da nord, ancora odoroso di orso bianco, che amplificava malignamente la sensazione di freddo, penetrando anche nel più piccolo spiraglio del vestimento.

In simili condizioni, è difficile spiegarsi cosa possa aver spinto degli esseri umani a vivere in un luogo così inospitale; non tanto oggi, che è un Paese ricco (ci sono pesce, legname, petrolio e un numero di abitanti inferiore a quello di Roma), ma cento, duecento o anche trecento anni fa, quando non esistevano i pavimenti riscaldati e il "top di gamma" dell'abbigliamento tecnico erano le pelli di foca.
Poi, però, mentre cammini per il mercato del pesce, battendo i piedi per riscaldarli, vedi dei ragazzini che escono in Optimist e capisci il freddo non è un problema, ma un sintomo...

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domenica 21 novembre 2010

Avviso di burrasca

Oggi, secondo il Coach Mascherato, non era il caso di scendere in acqua...

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lunedì 15 novembre 2010

La seconda prova

Il Velista Mascherato era sceso in acqua un po' prima degli altri concorrenti e si era avvicinato alla linea di partenza, lungo la quale sfilavano i 470, in attesa del segnale di avviso. Il vento era poco e l'onda fastidiosa; dei quindici (15) nodi di scirocco pronosticati da Windguru, nemmeno l'ombra.
La linea di partenza era corta, ma tutto sommato ben posizionata e l'unico discriminante riguardo il lato del campo di gara da preferire sembrava essere l'onda, dritta in faccia con mure a dritta.
"Adesso guardo cosa fanno i 470, così mi regolo," aveva pensato il nostro eroe, ma, sia in partenza che nel secondo lato di bolina, la flotta dei 470 si era divisa in due gruppi più o meno omogenei, lasciando quindi intendere che i lati del campo di gara fossero tutto sommato equivalenti.
Le sue esperienze dirette, durante la regata in solitario nella prima manche, avevano confermato questa teoria: il campo di gara faceva schifo sia a destra che a sinistra, con vento che andava e veniva e con un moto ondoso in aumento che quasi quasi gli faceva rimpiangere l'ondina stizzosa del lago. Quasi.

Tutto ciò considerato e visto che il grosso della flotta dei Laser, costituito prevalentemente da 4.7, si stava accalcando, com'è tipico della specie, nei pressi della barca giuria, il Velista Mascherato ha deciso di adottare la seguente strategia: partire in boa, fare un breve tratto con mure a dritta poi, prima di finire nei rifiuti dei 470 che stavano tornando di bolina, virare e sfilare davanti al gruppone mure a sinistra, approfittando della maggior velocità del suo Standard rispetto alle altre barche, meno invelate.
L'idea, in sé, era buona e avrebbe anche funzionato, se il "breve tratto con mure a dritta" fosse stato un po' meno breve.
Preoccupato dall'idea di finire sottovento agli spinnaker dei 470, il nostro eroe ha virato troppo presto e, perso in virata il poco vantaggio che aveva acquisito, si è trovato a dover attraversare, mure a sinistra, il gruppone dei 4.7 e dei Radial, perdendo così, tempo e posizioni.

Tornato in aria libera, era secondo, a quattro/cinque lunghezze dall'altro Standard in gara; a metà del bordo di bolina, il distacco era aumentato a dieci lunghezze e, quel che è peggio, c'era un Radial che, incurante della sua supposta inferiorità, sembrava volersi unire alla festa.
Rispetto alla prima prova, il vento era calato e si era spostato leggermente verso sinistra, perciò il nostro eroe ha deciso di tentare il colpaccio: salire con un unico bordo mure a sinistra fino all'altezza della boa e poi correre al traverso o di bolina larga, cercando di recuperare un po' di svantaggio.
L'idea, in sé era buona e avrebbe anche funzionato, se non fosse stato che un Radial, che aveva scelto una strategia opposta, portandosi nel lato sinistro del campo di regata, era riuscito a passare primo in boa, sfilando anche l'altro Standard.

Perdere contro un altro Standard, il Velista Mascherato ci può anche stare, anzi, diciamo pure che c'è abituato, ma farsi mettere dietro da un ragazzino con la vela dei Puffi, è un oltraggio al quale non può sottomettersi passivamente. Ringalluzzito dal fatto che la sua strategia gli abbia permesso di recuperare un po' dello svantaggio accumulato durante la bolina e galvanizzato dal ricordo del suo indiscutibile primato nella regata precedente, decide che nel bordo di poppa gliela farà vedere lui, a quei due irrispettosi giovinastri.

In uno dei tanti libri con cui si è ottenebrato i sensi, all'inizio della sua avventura sul Laser, il nostro eroe ha letto la frase:
"you go fastest on runs when you are on the brisk of the disaster"
Anche se non ha ancora scoperto cosa voglia dire brisk, ma il senso generale della frase lo ha afferrato lo stesso e decide di metterlo in pratica proprio qui e ora, perché, solo ora lo capisce, quando hai assaporato il gusto del primato, non riesci più ad accontentarti dei gradini inferiori del podio.
"Es gibt keinen Ersatz für Siege," pensa il nostro eroe, citando quello che era il motto dei piloti della Luftwaffe durante la Seconda Guerra Mondiale e si getta in picchiata con il suo Stuka.
I sette metri quadri della sua vela gli conferiscono un certo vantaggio rispetto al Radial, ma il vento sta lentamente calando e la differenza di peso, in questo caso a suo sfavore, rimette in pari il bilancio; la sua unica possibilità, quindi, sono le onde: deve riuscire a sfruttarle il più possibile...

L'idea, in sé è buona e sembra anche funzionare, perché a metà del bordo di poppa il suo distacco si è nettamente ridotto. Notizia ancor più lieta, mentre lui sta zigzagando fra le onde come un astuto biscione, i due fanciulli sembrano preferire una rotta rettilina, sicuramente più prudente, ma meno veloce.
"Se continua così," pensa il Velista Mascherato "alla prossima bolina gli passo davanti..."
Un attimo dopo, è in acqua.

Non c'è tempo di adirarsi né di pensare a cosa sia successo: deve rimettere dritta la barca perché, lo scopre solo adesso, il laser Radial che gli aveva incrociato davanti a metà del bordo di bolina è ancora alle sue spalle e, se non si sbriga, gli passerà davanti.

Ci riesce, in effetti, ma le sue speranze di un'ulteriore rimonta si infrangono contro la brutale realtà di questo grigio pomeriggio autunnale: finito il vento, la regata è stata ridotta a un solo giro; la boa di poppa è adesso anche la boa di arrivo.

La doppierà terzo, un paio di lunghezze davanti al suo inseguitore.

domenica 14 novembre 2010

Es gibt keinen Ersatz für Siege

Un giorno raccoglierò in un libro tutte le frasi che ho sentito dire a Sergio in questi fortunati anni in cui ho avuto il piacere e l'onore di andare in mare con lui. In quel libro, vicino a Grandi Verità Evocative come:
"Se è colla, incolla; se è merda, puzza"
ci sarà una frase che mi disse giusto agli inizii della nostra frequentazione, in un momento in cui sarebbe stato meglio per lui tacere questa scomoda verità:
"Quando uno dice: Sono arrivato primo, dovrebbe dire sempre contro chi stava gareggiando.."
Tutto questo preambolo per dirvi due cose: la prima è che, come provano le due immagini qui sotto, il Velista Mascherato ha vinto la sua prima regata e, classificandosi terzo alla regata successiva, si è piazzato al primo posto nella classifica provvisoria del Campionato Invernale..


La seconda è contro chi, appunto, il nostro eroe stesse gareggiando.
Nessuno.

Il fatto è che, per un bizzarro caso del Destino, o forse per la benfica influenza del suo numero di gara, al via della prima prova non c'era nessun Laser Standard, ma solo dei 4.7 e dei Radial; come dire che il nostro eroe correva in moto con una 750 cc contro delle 450 e delle 500. Le condizioni meteo erano gaglioffe, d'accordo, con vento scarso e mezzo metro d'onda in aumento, ma anche così, perdere sarebbe stato veramente difficile.
Il solo momento di incertezza c'è stato all'arrivo sulla prima boa di bolina, iniziando il bordo di lasco verso la seconda boa, perché l'Abebe Bikila dei flutti non si ricordava se, da lì, sarebbe dovuto scendere di poppa o fare un altro lasco, ma, a parte questo, la gara si è svolta, per lui, nella massima tranquillità, interrotta solo, di quando in quando, da qualche risolino nervoso.

Più interessante, dal punto di vista agonistico e da quello anedottico, la seconda prova, quando, ai partenti della prima manche, si sono aggiunti dei ritardatarii, fra cui un ragazzo con un Laser Standard.
Questo, però, ve lo racconto la prossima volta.

sabato 13 novembre 2010

Il ritorno del Velista Mascherato

Il Velista Mascherato, va a letto presto, questa sera.
Il Velista Mascherato è stanco: oggi ha caricato il suo Laser sull'auto e lo ha portato a Santa Marinella, dove, domani, prenderà il via il Campionato Invernale 2010-2011.
Il Velista Mascherato si rende conto che c'è qualcosa di sottilmente perverso e masochista nelle sue scelte, dacché ha passato l'estate sudando sui cabinati e adesso che ricomincia a fare freddo torna a congelarsi sulle derive, ma non ci fa caso più di tanto: sono altre, le cose che lo preoccupano.

La scorsa settimana ha fatto un'uscita di allenamento al lago - la terza, da agosto - e anche se, nel complesso, le cose non sono andate poi malaccio, deve ammettere che, mentre i dieci mesi passati sul Laser gli hanno fatto un gran bene, come velista sui "barconi", due mesi sui barconi non gli hanno fatto per niente bene come laserista: ha perso quei pochi automatismi che aveva faticosamente acquisito e la sua forma fisica, malgrado il calo di peso e la corsa, non è più quella di giugno.

E domani, c'è regata: regole da ricordare, segnali da interpretare, precedenze da concedere o pretendere, penalità da espiare. Quanti giri si devono fare, se si tocca una boa? quanti, se si infrange la Sacra Regola Quarantadue? Uno? Due?..
Il nostro eroe non se lo ricorda più. Oggi, quando si è iscritto, non si ricordava più nemmeno il suo numero velico, fortuna che era scritto sull'assicurazione.

È riuscito a farsi assegnare il numero ventiré: speriamo aiuti...


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giovedì 19 agosto 2010

Gaeta, la Sagra della Cozza

Quando sua moglie gli ha proposto di andare alla Sagra della Cozza, che si sarebbe tenuta quella sera nel piazzale antistante l'ormeggio della barca, il Velista Mascherato ha risposto:
"Va bene, ma se non vedo né ragazze brutte né mitili, io me ne vado."

Di seguito, trovate le sue impressioni a caldo sull'evento e, nel caso pensaste che stia esagerando, il link a un filmato su YouTube che comprova le sue affermazioni:

La Sagra della Cozza - parte I
La Sagra della Cozza - parte II
La Sagra della Cozza - il video

lunedì 16 agosto 2010

Primo scalo a Nettuno

Partiti da Roma, lunedì 16 Agosto 2010, il Velista Mascherato e sua Moglie hanno fatto scalo a Nettuno. Al momento di andare a cena, il nostro eroe si è ricordato di quando, anni addietro, rientrando da un charter durante il quale avevano scarrozzato per l'arcipelago Pontino due mamme e due bambini, lui e il suo amico Luigi erano andati a mangiare dei buonissimi spaghetti con le vongole in un ristorante all'interno della città vecchia. "Andiamo," ha detto quindi a sua moglie. "Conosco io un posto."

Sfortunatamente, però, il verbo: conoscere non implica il verbo: saper ritrovare dopo sette anni e così, dopo mezz'ora di infruttuose ricerche nella calca del post-ferragosto, i nostri eroi (ché adesso sono diventati due), cominciano a prendere in considerazione l'ipotesi di andare a cena da un'altra parte.
In una piazzetta laterale, apparentemente sconosciuta alla folla che si aggira per il resto del paese, c'è un ristorante con dei tavoli all'aperto.
"Mangiamo qui, che non c'è casino," dice il Velista Mascherato a sua moglie.

Come sia andato il resto della serata, lo potete ascoltare dalla viva voce del nostro eroe:

Com'è andata la cena
Com'è andato il dolce
Com'è andato il prelievo al Bancomat

P.S. sì, lo so, che la Pelagia Nocticula è una medusa; volevo dire Pecten jacobaeus (la capasanta, per capirsi...).

giovedì 12 agosto 2010

Come Johnny Dorelli

Le barche sono come le mogli: finché puoi adoperare quella di un altro, non ha senso prendertene una tua. Malgrado ciò, ci sono dei casi in cui l'acquisto di un'imbarcazione o di una moglie possono essere la scelta più sensata.
Un anno fa, ho preso moglie e Laser; due giorni fa, ho acquistato un V-Cat 38.
Dell'acquisto del Laser, finora, non mi sono pentito.

Tutto è cominciato a fine maggio: sul lago Trasimeno vendevano un mini-altura in kevlar a un prezzo piuttosto basso. Talmente basso che me lo sarei potuto permettere anch'io. Andammo a vederlo con mia moglie, ma alla mia esaltazione (lunghezza fuori tutto 8 m., larghezza 3 m., scafo in kevlar, vele praticamente nuove, tutte le cime in spectra ecc.), si contrappose la sua perplessità. Essendo una barca da corsa, gli interni, definiti "spartani" dal venditore, in effetti non esistevano proprio: a parte due gavoni su cui erano ammassate le vele, il resto della barca era vuoto e non c'era nemmeno un boccaporto o un oblò.
"Bene", direte voi. "I buchi indeboliscono lo scafo; gli arredi pesano e rendono complicate le ispezioni"...
Curiosamente, però, quelli che per chiunque altro sarebbero stati dei pregi, mia moglie li vedeva come difetti, così mi disse:
"Ma se io partecipo alla spesa, possiamo comprare qualcosa che abbia un bagno?".

Fatti due conti ed esaminati i principali siti dedicati alla vela, identificai una barca che riusciva a soddisfare le nostre esigenze, rigorosamente contrastanti (abitabilità, bagno, motore entrobordo, velocità accettabile, prezzo inferiore a 20.000 Euri). Si trattava del "Balanzone", un "half-tonner" di nove metri progettato da Sciomachen, il cui prezzo variava dai 16 ai 25 mila Euri, a seconda delle condizioni e del grado di distacco dalla realtà del proprietario.
A Fiumicino, proprio davanti al mio circolo velico, ne vendevano uno all'interessante prezzo di 18.000 Euri, ma quando passai al'Achab per chiedere al mio amico e mèntore velistico Luigi di accompagnarmi a vederlo, Sergio, il proprietario del circolo, mi propose di comprare uno dei due Cat-38 che erano in vendita lì da lui.
Il primo aveva un prezzo decisamente interessante, ma necessitava di molti lavori sia all'interno che all'esterno; il secondo lo conoscevo bene perché ci avevo fatto le lezioni e l'esame della patente nautica anni addietro, ma aveva un prezzo molto più alto del prezzo più alto che io e mia moglie potevamo spendere.

"Aspetta," disse Sergio, mentre io deglutivo un boccone di tonnarelli cacio, pepe e cozze, poi prese il telefono e chiamò Stefano, il proprietario. Alla fine di quella telefonata, il prezzo della barca era ancora più alto di quanto io e mia moglie pensassimo di spendere, ma non così alto da non poter essere preso in considerazione.
Vi risparmio i dettagli della compravendita, saltando direttamente alle sue fasi finali, quando io dissi a mia moglie:
"D'accordo, la prendiamo, ma a un patto: che anche tu te ne debba occupare. Se la barca è di tutti e due, non posso fare tutto io."
Mia moglie accettò e, il dieci di agosto, in una Roma che andava lentamente spopolandosi, firmammo il contratto. Questa mattina, dopo quasi due anni passati su un invaso, Suppergiù tornava in acqua.


sabato 7 agosto 2010

Senza ritegno - Atto terzo

Nel tempo che occorre al Fenomeno per sganciare il boma, almeno un paio di stelle della Via Lattea diventano delle nane bianche, ma se Dio vuole, alla fine la vela è libera e Superman, usando la sua super-forza, riesce a riportare il Laser in posizione eretta.
Il Velista Mascherato, che osserva le operazioni di recupero a distanza di sicurezza, se ne compiace, ma per poco: un'onda, un colpo di vento e la barca, magicamente, è di nuovo su un fianco. Il Fenomeno si volta verso il Velista Mascherato e lo guarda con occhi prossimi al pianto, ma non incontra nessuna compassione.
"Ci devi salire sopra, se no, scuffia di nuovo," gli urla il nostro eroe, che comincia a rimpiangere il Fenomeno del 420.
Stanlio e Ollio fanno un ultimo sforzo (cerebrale, più che fisico) e riescono a rimettere dritta la barca prima che si capovolga del tutto. Il Fenomeno, che sembra ancora più autistico, con il boma in mano, usa le forze residue per issarsi a bordo, ma quando finalmente è acciambellato nel pozzetto, si accorge che la barra del timone non c'è più.

"Dov'è la barra del timone?" gli grida il Velista Mascherato che nutre ancora la segreta speranza che sia rimasta appesa da qualche parte.
"È nell'abisso," risponde il fratello sovrappeso di Nietzsche.
Se l'altro fosse un po' meno imbranato, il Velista Mascherato gli direbbe: "Poco male: a terra ci arrivi anche senza. Addio!", ma il Fenomeno, oltre che imbranato, è anche stanco e spaventato, così, il nostro eroe preferisce non confondergli le idee:
"Senza, non vai da nessuna parte," gli dice. "Sciogli la scotta, legala all'albero con una gassa, poi passamela."
Il Fenomeno si china in avanti e comincia ad armeggiare con la scotta, ma, da come la fa passare attorno all'albero, il Velista Mascherato capisce che ne sta facendo una delle sue. Potrebbe fermarlo e spiegargli dove sta sbagliando, ma preferisce lasciarlo fare, in modo che impari dai suoi errori. Aspetta che abbia finito, poi dice:
"Non hai sfilato la scotta dai bozzelli del boma."
Il Fenomeno, fiancheggiato da Superman, tenta una flebile opposizione, ma il nostro eroe non lo lascia finire.
"Non ti posso trainare, se la scotta è troppo corta," gli spiega sdegnosamente, poi vira e si riporta a distanza di sicurezza.

Mentre il tridattilo, finalmente, fa quello che gli viene chiesto, il nostro eroe pensa a cosa fare di quella scotta, una volta che gli verrà passata. Qualche volta, dopo una regata, è stato trainato a terra dal gommone del Coach Mascherato, ma non gli è mai capitato di essere trainato da un altro laser, né di trainarne uno. A voler essere sinceri, non è del tutto certo che si possa fare, ma a questo punto non può più tirarsi indietro.
Non vuole legare la scotta al suo albero, perché vuole avere la possibilità di mollarla immediatamente in caso di problemi. D'altro canto, tenerla in mano sarà un problema, sia perché la barca trainata, con le onde, tenderà a strattonare, sia perché lui avrà già entrambe le mani occupate con la SUA scotta e lo stick del timone.
Tutto sarebbe più facile se il naufrago tornasse a terra su un'altra barca, ma l'unico natante lì intorno (oltre a un Windsurf che è stato chiamato dal Fenomeno ad aumentare l'entropia del sistema) è lo Snipe da cui è sceso Kal-El e il Velista Mascherato non ha il coraggio di mettere quei due sulla stessa barca.

Quando Superman, che è ancora in acqua a fianco al Laser, fa cenno che la scotta è libera, il Velista Mascherato gli sfila davanti e se la fa lanciare.
"Dov'è il tuo circolo?" grida il nostro eroe alla sua indesiderata appendice; il trainato risponde un nome assurdo e mai sentito, tipo: "Circolo dell'Avventismo Velistico dell'Alto Lazio".
"E dov'è?" chiede ancora il Velista Mascherato; al che, il trainato indica un punto a terra.
Il punto indicato dal Fenomeno ha due lati positivi e uno negativo. I lati positivi sono che (a) è il punto più vicino della costa e (b) ci si può arrivare con un bordo di traverso che limiterà gli strattoni delle onde; il lato negativo è che il circolo che si trova colà, NON È quello che il Fenomeno ha nominato un attimo prima, ma questo poco importa al nostro eroe: visti i punti (a) e (b), è lì che l'avrebbe portato, anche se l'altro avesse risposto: "Yacht Club Costa Smeralda".

Il convoglio con gli aiuti umanitarii si mette in moto, salutato da Superman che finalmente può volare via a salvare qualche altra vita, si spera più meritoria. (Di lui va detto che magari non sarà bravissimo a raddrizzare i Laser, ma è indubbiamente volenteroso e altruista. Speriamo gli passi.)
Prima che la cima di traino si tenda, il Velista Mascherato prova a bloccarla in uno degli strozza-scotte della randa, ma manca poco che se la perda, così decide di tenerla in mano. Per limitare lo sforzo e attutire gli strattoni delle onde, se la fa girare intorno ai fianchi, ma dopo qualche minuto si sente come se Mike Tyson si stesse accanendo sulla sua milza con dei ganci rabbiosi alla figura, così si gira verso il suo traino e scopre che sta zigzagando come un olimpionico di sci acquatico.
Il nostro eroe gli grida di non stare seduto a poppa, ma di mettersi in avanti e di restare basso, poi sposta la cima di traino sul suo culone e finalmente riesce a concentrarsi sulla conduzione della barca.
La sua randa è quasi del tutto aperta, ma riesce comunque a fornire abbastanza spinta per mantenere un po' di inerzia, malgrado le onde. Forse si potrebbe andare più veloci, ma il carico sulla cima di traino (e sul suo derrière e sulla sua mano) aumenterebbe e visto che la distanza è ridotta, il nostro eroe preferisce metterci un minuto di più, piuttosto che perdere un'altra mezz'ora a recuperare la cima in acqua.

Rispetto al Fenomeno del 420, il Fenomeno del Laser ha di buono che non parla: se ne sta seduto nel suo pozzetto, con lo sguardo fisso nel vuoto, come uno che torni a casa in autobus dopo aver scoperto che sua moglie lo tradisce con il lattajo.
Quando, poco dopo, il Velista Mascherato lo molla a una cinquantina di metri dalla spiaggia, probabilmente ha già capito che quello dove si trovano non è il suo circolo, ma non dice nulla. Non può. Rassegnato come un martire medievale, recupera la sua scotta e mormora un: "Grazie" in direzione del suo salvatore che sta già facendo vela verso altre avventure.
Qualcuno lo vedrà, poco dopo, risalire la costa con la sua barca al guinzaglio e, mosso a compassione, lo aiuterà a superare un pontile. A mo' di ringraziamento, si sentirà dire: "Certo però, questi pontili, che impediscono di passare!..."

Senza ritegno - Atto secondo

Il naufrago Ziusudra, seguendo il consiglio del Velista Mascherato, ha mollato il vang ed è riuscito a raddrizzare la sua barca, ma, NON AVENDO seguito il consiglio del Velista Mascherato, l'ha tirata su senza metterla prua al vento e, in conseguenza di ciò, il vento gliel'ha ribaltata in testa. Nell'impatto con l'acqua, il punto di tiro del vang, privo di un fermo, si è sfilato dal suo alloggiamento sul boma; il boma si è sganciato dal perno sull'albero e la barra del timone, che non aveva né il cordino né il perno di ritenuta, si è sfilata ed è affondata (questo, però, si scoprirà solo nel terzo atto). Come se non bastasse, la deriva non ha un elastico a tenerla ferma e scivola nella sua scassa ogni volta che la barca si mette sottosopra, rendendo estremamente difficoltoso ogni tentativo di raddrizzamento. Quando tutto sembra perduto, arriva uno Snipe con due persone a bordo. Quello a prua sembra uno in gamba: ha il giubbotto salvagente, il mutino di neoprene e lo sguardo da duro; senza pensarci un attimo, si tuffa in acqua e va ad aiutare il Fenomeno, ma già al primo tentativo di raddrizzamento è chiaro che, sebbene i naufraghi siano raddoppiati, il quoziente di intelligenza totale è rimasto costante. In un impeto di acume, il nuovo arrivato riesce perfino a salire in piedi sulla deriva, ma, in totale spregio per le leggi della fisica, invece di mettersi in punta, per fare più leva, resta vicino allo scafo, con il brillante risultato che la barca, che era su un fianco, si rovescia sottosopra. Il Velista Mascherato, a questo punto, non ne può più: si avvicina ai due e dice al nuovo arrivato di tenergli la barca, poi si tuffa a sua volta, deciso a far vedere a quei due dilettanti come si raddrizza un Laser.

Sale sullo scafo rovesciato della barca e chiede al Fenomeno, che galleggia lì da presso, di spingere fuori la deriva; mentre il brav'uomo esegue, spiega all'altro che quando gli ha detto di tenere il suo Laser, intendeva dire di tenerlo lontano dalla barca scuffiata.
"E come faccio?" domanda Superman, avvalorando così la teoria del nostro eroe, secondo la quale lui e il Fenomeno hanno lo stesso cervello, come i lombrichi.
"Ti metti a prua e la spingi nuotando," risponde il Velista Mascherato con malcelato malanimo, poi si aggrappa alla ri-sorta deriva e, forte della sua esperienza di scuffieur-pour-homme (e dei suoi dieci chili in più di sovrappeso, rispetto al Fenomeno), in un attimo le impone una rotazione di novanta gradi. A questo punto, però, si accorge che la prua del suo Laser è di nuovo attaccata alla poppa della barca scuffiata; le sue raccomandazioni, volate via nel vento come le risposte di Bob Dylan.
E allora si incazza.

Molla la barca del Fenomeno e va a riprendersi la sua, togliendola dalle improvvide mani del decerebrato a cui aveva fatto l'errore di affidarla. Con la solita scioltezza da leone marino risale a bordo e, soffocando un comprensibile desiderio di lasciare i due idioti a un destino auspicabilmente fatale, urla all'Uomo Meraviglia di tenere il Laser su un fianco e al bradipo di ri-infilare il boma nella trozza. La prima richiesta è prontamente eseguita, mentre la seconda sembra essere un concetto troppo complesso per essere elaborato da un essere tridattilo immerso in acqua, così il nostro cambia strategia e grida al naufrago di staccare il boma dalla vela.

Senza ritegno - Atto primo

Il Velista Mascherato esce in barca intorno alle 17:00; i suoi compagni sono tutti impegnati nelle regate del Campionato di Distretto, quindi il nostro eroe è solo. Fa un bordo di bolina, ma, alla prima virata, si accorge che, un po' più in là, c'è un Laser scuffiato che sembra in difficoltà. Fedele al codice d'onore dei Velisti Mascherati ("Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, specie se, al prossimo bordo di poppa, potresti essere nelle stesse condizioni"), poggia e gli si avvicina per vedere se ha qualche problema.
Il naufrago indossa un giubbotto salvagente e questo fornisce al nostro eroe un'illusoria sensazione di tranquillità che svanisce, però, quando vede che il genio sta cercando di sollevare la barca tenendo lo scafo perpendicolare al vento.
"Così se la tira in testa," pensa il Velista Mascherato, ma si sbaglia, perché, per quanto l'uomo sia appeso alla deriva come un bradipo tridattilo, l'albero non sembra intenzionato a sollevarsi dall'acqua.
Girando intorno alla barca scuffiata, il nostro eroe si accorge che il vang è cazzato; questo spiega le difficoltà erettili dell'albero, ma pone il nostro eroe di fronte a un dilemma etico: come avvisare lo xenarthra, senza fare la figura del saputello? Potrebbe dire: "Guarda che non hai mollato il vang; è un errore che facevo anche io, fino a qualche tempo fa", ma questa confessione, sebbene veritiera, sarebbe denigratoria per entrambi e potrebbe alienargli definitivamente la fiducia del naufrago... Il nostro eroe preferisce, piuttosto, concedere a entrambi il beneficio del dubbio e, passando sottovento a quella bizzarra creatura metà uomo e metà barca, dice solo:
"Hai dimenticato di mollare il vang."
La risposta del naufrago, sebbene inaspettata, ha il pregio di chiarirgli definitivamente la situazione:
"E che cosa devo fare?"

Senza ritegno - Prologo

L'estate sta finendo.
I segni, ci sono tutti: le giornate sono diventate più corte, si riesce ad arrivare da casa all'auto senza disidratarsi e il bucato fatto la sera, la mattina dopo è ancora umido.
Per certi versi, è molto triste che l'estate stia finendo: innanzi tutto perché il meraviglioso campionario di carni femminili che la primavera aveva portato alla luce, tra poco tornerà a celarsi sotto strati omertosi di vestimento fino al prossimo disgelo; poi perché ricomincerà il campionato di calcio e, a seguire, la scuola e il traffico la mattina. D'altro canto, però, c'è anche la speranza che, con la stagione estiva, finisca anche 'sto stillicidio di gonzi che si "accostano al meraviglioso mondo della vela", senza altra esperienza che le regate di Coppa America su La7...

Questo pomeriggio ne ho dovuto recuperare un altro: dopo Il Fenomeno del 420, oggi è stato il turno del Fenomeno del Laser: un'ora di tempo (e di vento), buttata appresso a un cinquantenne sovrappeso che non riusciva a raddrizzare la sua barca dopo aver scuffiato.
Non c'era nemmeno tanta aria: saranno stati un dieci/dodici nodi; sfortunatamente, però, la barca del suddetto Fenomeno aveva un armo minimalista che non comprendeva - ahimé - né l'elastico di ritenuta della deriva, né la sagola di ritenuta della barra del timone né, tantomeno, l'anello di nastro isolante che evita al vang di sganciarsi dal boma.
L'assenza di queste tre inutili frocerie da fichetto (quando sei un fenomeno, non puoi perdere tempo a dare tre giri di nastro isolante intorno al boma o legare la deriva a un elastico che le impedisca di sfilarsi quando la barca è sottosopra) ha fatto sì che un'azione semplice come il raddrizzamento di un Laser in condizioni tutto sommato tranquille, si trasformasse in un dramma mitologico sumero nel quale sono rimasti coinvolti, oltre al Laser del Velista Mascherato, anche un windsurf e uno Snipe...

domenica 1 agosto 2010

Virare bene

Ieri sera, dopo l'allenamento del sabato, il Velista Mascherato è rimasto a cena al circolo insieme al Luigi Mascherato e a sua moglie: aglio e olio, insalatina e due chiacchiere tranquilli sotto il pergolato.
Parlando del prossimo Campionato di Distretto, Luigi ha chiesto al nostro eroe come mai non si fosse iscritto. Quando il nostro eroe, con l'umiltà che lo contraddistingue, ha ammesso di non saper virare bene e di aver bisogno di farsi dare qualche lezione sulle tecniche di base, Luigi è sembrato piuttosto perplesso:
"Aggio vist' 'o filmato d' 'o master al Planet Sail," ha detto, lasciando trasparire la sua lieve inflessione nordica. "E a me me pare che tu vira bbuono..."
"In quale filmato?" ha chiesto il nostro eroe
" 'N gopp' 'o sito Assolasér," ha risposto il teutonico.

Questa mattina, incuriosito, il Velista Mascherato è andato a vedere il filmato del campionato master di giugno e, in effetti, dal trentasettesimo al quarantesimo secondo del filmato compare lui, in virata.
La manovra, in sé, non è malaccio, ma una ragione c'è: il nostro eroe si era accorto che lo stavano riprendendo...

martedì 27 luglio 2010

Il Fenomeno del 420

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare, dice il motto. Non sempre è evidente, però, che il gioco sia o stia per farsi duro e può succedere così che, presi dall'entusiasmo, restino in campo anche i non-duri, con conseguenze per lo più nefaste.

Era accaduto al Velista Mascherato, sabato pomeriggio, quando era sceso in acqua con diciassette (17) nodi di maestrale che sotto raffica arrivavano ampiamente a una ventina e onde di un metro, ripide come i gradoni del Foro Italico. Si era divertito, indubbiamente, ma era stata una bella sfacchinata, con innumerevoli scuffiate e la perdita del suo cappello preferito (anche perché era l'unico che si adattasse al suo capoccione...).

Domenica la situazione sembrava meno estrema: c'era ancora vento, d'accordo, ma aveva girato a tramontana, pulendo il cielo e azzerando praticamente il moto ondoso. Il nostro eroe era finalmente riuscito a dormire più di cinque ore e si sentiva in gran forma.

"Oggi, mi sa che ci divertiamo," ha pensato, mentre metteva in acqua il suo Laser....

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sabato 10 luglio 2010

Potere temporale - epilogo

Non ho molto da da fare, in questo languido pomeriggio di Luglio: l'area di alta pressione che mi insegue come la nuvola impiegatizia inseguiva Fantozzi e Filini, ha avuto la meglio anche sul maestrale sardo.
San Giovanni del Sinis Siamo(*) sulla Penisola del Sinis, abbiamo a disposizione uno splendido gozzo in legno risalente agli anni '50, ma non c'è abbastanza vento per la vela latina, quindi tutto ciò che possiamo fare è oziare, ingozzandoci delle prelibatezze locali: iersera ravioli e lumache; oggi a pranzo, cozze crude e Champagne (ci siamo tenuti leggeri perché stasera dobbiamo andare a cena alla cooperativa pescatori di Cabras...).

Stando così le cose, non posso far altro che approfondire il tema degli effetti dei temporali sulle barche a vela; questo, per esempio, è il link a una discussione del forum Laser che tratta, appunto, degli effetti dei fulmini sulla barca:

http://www.laserforum.org/archive/index.php/t-9484.html

Gli interventi di Der_Dude mi sembrano quelli più interessanti.
Questo invece è il link a una pagina che esamina gli effetti dei fulmini sull'individuo:

http://www.lightningsafety.noaa.gov/medical.htm

Infine, un elenco di cose da NON fare mai, in caso di temporale:

http://www.fulmini.altervista.org/pagine_sito/fulmini_sicurezza.php

Se fate una ricerca su Google, scoprirete che questi "consigli" sono ripetuti in più siti, a riprova del fatto che la gente sa copiare, ma non sa pensare.

Personalmente, se mi trovassi ad affrontare un temporale in mare, su un cabinato, l'ultima cosa che farei sarebbe di avvicinarmi a terra, a meno che non fossi MOLTO vicino a un porto riparato dal vento: cercherei di collegare le sartie o l'albero con l'acqua usando delle trecce di rame o degli spezzoni di catena (e non attaccandoci l'àncora, come suggerisce il fenomeno qui sopra), staccherei tutti gli strumenti che posso staccare, mi aprirei una birra e aspetterei pazientemente che il groppo, così com'è arrivato, se ne vada.
Con il Laser è differente: il Laser è veloce e lo puoi tirare a secco in un attimo, quindi - come effettivamente ho fatto - proverei a rientrare a terra, ma se capissi che non ce la posso fare o mi accorgessi troppo tardi del pericolo, scuffierei la barca, mi ci siederei sopra e aspetterei.
Una cosa interessante, raccontatami da un amico che l'ha sperimentata di persona, è che potrebbe essere necessario abbassare anche il timone che la deriva perché, se il vento è particolarmente forte, unite all'azione delle onde, potrebbero causare la rotazione dello scafo.
In nessun caso, comunque, abbandonerei la barca: d'accordo che ho la testa grossa, ma lo scafo di un Laser è sicuramente molto più visibile, in acqua.

(*) Come temevo, mia moglie è sopravvissuta al temporale della scorsa settimana: si è chiusa in macchina e non ne è uscita fino a che non ha sentito la gallina tornare in su la via e ripetere il suo verso...

domenica 4 luglio 2010

Potere temporale - seconda parte

Quando, finalmente, il Velista Mascherato ha il tempo di guardarsi intorno, la scena che vede è molto diversa da quella che aveva lasciato un paio d'ore prima: le persone che mangiavano o giocavano a carte sotto il pergolato adesso sono ammassate nella sala soci o in segreteria; chi poteva ha indossato la cerata o lo spray-top; gli altri si riparano come possono con magliette o teli di spugna.
L'unica che non sembra curarsi della pioggia è Angela, la presidentessa del circolo, che va avanti e indietro cercando di fare l'appello delle persone che sono uscite in barca. La sua cerata gialla spicca nettamente sul grigio-pioggia circostante.

Messo al sicuro il suo Laser, il Velista Mascherato torna di corsa in riva al lago perché c'è un Hobie 16 che sta cercando di venire a terra e sicuramente avrà bisogno di una mano. Sulla spiaggetta del circolo ci sono già Andrea e Flaminia, ma il nostro eroe sa per esperienza diretta cosa significhi gestire un catamarano con vento forte ed è certo che un aiuto in più non guasterà.

Quando è a metà del tragitto, comincia a grandinare, con chicchi grossi come Smarties e il nostro eroe deve rimettersi il cappello per attutire l'impatto delle caramelle di ghiaccio sulla sua testa recentemente rasata.
"Questi devono essere cinquanta nodi!.." pensa, all'arrivo dell'ennesima raffica, ma è una stima esagerata, certamente dovuta alla concitazione del momento: ripensandoci a mente fredda, concluderà che al massimo saranno stati 40/45 nodi; sufficienti, comunque, a far scuffiare l'Hobie Cat, che si adagia di taglio su uno scafo, con l'albero praticamente orizzontale sull'acqua.
Da un certo punto di vista è un bene, perché così non rischia di beccarsi un fulmine, ma, con il trampolino che fa da vela e niente che possa fungere da timone, il catamarano comincia a scarrocciare parallelo alla costa, in direzione di Trevignano.
"Andiamogli a dare una mano," dice Andrea e si tuffa; Flaminia lo segue, impavida.
"Che palle, tocca fasse il bagno!" pensa il Velista Mascherato, poi si tuffa a sua volta e nuota verso il largo.

Mentre sguazza come una papera zoppa, il nostro eroe non può fare a meno di chiedersi se non sia il caso di dire a Flaminia di tornare a riva. Per quanto sia spietata ed esperta (il primo aggettivo lo spiegheremo in seguito), è pur sempre una graziosa fanciulla che non peserà più di cinquanta chili: un po' pochi, per rimettere dritto un catamarano con quaranta (40) nodi di vento. Inoltre, mentre lui e Andrea indossano ancora i loro giubbetti galleggianti, lei è in maglietta e pantaloncini - tenuta ideale per un wet T-shirt contest, ma potenzialmente inadeguata nel caso specifico.
Comunque, un attimo prima che il Velista Mascherato possa dare voce alle sue perplessità, il timoniere del catamarano scuffiato fa cenno di non preoccuparsi, che è tutto sotto controllo, consentendo quindi alla "tribute band" di Baywatch di tornare a riva senza rimorsi.

A questo punto il peggio è ormai passato: la grandine si è trasformata in pioggia e anche se al centro del lago l'acqua sembra ancora ribollire, verso nord il cielo si sta riaprendo e il sole comincia a fare capolino fra le nuvole sfilacciate.
Le barche e i loro equipaggi sono tutti al sicuro, o lo saranno tra breve; Armando, che mancava all'appello, ha telefonato dicendo di essersi rifugiato in un circolo limitrofo. Sta bene, appena il vento si calma un po', torna.
Il Velista Mascherato, che temeva di non aver nulla da raccontare sul suo blog, finalmente si può rilassare e, respirando a pieni polmoni l'aria che profuma di ozono, chiedersi:

"Ma mia moglie, che fine ha fatto?"


CONTINUA...

Potere temporale - prima parte

La giornata era partita in sordina: poco vento, caldo afoso e nessun motivo per credere che le cose sarebbero migliorate.
Il Velista Mascherato e due suoi amici - Andrea e Luigi - erano usciti per l'allenamento del sabato, ma senza grosso entusiasmo: i cinque (5) nodi di vento che arrivavano da sud erano appena sufficienti a contrastare la solita, fastidiosissima onda corta lacustre, che rendeva la navigazione molto simile a un giro in Porche sui sampietrini del centro.

Intorno alle 18:00, dopo circa un'ora e mezza di inseguimenti alle varie andature, un lungo bordo di bolina porta i tre al centro del lago, dove si fermano per decidere il da farsi.
"Io rientro," dice Andrea. "Devo essere a Roma per cena."
"Io resto," risponde il Velista Mascherato. "Faccio ancora qualche bordo di lasco."
"Li hai visti, quelli?" insiste Andrea, indicando dei nuvoloni grigio asfalto in direzione Est-Nord-Est. Sono dei cumulus castellanus, chiamati così per via della loro somiglianza a una torre o muraglia merlata, ma il Velista Mascherato non può saperlo: lo scoprirà solo la mattina seguente, andando a controllare su un libro di meteorologia. Per lui, in quel momento, sono solo nuvole scure sottovento.
"Il vento viene da sud: dovrebbe portarseli via..." ribatte, ma senza grossa convinzione.
"Se non gira..." conclude, laconico, Andrea, poi si avvia col vento in poppa in direzione del circolo.
"Comunque, avvicinati un po'," dice Luigi, seguendo Andrea.

Il terzetto si avvia così al piccolo trotto (velistico) verso casa, ma, quando manca circa mezzo miglio all'arrivo, il vento salta di colpo da Sud a Nord e comincia a rinforzare.
Per una volta, il fatto di essere il fanalino di coda si rivela un bene per il nostro eroe, perché gli permette di sapere in anticipo cosa aspettarsi. Nello specifico, Andrea, che si trova a circa un furlong più avanti, è nel pieno della raffica e sembra avere il suo bel daffare a contrastarla. E Andrea è uno bravo.
"OK, fai finta di essere a Hyéres," pensa il Velista Mascherato, mentre, rapidamente, regola la vela per la bolina. "Cazza tutto e mantieni la calma."

La prima raffica lo coglie di sorpresa: l'ha vista arrivare, ma non si aspettava che fosse così violenta. La barca si inclina pericolosamente su un lato e solo l'inerzia del suo capoccione, lanciato all'indietro come in una pubblicità di balsamo per capelli, evita al nostro eroe un infamante scuffiata.
Ciò che dimostra senza ombra di dubbio che il Laser è un'imbarcazione per masochisti è il fatto che, proprio nei momenti in cui ti farebbe comodo lascare la randa per scaricare un po' di pressione, non lo puoi fare perché il boma si impunterebbe nell'acqua.
Quand'è così, puoi provare a orzare un po', per mettere la prua al vento, ma se sei fortunato, tutto ciò che ottieni è che la barca si rimette piatta e, un attimo dopo, comincia a planare.

"Mi sa che qui è peggio di Hyéres..." pensa il Velista Mascherato, cercando di non interrogarsi su cosa potrebbe succedere se la sua prua si infilasse in un'onda. Il piccolo GPS che tiene sul boma durante gli allenamenti sta registrando una velocità massima di 9.7 nodi, ma lui lo scoprirà solo in seguito: al momento sa solo che, così veloce, di bolina non c'è andato mai.
La sua prua, però, non si infila in nessuna onda, anzi: ci scorre sopra gagliarda, mentre dalla scassa della deriva arriva un ben noto rumore di sciacquone.
"Minchia, sto planando di bolina!", pensa il nostro eroe, ma la sua paura non ha il tempo di trasformarsi in esaltazione perché, a cento metri dalla riva, il riparo offerto dagli alberi crea una zona di calma e la barca rallenta, permettendogli di arrivare a terra senza problemi.

A questo punto, sembrerebbe che tutto si sia concluso per il meglio, ma il Velista Mascherato sa che non è così: mentre tira a secco la barca (Andrea ha già portato a terra la sua, Luigi sta arrivando), guarda in direzione del vento e vede le stesse nuvole scure che poco prima erano alla sua destra, avvicinarsi rapidamente da nord, così, grida a sua moglie di andare a chiudere i finestrini dell'auto, poi porta il Laser a riparo e, più rapidamente che può, smonta l'albero per non indurre in tentazione i lampi.
Non ha mai sentito parlare di una deriva colpita da un fulmine, ma non è che abbia mai fatto ricerche accurate in proposito.

CONTINUA...

martedì 29 giugno 2010

Il ponte di S. Pietro e Paolo

A Roma, il 29 Giugno è festa, e il Velista Mascherato ne ha approfittato per fare ponte e andare ad allenarsi un po', dopo due settimane di astinenza.

Lunedì è stata una giornata ottima, con vento più o meno costante sui dieci (10) nodi, ma martedì le cose non sono andate altrettanto bene...

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domenica 6 giugno 2010

Euro Master a Bracciano - in fine

Cosa resta ancora da dire, di questi tre giorni di regata?
Be', per prima cosa, mi corre l'obbligo giojoso di assegnare il titolo di Velista Mascherato Onorario al mio amico Andrea, che, nella seconda regata di sabato, arrivato primo alla seconda boa di poppa, invece di scendere verso la boa di lasco, è ripartito per un altro bordo di bolina, portandosi appresso ben nove barche che si trovavano dietro di lui.
I concorrenti all'undicesimo, dodicesimo e tredicesimo posto, ringraziano di cuore.

Altra menzione d'onore va all'emulo di David Copperfield (l'illusionista, non il personaggio di Dickens), che domenica mattina è riuscito a far "sparire" il telo della mia barca, che io avevo poggiato alle mie spalle mentre sistemavo il tesa-base. Finisco di cambiare la cimetta a cui è legato il rinvio, mi volto e... MAGIA! il mio telo - praticamente nuovo - non c'è più!
Complimenti vivissimi.

Un grosso ringraziamento - sincero, stavolta - va alla "ciurma" del Planet Sail, che con la sua gentilezza e la sua disponibilità mi ha aiutato a risolvere i problemi derivanti dal trapasso della mia automobile. Complimenti sinceri anche al cuoco, per i tonnarelli cacio, pepe e cozze.

Grazie anche, e soprattutto, al Coach Mascherato, che ha rubato un'auto ed è venuto a raccatarmi per strada quando la SAAB si è rotta e che mi ha riportato a casa la sera, anche se questo non rientrava nelle sue mansioni.
Sono rimasto davvero commosso dalla sua bontà e, per dimostrargli la mia gratitudine, rinuncio al mio progetto di estorcergli danaro minacciando di raccontare a sua moglie di quella brutta storia del trans a Hyéres...

E, per concludere...

Qualche tempo fa, durante una cena, ho chiesto a un amico che ha fatto parte dell'equipaggio di Azzurra nel 1983, cosa ne pensasse della Coppa America appena conclusasi.
"È stata l'essenza della Coppa America," mi ha risposto, sereno. "La Coppa America non è uno sport: è un miliardario che cerca di fottere un altro miliardario. In questo caso, il miliardario numero sei nel mondo ha fottuto il miliardario numero sessantaquattro."

Ecco: l'Euro Master è stato esattamente l'opposto.
Non so se ci fossero dei miliardarii fra di noi, ma se c'erano, di sicuro non avevano intenti sodomitici e i non-miliardarii, tutto quello che volevano, era divertirsi con le loro barchette e bere birra.
In acqua, durante le regate, c'era sicuramente molto agonismo, ma a terra, per il resto del tempo, l'atteggiamento generale propendeva piuttosto per la bonomia e il cameratismo.

In un Mondo perfetto, sarebbero queste le regate trasmesse in televisione, col Virtual Spectator e il commento di Giulio Guazzini.
Le maestre le farebbero vedere ai bambini nelle scuole e direbbero loro: "Vedete? Questo, è sport. È così che ci si deve comportare."
Purtroppo, però, non siamo in un Mondo perfetto e la televisione, tutto ciò che ci offre, sono le sfide preternaturali fra un tipo che vende software e un tipo che vende medicinali.

Già il fatto che siano fra le persone più ricche del Pianeta dovrebbe farci intuire che non possono valere granché, come esempio per i giovani.

sabato 5 giugno 2010

Euro Master a Bracciano - seconda giornata

Reso ebbro dall'acquistata consapevolezza del suo errore, il Velista Mascherato affronta la seconda giornata di regate con il cuore colmo di trepidazione.
In fondo, pensa, deve solo riuscire a lasciar correre la barca senza cercare di stringere troppo il vento; avanzare lungo dei semicerchî in vece che tirare dritto per la corda.
Niente di trascendentale.
Ce la può fare.

Pattugliando la linea di partenza, si accorge che il lato buono è il destro, così decide di partire in boa e di virare appena possibile per andare a cercare il flusso di vento più costante. Lo conforta, in questa sua decisione, il fatto che anche "quelli bravi" sembrano avere le stesse intenzioni.
Per una volta, riesce a non fare errori in partenza: trova una posizione buona al momento giusto e, quando manca mezzo minuto al via, comincia a poggiare lentamente per prendere velocità. Venti secondi dopo è ancora in una buona posizione, forse un po' dietro, ma libero sopra e sottovento; recupera scotta e si prepara a orzare.
Il segnale di partenza lo trova vigile e pronto: sporge il suo culone fuori dalla coperta, orza e cazza randa.
"Bravo," pensa fra sé. "Adesso prendi velocità, poi..."
Un attimo dopo, una barca davanti a lui scuffia, bloccandogli la strada.

Ha pochi secondi per decidere se tirare dritto, cercando di schivare l'ostacolo o se virare, affrontando - mure a sinistra - le barche che gli arrivano addosso con diritto di rotta. L'ingorgo che si sta creando intorno alla barca scuffiata non gli lascia scelta: deve virare e anche di corsa.
"Poco male," pensa il nostro eroe. "Avrei virato comunque. Adesso concéntrati sulla rotta e non fare errori..."
È un bordo lungo e snervante, ma è un bordo buono e, soprattutto, intorno a lui, non c'è nessuno, così, può concentrarsi solo sul timone e sui segnavento.
Per non ripetere errori già fatti, si volta a guardare la boa e non solo è sulla rotta giusta, ma è quasi sulla lay-line e deve prepararsi a virare.

Tornato mure a dritta, il Velista Mascherato può finalmente farsi un'idea di quello che è successo nel frattempo alle sue spalle e, con un certo stupore, scopre di essere nel gruppo di testa. D'accordo: ci sono delle barche davanti a lui (alcune hanno già passato la boa), ma non sono nemmeno dieci. Prova a contarle.
"Unoduetrequattrocinqueseisett... SONO OTTAVO!" esulta il nostro eroe, mentre la boa di bolina di avvicina velocemente. "Me lo sentivo, che oggi sarebbe andata bene!..."
Cerca di mantenere la calma, ma mentre prepara la barca al bordo di lasco, nella sua testa parte la projezione di un film sul suo futuro velistico: un futuro costellato di podii e di prime posizioni in classifica, nel quale le lotte disperate per il penultimo posto a Hyéres sono solo un aneddoto da raccontare a giornalisti increduli.
Come nei filmati su Paul goodison, si vede (nel film) arrivare a terra dopo la vittora nell'ultima regata olimpica e vede la sua barca portata in trionfo, oltre che dal Coach Mascherato, anche da Paul Cayard e da un redivivo Ammiraglio Straulino. Nelle interviste del dopo-regata, però, mantiene sempre un tono di grande umiltà e di rispetto per gli avversarii.

Amato (nella sua fantasia) dalle donne e invidiato dagli uomini, il Velista Mascherato ha appena passato la boa di bolina, quando una voce, proveniente dal gommone dei giudici, interrompe il suo delirio auto-mito-pojetico:

"LA BOA SI È SGANCIATA! LA REGATA È ANNULLATA!"



venerdì 4 giugno 2010

Euro Master a Bracciano - prima giornata

Quando, poco prima della mezzanotte di venerdì 4 giugno, il Velista Mascherato rientra a casa, sua moglie gli chiede:
"Com'è andata?"
"La regata, bene," risponde il nostro eroe. "Ma ho fuso il motore della SAAB mentre andavo a Bracciano e, quando sono arrivato al circolo, mi hanno preso in giro."
"E chi, ti ha preso in giro?"
"Tutti: anche persone che non avevo mai visto prima..."

Credo sia questo, il modo migliore per descrivere l'ambiente dell'Euro Master, la regata più strana a cui mi sia capitato di prendere parte.

Andrea, quando a settembre mi vendette la barca, me lo disse: L'Euro Master è diverso dalle regate zonali e dalle regate in genere, non ci sono ragazzini che cercano di mettersi in mostra, ma solo persone della nostra età che vogliono divertirsi.
Me disse, è vero, ma avendo intuito che l'uomo aveva una spiccata tendenza a ingannare il prossimo (tendenza di cui darò ampia riprova in seguito), non gli credetti: pensai che fosse una delle tante menzogne con cui cercava di convincermi ad acquistare quell'accidente di palestra con la vela che vi ostinate a chiamare "barca".
E in vece, no: per una volta, stava dicendo la verità.

Della prima regata, comunque, non c'è molto da dire, se non che il Velista Mascherato, per una volta, è riuscito a fare ciò che il suo Coach gli aveva suggerito di fare, ovvero, stare con il gruppo. Stando con il gruppo, il nostro eroe si è accorto di una cosa importante: anche se lui e quelli che aveva davanti (sempre più davanti) avevano la stessa prora, la sua barca, lentamente, scadeva sottovento.
"Ora ho capito tutto!" ha pensato allora il nostro eroe. "Timono come se fossi su una barca con la chiglia: cerco di salire troppo al vento, la barca rallenta, la deriva porta di meno e la barca scarroccia! Devo, invece, lasciarla accelerare poggiando e orzare solo quando ha preso velocità..."
Era esattamente ciò che il Coach Mascherato gli aveva detto a Hyéres, ma a lui c'erano voluti due mesi per metabolizzare l'informazione.

Nemmeno tanto, considerato quanto ci mette di solito a capire le cose.

giovedì 3 giugno 2010

Capsize Begins

Da domani fino a domenica, al circolo Planet Sail di Bracciano, si svolgeranno le regate dell'Euro Master 2010 .
Nel pomeriggio di oggi, un manipolo di eroi, fra cui il Velista Mascherato, si è recato sul campo di gara nella speranza di potersi allenare, ma avverse condizioni meteo-lacustri hanno vanificato il viaggio e le mezze menzogne con i datori di lavoro.

In compenso, mentre ci bevevamo una birra in attesa che spiovesse, ho ritrovato, nel mio netbook da regata, la prima ripresa dell'allenamento del 22 Maggio, che temevo fosse andata perduta...

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domenica 30 maggio 2010

È passata una settimana, ma...

...ho ancora qualche problema con le andature portanti.



In compenso, la nuova videocamera funziona molto meglio di quella vecchia...

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domenica 23 maggio 2010

Oops! I did it again...

Questa volta, il Velista Mascherato non ha nessuna scusante. Che faccia errori nuovi, è normale; che non sia capace di percorrere più di duecento metri in poppa senza scuffiare, è scusabile; ma che ripeta errori già fatti in passato, è avvilente. È inutile che la mattina a colazione legga libri di vela, se poi non ne mette in pratica gli insegnamenti.

Un esempio? La Regata- Tattica e strategia (D. Ravon, C. Dumard, edizioni Mursia), capitolo 8:
[in partenza] Definite la vostra strategia su criterii semplici. Niente sottigliezze alla terza o alla quarta potenza. Non cambiate strategia se non avete ottime ragioni per farlo.

Chi parla è Jean-Yves Bernot, mica l'ultimo dei fessi, ma il Velista Mascherato pensa di essere più astuto e, due secondi prima del segnale di partenza, decide di virare e partire mure a sinistra perché così, secondo lui, le onde sarebbero state più facili da superare...
Risultato: la barca, priva di abbrivio, si pianta prua al vento e lui perde almeno dieci secondi per ripartire. Nel frattempo, gli altri sono già lontani.

Il percorso è un quadrilatero: bolina, lasco, poppa, lasco, da percorrere due volte. Il nostro eroe (diciamo così...), rincorre affannosamente per tutta la prima bolina, guadagna qualcosa sul primo lasco, recupera ancora sul lato di poppa e affronta il secondo lasco con rinnovata fiducia: d'accordo, ha fatto un errore, ma non tutto è perduto, ce la può ancora fare!
Vira alla fine del bordo di lasco e comincia a inseguire (da lontano, per non farlo insospettire) uno dei suoi colleghi di corso.

Al terzo bordo di bolina, lo sforzo di tener dietro (sempre da lontano) a quelli bravi l'ha privato di tutto l'ossigeno presente nel sangue e le sue facoltà mentali cominciano a risentirne. Non capisce più quale di tutte quelle barche con la vela triangolare sia quella che stava seguendo e decide per ciò di proseguire in autonomia. Si chiede, in effetti, come mai ci siano tante barche nell'estrema destra del campo di regata, ma, nel suo stato ipossico, attribuisce la cosa a un errore di strategia e decide di fregarli tutti con una mossa a sorpresa: vira e punta diritto in boa.

È un bordo lungo e faticoso, sia fisicamente che psicologicamente, ma gli permette di recuperare diverse, preziose, posizioni. Arrivato alla boa, il Velista Mascherato poggia con estrema circospezione (è arrivato molto stretto e alle sue spalle ha il gommone dei giudici), poi si rilassa e lascia che la sua barca corra con il vento in poppa.
Proprio allora sente una voce alle sue spalle: "Scusa, sei in regata?"
Si tratta del tipo sulla barca alle sue spalle. Il Velista Mascherato non fa in tempo a chiedersi il perché di quella domanda, che l'altro continua: "La boa di bolina, è quella laggiù..."

sabato 22 maggio 2010

Com'è andato, l'allenamento di sabato?...

Abbastanza bene, fino a che non ho provato le andature portanti...



Speriamo che da Decathlon mi sostituiscano la telecamera...

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martedì 18 maggio 2010

Perché si dice: "Marinare la scuola"...

Perché uno molla tutto e va fare il marinaretto.
E fa bene, aggiungerei, visto che questo pomeriggio, al lago, c'era un bel vento teso da 15/16 nodi, con raffiche che arrivavano fino a 18.
In acqua c'era solo lui con il suo Laser e tre classe A che si allenavano per una qualche regata importante; non potendo competere con dei catamarani (per ora...) il nostro eroe ha deciso di fare un po' di pratica con i laschi, ché ne ha tanto bisogno.
Il vento, parallelo alla spiaggia del circolo, era perfettamente compatibile con questo programma e c'era anche un po' di onda, così il Velista Mascherato ha potuto perfino azzardare qualche surfata, come quelle che vede nei video di YouTube, quando cerca: "Laser sailing extreme". Certo: non proprio uguali uguali, ma almeno non ha mai scuffiato, che non è poi così male come risultato, specie perché l'acqua del lago, dopo una breve parentesi quasi primaverile, è ridiventata freddina per le prolungate piogge.
Come che sia, alla fine delle tre ore di allenamento, il piccolo GPS che il nostro eroe aveva montato sul boma segnava una velocità massima di 12,8 nodi, e lui se n'è tornato a casa stanco, ma piuttosto soddisfatto.

Qualcosa gli dice che domenica farà bella figura...

lunedì 17 maggio 2010

È tutto un programma...

Per la settimana che precedeva la sua seconda regata sul suolo patrio, il Velista Mascherato ha elaborato un programma meticolosissimo:
  • lunedì: riposo (e pagare l'IVA);
  • martedì: fuga dal lavoro all'ora di pranzo e allenamento pomeridiano al lago, per sfruttare l'unica giornata della settimana in cui non è prevista pioggia;
  • mercoledì: lavoro, tanto piove;
  • giovedì: lavoro, tanto piove;
  • venerdì: lavoro e riposo (tanto piove);
  • sabato: allenamento non faticoso;
  • domenica: regata (doccia, aperitvo, cena).
Riuscirà, per una volta, a mantenerlo?.

domenica 9 maggio 2010

Domenica 9 maggio 2010

La lezione odierna, celibe per altro del Coach Mascherato (pare sia stato rapito dalla sua famiglia...), non ha riservato spunti di particolare interesse. Giustifico quindi la redazione di questo post, con un lazzo.

Il Velista Mascherato ha qualche problema con le poppe. Le cazzate, in compenso, gli riescono sempre benissimo.

Auguri a mamme e mammelle.

domenica 2 maggio 2010

Coppa Stendardo 2010

Sdrajato sulla coperta in teak dell'X46 sul quale è imbarcato per la regata finale della Coppa Stendardo a Gaeta, il Velista Mascherato attende l'arrivo del vento e il segnale di partenza.

Non si sente molto bene, ma l'onda lunga da ponente ha solo una parte della colpa. Il fatto è che, ieri sera, il nostro eroe ha bevuto un po' più di quello che sarebbe stato previdente fare e adesso la sta pagando.
Il Velista Mascherato non si fa illusioni: sa bene che fra un po' dovrà dare di stomaco, ma la cosa non gli importa. Anche Nelson, soffriva il mal di mare, quando riprendeva a navigare dopo lunghi periodi a terra; e la stessa cosa avveniva a Horatio Hornblower, quindi, è in buona compagnia.

Gaeta piace molto, al nostro eroe. Quando era bambino, veniva qui in vacanza, d'estate: i suoi genitori affittavano una casa a Serapo e, da giugno a settembre, la sua vita era un susseguirsi di giri in bicicletta, interminabili bagni a mare e battute di pesca al guarracino (infimo pesce della famiglia delle pomacentridae noto comunemente come: "castagnola"; l'unico talmente scemo da abboccare perfino alle sue esche maldestre).
Adeso, appena può, ci torna e, ogni volta, fa sempre le stesse cose: prende una stanza al Gajeta; va a cena da Emilio (alici fritte, poi pizza); fa colazione alla Triestina e prende l'aperitivo seduto vista mare alla Francese.
Per compensare, la mattina o la sera, corre su e giù da Monte Orlando, stupéndosi ogni volta di come il paesaggio sia rimasto sostanzialmente lo stesso, in quasi quarant'anni.

Anche le regate della Coppa Stendardo fanno parte dei riti gaetani, così come l'aggiottaggio di tielle per amici e parenti (che raramente ne vengono in possesso) e l'acquisto di oggetti inutili al negozio dei cinesi vicino al Municipio.
La cosa che gli piace di più, della Coppa Stendardo, è che sono le prime regate con il caldo, presagio dell'estate che verrà. Dopo i lunghi mesi invernali, passati a battere i denti sotto la pioggia, finalmente si possono tirare fuori dai bauli i pantaloncini corti, le polo bianche e le creme protettive. La cerata, se te la porti, è solo per scaramanzia, per non sentire freddo quando torni in porto la sera.

Ciò non ostante, il nostro eroe è inquieto.
Ci pensa e ci ripensa, ma non trova nulla che non vada, nella sua condizione attuale: è dove vorrebbe essere e sta facendo quello che vorrebbe fare; il tempo è bello e fra un po' si alzerà la termica. Quindi, dov'è il problema?

Lo capirà solo più tardi, quando, fra un conato e l'altro, guarderà le barche tutt'intorno, per capire se qualcuno si sia accorto della sua défaillance: il problema è che, a lui, i velisti stanno sul cazzo.
Non tutti, per carità, ché, anzi, per molti di loro, il nostro eroe prova un rispetto che sconfina spesso nella più cieca idolatrìa pagana. I velisti che gli stanno sul cazzo sono quelli che vanno in barca solo per avere qualcosa di cui parlare, che non sia il lavoro o i programmi televisivi.
Che non andrebbero in barca, se non lo potessero raccontare a nessuno.

Il Velista Mascherato vomita ancora una volta.
L'onda lunga ha solo una parte della colpa.

domenica 25 aprile 2010

Earth Day 2010 - Epilogo

La regata è stata rimandata a domenica prossima.
Posso capire il punto di vista della giuria: passato il groppo, il vento stava calando inesorabilmente, ma almeno una boa ce la potevano far fare. Come che sia, io, domenica prossima non ci sarò: vado a passare il Primo Maggio a Gaeta; se ci riesco, mi cerco anche un imbarco per le regate di Punta Stendardo.

Torno a casa passando da Boccea, per evitare il traffico della partita all'Olimpico. Il traffico è lento e ho tutto il tempo di ripensare a quello che avrei potuto fare in partenza, a come gestire dei casi simili, se mai mi si dovessero ripresentare. Arrivo alla conclusione che le partenze delle regate siano come le risse: non le puoi imparare sui libri, devi buttartici in mezzo, cercando di farti il meno male possibile. Questo, almeno, è quello che ho imparato sulle risse, dai libri...

Quando sono a piazza Pio XI, accendo la radio per sentire un po' di musica, ma la stazione su cui sono sintonizzato sta trasmettendo la radiocronaca della partita della Roma. In attesa del fischio d'inizio, il telecronista sta descrivendo l'atmosfera all'interno dello stadio; parla delle tifoserie, poi dice: "Uno striscione ricorda le due tifose morte a Ventotene nei giorni scorsi..."
E io mi acccorgo che ci siamo scordati qualcosa.

Le due ragazze morte a Ventotene, stavano aspettando di uscire in barca a vela: sarebbe stato giusto ricordarle in qualche maniera, magari con un minuto di silenzio prima della partenza. In effetti, sarebbe stato giusto ricordarle anche se non fossero state delle veliste, eppure non abbiamo fatto nulla.
I tifosi da stadio se ne sono ricordati, noi no.

Chissà perché.

Earth Day 2010 - La regata

La regata di domenica è organizzata dal Planet Sail, un circolo che si trova sulla parte opposta del lago, rispetto al circolo del nostro eroe. Per raggiungerlo, ci sono due possibilità: o portare la barca via terra, caricandola sull'auto, o arrivarci navigando. Il Velista Mascherato ha preferito la seconda ipotesi: con altri quattro compagni di corso è sceso in acqua alle 12:00 in punto e ha veleggiato ad un'andatura di gran lasco verso Bracciano, approfittando del previsto vento da nord.
Il vento da nord è finito alle 12:05.

La regata sarebbe dovuta partire alle 13:30, ma quando, più o meno a quell'ora, il quintetto arriva finalmente a destinazione, nello specchio d'acqua antistante il Planet Sail ci sono solo un paio di Star e una decina di Laser, che sfruttano come possono un flebile venticello da terra. Più a largo, verso il centro del lago, un classe A beccheggia immoto in una calma degna di un anticiclone tropicale. Il nostro eroe vede il gommone azzurro del Coach Mascherato e gli si avvicina. Saluti, qualche considerazione sul vento, poi il Coach Mascherato spiega al suo pupillo la strategia per la regata: "Non ti inventare niente: stai con la flotta, così capisci se stai andando bene o male." Il Velista Mascherato vorrebbe dire qualcosa, ma proprio in quel momento la barca giuria si mette in moto dirigendosi verso Anguillara e lui, come gli altri, la segue.
"Menomale," pensa il nostro eroe. "Almeno, ad Anguillara c'è un po' di vento..."
Un attimo dopo, però, sente la voce del suo amico Andrea che lo chiama da sottovento: "Quella è un'altra regata: il nostro campo è in là..." e indica in direzione di Trevignano.

Quando il Velista Mascherato arriva vicino alla (vera) barca giuria, su tutto il campo di regata non spira un alito di vento.
"Per fortuna c'è il sole," pensa il nostro eroe. "Ancora qualche minuto e si alzerà la termica..."
Alle 15:00, l'unica termica che si è alzata è la temperatura corporea dei regatanti, ma tutti mantengono ancora un contegno indifferente, anche se cercano come possono di farsi ombra con la vela.
Dopo un'ora di attesa, nella più totale calma di vento, il caldo ha la meglio sull'agonismo: via le mute, i laseristi si mettono a prendere il sole; qua e là, spunta anche qualche bikini. I talebani della muta stagna che non sono ancora svenuti per la disidratazione, fingono di scuffiare e restano in acqua a rinfrescarsi un po'.
Dopo due ore, cominciano i miraggi: "Eccolo!" grida un giovane velista a torso nudo, indicando delle increspature in lontananza. "È entrato il ponente..." È chiaramente una raffica isolata da sud, ma nessuno ha il cuore di disilluderlo.
Il Velista Mascherato guarda la barca giuria e ripensa alla partenza della Fiumicino-Ponza-Fiumicino di un paio d'anni fa. "Questo è un momento in cui, qualunque cosa decidi, fai incazzare qualcuno," aveva detto Sergio. "Se annulli la regata, perché l'hai annullata; se non l'annulli, perché l'hai fatta partire senza vento."
I giudici sembrano pensare la stessa cosa.

Un groppo porta del vento da nord-est e la giuria ne approfitta: in pochi minuti le boe sono in posizione e la procedura di partenza è avviata. Il Velista Mascherato vorrebbe partire mure a sinistra (la boa di bolina è tutta da un lato e, se il vento gira come è lecito pensare, ci si può arrivare con un unico bordo), ma il Coach gli ha detto di restare con la flotta, così opta per una soluzione alternativa: farà un beve tratto mure a dritta, giusto per arrivare nel punto in cui c'è un po' più di vento, poi virerà e cercherà di arrivare direttamente in boa.

Quando manca un minuto alla partenza, trova un buco nella fila di barche che scorrono sulla linea di partenza e ci si infila, lasciandosi un po' di spazio sottovento per poggiare (il vento sta già calando). Il colpo del "Via" arriva con un paio di secondi di anticipo, rispetto al conto alla rovescia del suo orologio. Il nostro eroe cazza scotta e pensa: "Bene, adesso falle prendere velocità, poi orza..."
Un attimo dopo, TUTTA la flotta vira, mettendosi mure a sinistra.

Se avesse un po' più di dimestichezza con il mezzo, potrebbe tirare dritto approfittando del fatto che ha la precedenza, ma, data la sua imperizia, preferisce non rischiare e vira anche lui. Purtroppo, però, la posizione che si era scelto, favorevole per un bordo mure a dritta, è del tutto sfavorevole per un bordo con mure a sinistra, anche perché il vento sta inesorabilmente calando. Il Velista Mascherato mugugna un po', poi finalmente si concentra sulla regata e, lentamente, comincia a recuperare qualche metro sulle barche che ha di fronte.
"In fondo, non va poi così male," pensa. "Mi sto levando dalla copertura di quelli sopravvento e, se il vento regge, posso arrivare in boa senza virare..."
Un attimo dopo, vede il gommone del comitato che risale sottovento la flotta e si ferma davanti alle barche di testa.
"Una bandiera a scacchi bianchi e azzurri e tre suoni in successione," pensa il nostro eroe. "Che significa, 'sto segnale?"

Earth Day 2010 - Preparativi

Per la settimana che precedeva la sua prima regata sul suolo patrio, il Velista Mascherato aveva elaborato un programma meticolosissimo:
  • lunedì: riposo (domenica c'era stato allenamento);
  • martedì: allenamento aerobico in bicicletta;
  • mercoledì: riposo;
  • giovedì: fuga dal lavoro all'ora di pranzo e allenamento pomeridiano al lago;
  • venerdì: riposo o corsetta leggera;
  • sabato: controllo generale della barca e allenamento non faticoso;
  • domenica: regata (doccia, aperitvo, cena).
Purtroppo, però, non aveva fatto i conti con la Settimana del Contrattempo: di tutto questo bel programma, le uniche cose che è riuscito a fare sono gli allenamenti in bicicletta; tutto il resto, o per una ragione o per l'altra, è saltato..

Dopo tre giorni di tempo bellissimo, che gli avevano reso vieppiù difficile la clausura professionale, giovedì è arrivata la pioggia, che si è protratta fino a sabato mattina, impedendo qualsiasi allenamento straordinario.
"Poco male," ha pensato il nostro eroe, la mattina del sabato, guardando fuori dalla finestra. "Vuol dire che adesso sostituisco i bozzelli del boma e nel pomeriggio vado al lago per controllare che sia tutto a posto..."
Sceso in garage dopo una rapida colazione, però, ha scoperto di non avere le punte da trapano necessarie. O meglio, ne aveva solo una, piuttosto vissuta.
"Poco male," ha pensato il nostro eroe. "Ci vorrà un po' di più tempo. Del resto, non posso mica andare dal ferramenta con questa pioggia..."
Quando la punta, a metà del primo rivetto, si è bruciata, divenendo per ciò inservibile, il nostro eroe ha pensato: "Poco male, adesso provo con questa..."

Circa un'ora dopo, è riuscito finalmente a rimuovere l'archetto del bozzello centrale e a sostituirlo con il nuovo bozzello Harken, ma al compimento di quest'impresa aveva dovuto sacrificare tutte le punte da 5 millimietri a sua disposizione, comprese quelle da legno; così, approfittando del fatto che avesse smesso di piovere, è uscito ed è andato dal ferramenta a comprare delle punte in tungsteno. Incredibilmente, con le punte adatte, la rimozione dell'archetto del secondo bozzello ha richiesto solo una decina di minuti; purtroppo, però, per rimontare l'archetto c'è voluta comunque più di mezz'ora, perché la rivettatrice, all'ultimo rivetto, si è rotta.
Poco male...

Arrivato al lago intorno alle tre, il nostro eroe ha lavorato alla barca fino a verso le sei e mezza, aggiungendo un elastico per facilitare l'apertura della base randa, cambiando la cima di regolazione delle cinghie e sostituendo la scotta randa, troppo corta, con una della lunghezza giusta, ma in majolica (il Coach Mascherato sostiene che poi si ammorbidisce, ma non specifica fra quanti anni...). Concluse le attività di manutenzione straordinaria, il Velista Mascherato è tornato a casa e se n'è andato a letto presto per essere riposato il giorno dopo..

venerdì 9 aprile 2010

Ice Age

Mentre, nel bagno di casa sua, la muta utilizzata a Hyères sgocciolava ancora, il Velista Mascherato è partito per la Norvegia.
Lo chiama in Scandinavia un giojoso obbligo familiare: suo fratello, il Biologo Marino Mascherato, si è comprato una barchetta di nove metri e la deve trasferire dal porticciolo della ridente cittadina di Stend, al porto turistico di Bergen.

Partire per la Norvegia ad Aprile è come tornare indietro nel tempo di tre mesi: mentre a Roma i primi tepori primaverili scoprono le gambe delle femmine, (con grave pericolo per i motociclisti, poco avvezzi al color carne, dopo i lunghi mesi di carestia invernale), a Bergen la pioggia e il freddo regnano ancora sovrani. Le donne, indomite, vanno comunque in giro in minigonna, ma non vuol dire nulla: per quello che riguarda le questioni climatiche, i Norvegesi fanno caso a parte.

La barca in questione è una Albin Ballad 30: imbarcazione robusta e sincera, piuttosto apprezzata a nord di Copenhagen. Certamente ha qualche annetto, ma in Norvegia, grazie alla scarsa salinità dell'acqua e alle frequenti pioggie, le barche invecchiano meglio che qui da noi. Sfortunatamente, però, in Norvegia, le barche hanno la tendenza a essere possedute da norvegesi, e questo alle volte può essere un problema, specie se, quando arrivi al molo, vedi che la superficie dell'acqua, nelle zone in ombra, è ghiacciata.

"Sono anni che sogno di comprare una barca," dice la Francese Mascherata. "Ma non avrei mai immaginato di andarla a comprare in montagna..."
In effetti, più che al mare, sembra di stare a Pescasseroli; fa solo un po' più freddo.

martedì 6 aprile 2010

Tornando a casa

Il treno parte da Tolone con circa dieci minuti di ritardo. L'entroterra della Costa Azzurra conferma l'impressione che ne avevo avuto all'andata: uguale alla zona di Fondi, solo, più ordinata. Il mio Laser è già sul suolo patrio: ho mandato un SMS al Coach Mascherato; mi ha risposto che sono a Genova, ma che non ha messo Andrea in punizione sul carrello perché pesa troppo e lo avrebbe sbilanciato. Mia moglie, che appena mi metto al computer cerca di attrarre la mia attenzione, mi ha appena chiesto se sapevo che Irene Grandi si era sposata a Las Vegas. Io no, e voi?

Dovessi fare un bilancio di questa trasferta transalpina, direi che nel complesso è andata bene. Sì, d'accordo: ho fatto solo due regate su sette e sono sceso in acqua solo tre giorni su cinque, ma di cose ne ho imparate un bel po'. Certo: fra il sapere e il saper fare ce ne passa, quindi, per capire se e quanto sia migliorato, dovremo aspettare la prossima uscita al lago, ma ci sono comunque delle lezioni che non ho bisogno di verificare. La sensazione che si prova planando con il vento forte, per esempio, o l'emozione di tagliare il traguardo prima del tuo avversario, indipendentemente dalla posizione in classifica che andrai a occupare. Nelle regate di altura mi è capitato di arrivare primo o secondo (o entrambe le cose insieme), ma non mi sono mai divertito tanto come qui a Hyères, lottando con Denis per il penultimo posto in classifica.

Comunque, la cosa più importante che ho imparato qui in Francia è la sensazione che si prova quando gli altri sono in mare e tu no. È una sensazione ingannevole: quando sei in banchina, restare a terra può sembrarti la cosa più sensata da fare.
"Ma sì, chi se ne frega," pensi. "Adesso mi cambio, mi faccio una doccia, poi vado al circolo a bermi una birra. Ci uscissero loro, co' 'sta bufera!.."
Ma quando poi sei al circolo, con la tua birra in mano e guardi in mare le vele degli altri andare su e giù sul campo di regata, capisci di aver sbagliato, che dovevi comunque provarci.
Anche se c'hai un'età.

Speriamo che l'aereo che ci deve riportare a casa da Nizza non precipiti: se finiscono in mare tutte le creme e le cremine della consorte, c'è il rischio di una catastrofe ecologica.

lunedì 5 aprile 2010

Deus ex banchina (seconda parte)

Insomma, si scopre che il biondo non è uno dei tanti disutili che vagano per il porticciolo di Hyères (giusto ieri il nostro eroe stava per falciare un'intera famigliola che deambulava lungo la banchina, incurante dei boma che si agitavano nel vento...) ma un (ex)laserista di nome Luke, che adesso regata sui Finn. Il Velista Mascherato gli racconta quello che gli è successo poco prima e l'altro, con la sicurezza che deriva dall'esperienza, gli spiega che il problema è di nuovo il vang: se quando viri lo tieni cazzato (e il nostro eroe lo teneva MOLTO cazzato...), anche con la scotta mollata, la balumina resta tesa e fa sì che la barca tenda comunque a orzare. "When you tack, you've got to loose vang", ripete Luke, senza spiegare però quante estremità prensili si suppone che abbia un laserista: se una mano impugna la barra del timone e l'altra regge la scotta, con COSA, si molla (e poi si cazza) il vang, durante una virata?

Comnuque, a parte questi piccoli dubbî, la sua spiegazione convince il Velista Mascherato che decide per ciò di riuscire in mare. Mette di nuovo in acqua il suo Laser, poi si avventura oltre il riparo offerto dagli yacht alla fonda. Da quello che può vedere, mentre si avvicina all'imboccatura del porto, l'intensità del vento non è aumentata rispetto alla sua prima uscita. Per sincerarsene, chiede informazioni a un Oceanis che sta andando all'ormeggio.
"Thirty knots," rispondono da bordo. "Maybe more."
Il Velista Mascherato, perplesso, guata le onde prodotte dal vento davanti all'imboccatura del porto.
"Quelli non sono trenta nodi," si dice. "'Sti francesi non sanno nemmeno leggere un anemometro. Giusto su un Oceanis, possono andare..."
Avvolto nella sua sicumera come in un caldo mantello, percorre i pochi metri che lo separano dall'acqua libera, poi è fuori.
"Macché trenta nodi!" pensa. "Questi saranno al massimo ventott..."
Un attimo dopo, è in acqua.

Raddrizza la barca e ci si getta sopra con la grazia di un leone di mare, poi si porta a debita distanza dall'antimurale. Quando non è né troppo vicino, né troppo lontano (non si sa mai...), orza, passando dal traverso alla bolina. Orza ancora, mettendo la barca al vento; lasca il vang, poi, cautamente, prova a fare marcia indietro e... FUNZIONA! Esaltato da questo primo risultato, decide di provare qualche bordo di bolina.
"On the puffs," gli ha detto Luke, "you've got to sheet out and hike hard".
Il Velista Mascherato ha qualche dubbio sullo spelling di quest'ultima frase, ma fa del suo meglio per tenere giù la barca. Facile, se sei alto un metro e ottanta e la cosa più larga del tuo corpo sono le spalle; un po' meno facile se, al contrario, devi rimboccarti i pantaloni della muta e la tua silhouette ricorda piuttosto un rombo che un triangolo. Ma ce la fa e, se non altro, la paura di scuffiare gli fa perdere per sempre la brutta abitudine di bloccare lo stick del timone sotto al sedere durante la virata. Dopo un po', però, i quadricipiti cominciano a fargli male, così poggia un po' e si concede un esaltante bordo al traverso, con la barca che plana su pochi centimetri quadri di scafo. "Fra un po' devo abbattere," pensa. "Ma se abbatto, sicuro che scuffio." In pochi secondi (si sta allontando troppo dal Mondo civilizzato) deve decidere se sia più nobile soffrire le frecce e gli strali dell'oltraggiosa strambata o se contro essi fare il paraculo e virare. Sceglie di abbattere e, sempre con cautela, comincia a poggiare e a lascare randa. La barca, ovviamente, accelera. "Adesso me la metto per cappello," preconizza il nostro eroe, mentre la vela comincia a non essere più tanto sicura che sia quello, il lato giusto su cui stare. Pronto al tuffo, il Velista Mascherato recupera scotta e continua a poggiare. Un attimo dopo... è sulle nuove mure. "Sono vivo!" pensa, mentre torna veloce verso il porto. Stordito dall'adrenalina, pensa a come aumentare la velocità: alza ancora un poco la deriva e si sporge in avanti per lascare il vang.
Un attimo dopo, è in acqua.

Con la scotta stretta nel pugno ("Non dovete MAI lasciare la scotta!" li ha ammoniti durante il briefing il Coach Mascherato) raddrizza per l'ennesima volta la barca e si issa a bordo, ma stavolta si concede qualche secondo per riprendere fiato. È stanco; soddisfatto, ma stanco, così, decide di rientrare. Sulla via del ritorno, quando è già dentro al porto, incontra l'americano che va ad allenarsi con il suo Finn. Al Velista Mascherato piacerebbe seguirlo, ma non potrebbe stargli dietro, quindi prosegue la sua rotta verso le rampe di alaggio.

Per questa volta, basta così.

Deus ex banchina (prima parte)

Il Velista Mascherato si alza di buon mattino e guarda fuori dalla finestra della sua camera: stupore! il vento è molto meno forte dei venticinque nodi previsti. "Menomale," pensa il nostro eroe. "Almeno, mi faccio le ultime regate..." Arrivato nel salone della colazione al terzo piano, però, le sue speranze si infrangono contro la dura realtà dei fatti: il mare è calmo solo in nella fascia ridossata sotto costa; più al largo, e in particolare nella zona di regata degli standard, si vedono chiaramente le creste bianche, rade e veloci, prodotte dal Mistral.

Sul pennone del Circolo velico è stata issata l'intelligenza: la partenza delle regate è rimandata a quando il vento si sarà calmato un po'. Il Velista Mascherato chiede a uno degli organizzatori se c'è la possibilità che la termica riduca gli effetti del Mistral; l'altro risponde di no: se mai, li amplifica. Il Velista Mascherato non capisce come possa prodursi una termica verso mare, con delle montagne alle spalle del golfo, ma prende per buona la previsione dei locali. "E se uscissi davanti al porto, per fare un po' di allenamento?" chiede al Coach Mascherato. "Non è il caso," risponde il Coach, fissando impassibile l'orizzonte. "Se scuffi e perdi la scotta, la barca la riprendono a Port-Cros...". Non specifica né dove né SE riprenderanno anche lui e il Velista Mascherato preferisce non indagare oltre. Deluso, scende nell'area riservata ai Radial e ai 4.7, ma, proprio in quel momento, uno sparo attira l'attenzione di tutti sul pennone del circolo velico, dal quale stanno ammainando i segnali di intelligenza: la regata si farà.

La popolazione velistica si riscuote dal suo torpore e si prepara alla gara; il Velista Mascherato, se non altro per non ripetere lo sbaglio del giorno prima, decide di andare comunque ad armare il suo Laser e di tenersi pronto a uscire in mare, nel caso il vento calasse un po'. In tanto sconforto, una sola soddisfazione: il laser azzurro del suo avversario diretto è a terra, ancora coperto dal telo: evidentemente, il pavido mammifero ritiene la situazione al di sopra delle sue possibilità. È un bene, perché anche il nostro eroe nutre il medesimo sentimento e sapere di non essere il solo, lo conforta.

Quando il Velista Mascherato arriva alla barca, il suo vicino, un simpatico francese, anche lui sopra la quarantina, è già pronto per uscire. "It's too windy for me," says il Velista Mascherato. "I'll sail the second regatta." "There's only one regatta, today..." risponde il brav'uomo, aggiungendo poi: "I think you better come out..." Il Velista Mascherato guarda i segnavento sugli alberi delle barche a vela ormeggiate lì davanti e decide di tentare il tutto per tutto. Mentre le ultime barche vengono messe in acqua, arma frenetico il suo Laser e, come ogni eroe mascherato che si rispetti, va a mettersi in costume.Quando torna, schiumante nella muta invernale sotto il sole del Meridione francese, gli altri sono già usciti tutti, l'unica vela ancora a terra, è la sua.

Sula rampa di alaggio deve esserci un sensore di prossimità collegato con il vento, perché ogni volta che si mette in acqua una barca, arriva una raffica che complica la vita al timoniere di turno. Malgrado ciò, pochi minuti dopo, il nostro eroe flotta gagliardo verso l'uscita del porto. La notte precedente, come un samurai prima di un duello, ha immaginato questo momento, cercando di prevedere ogni possibile evento e le adeguate contromisure, ma qualcosa non ha funzionato, perché il vento viene dalla parte opposta a quella che si aspettava lui. Sopravvive alla raffica prima dell'uscita del porto, sorpassa d'inerzia la zona ridossata dall'antimurale e di colpo è fuori, con la barca sbandata e il cuore che gli batte forte. Lasca randa, ma la barca resta sbandata. Mette fuori il suo culone, ma nemmento questo riesce a vincere la forza del vento. Orza, infine, ma proprio in quel momento una raffica lo porta prua al vento.

"Adesso ti faccio vedere io," pensa il Velista Mascherato. Spinge la randa controvento e mette il timone tutto a destra. Quando lo fa al lago, con la metà del vento che c'è ora, la barca retrocede con la poppa verso destra, permettendogli di riprendere la bolina, ma per qualche ragione, questa tecnica, in Francia, non funziona: la barca effettivamente va un po' indietro, ma appena la vela comincia a portare, orza e si rimette dirtta nel vento, come la banderuola di un comignolo. Perplesso, il nostro eroe tenta la manovra opposta (randa scontrata sulla destra, timone tutto a sinistra), ottenendo un effetto speculare. "Sto sbagliando qualcosa," pensa il Velista Mascherato e controlla che a bordo tutto sia in ordine: deriva tutta giù (OK); vang cazzato (OK); Cunningham cazzato (OK); base randa cazzata (OK). Sembrerebbe tutto a posto, ma allora dov'è il problema? Un momento di calma (relativa) gli permette di rimettere in moto la barca, ma la situazione è chiaramente molto più complicata di quanto si fosse aspettato. Come se non bastasse, il sortilegio di una strega malvagia ha trasformato la scotta della randa in un serpente che gli si avvolge alle caviglie e si impiglia in tutto ciò in cui riesce a impigliarsi. Quando arriva la raffica, il nostro eroe lasca la randa come da istruzioni ricevute, ma la barca è talmente sbandata sottovento che la vela si poggia in acqua regalandogli la prima scuffia della giornata. Con la forza della disperazione, il Velista Mascherato riesce, con un balzo felino (un felino ben nutrito) a non cascare in acqua: si mette in piedi sulla deriva e raddrizza il suo veliero. "Va bene, basta così," pensa il nostro eroe, e decide di tornare in porto. "Adesso poggio e..." Lasca randa, ma la barca non si decide a poggiare. A complicare le cose, la deriva dovuta al vento lo sta portando verso i blocchi di cemento dell'antimurale del porto; a complicare ulteriormente le cose, c'è una barca a vela che sta uscendo. Per fortuna l'hanno visto e stanno rallentando.

Il nostro eroe armeggia con scotta e timone e questo suo affannarsi è talmente patetico che il Dio Eolo ha compassione di lui e gli permette di rientrare in porto. Per arrivare alla rampa di alaggio deve bordeggiare controvento fra le raffiche che si insinuano fra gli yacht all'àncora, ma è il meno: pochi minuti dopo la barchetta gocciola tranquilla sul suo carrello e il Velista Mascherato può interrogarsi su ciò che gli è appena capitato. Nel frattempo, un tipo che sembra uscito dalla pubblicità della Coca-Cola (alto, biondo, bello), comincia a curiosare intorno al suo Laser...

FINE PRIMA PARTE

domenica 4 aprile 2010

A terra (in tutti i sensi...)

A parte il compleanno del suo amico Andrea, per il Velista Mascherato, il 4 aprile, c'è poco da festeggiare: il tempo è nuvoloso, il vento è tornato ai 20/25 nodi di venerdì e, quel che è peggio, lui non si sente molto bene.
Arma la barca, si veste, ma al momento di scendere in acqua, come Maccio Capatonda, pensa: "Ma anche no..." e rimane a terra. Mentre va a togliersi la muta, vede il suo diretto (e unico) inseguitore allontanarsi fra i barconi ormeggiati.
"Se ce la fai a uscire oggi," pensa sconsolato, ma sportivo, il nostro eroe "ti meriti di passarmi davanti."
Togliersi la muta e disarmare la barca però è un errore, perché, prima della seconda regata, il vento calerà drasticamente e se lui fosse potuto uscire in mare, avrebbe potuto prendere il via con gli altri. Sarà questo l'unico rimpianto di tutta la vacanza.

Visto che per oggi non c'è altro da dire riguardo la vela, ne approfitterò per raccontarvi qualcosa del luogo dove si svolgono le regate.
Se fosse un film, la Euro Cup di Hyères potrebbe intitolarsi: "Non è un paese per quarantenni". In albergo, quando il nostro eroe va a fare colazione la mattina, nella grande sala al terzo piano ci sono solo persone dai sessant'anni in su; il primo giorno ha contato tre stampelle e un deambulatore. Ogni volta che lo vedono arrivare, gli âgées si voltano verso di lui come i rettili giganti del trip da acido in "Paura e delirio a Las Vegas" e hanno l'aria di pensare: "Che ci fa qui, 'sto ragazzino?" Di contro, appena esce dall'albergo, l'età media precipita a vent'anni. Quando lo vedono arrivare al molo per armare la barca, i giovani velisti europei convenuti per l'evento hanno l'aria di pensare: "Che ci fa qui, 'sto vecchio?".
Se c'è una cosa che il Velista Mascherato ha imparato da questa esperienza, è che prima di iscriversi a una regata è meglio controllare che sia prevista la classe master. Se non c'è, meglio diffidare...

L'albergo in cui alloggiano il Velista Mascherato e la sua ancor più mascherata consorte si chiama: "Le plein sud". Visto da fuori non è male; dentro delude un po', ma è pulito e il personale (se si esclude l'àlgida barista) è gentile. C'è anche la piscina, ma il Velista Mascherato preferisce evitarla perché teme che i vecchietti ci abbiano buttato dei baccelloni spaziali che li fanno ringovanire. Spiegherebbe molte cose.

La colazione è ottima e abbondante (se vai a farla prima delle 8:00 AM) e si possono affittare delle biciclette per non farsi a piedi il chilometro che divide l'albergo dall'abitato. In stanza c'è il televisore, ma prende solo UN canale di ciascun Paese dell'Unione Europea; in compenso, la vista dal balconcino non è male.
C'è solo una cosa, del suo albergo, che il Velista Mascherato non riesce a sopportare. Prima di parlarne, però, devo fare una precisazione.

Il nostro eroe, nella sua squattrinata giovinezza, ha dormito in luoghi davvero strani: un dormitorio per camionisti in mezzo alla Turchia, il giardino di un Kibbuz in Israele, una casa d'appuntamenti in Corsica, la vetrina di un negozio a Zurigo... Insomma: da buon velista, magari è snob, ma non è schizzinoso. C'è solo una cosa, su cui non può transigere: il bidet; e quello, a "Le plein sud", non c'è.
E non solo manca il bidet, che in Francia te lo aspetti, ma, a complicare le cose, il naturale complemento del bidet (ciò che nei testi specializzati è definito: "il ceramico"), è collocato in un vano distinto e separato. Un vano talmente piccolo che, se il nostro eroe avesse un grado in più di presbiopìa, non riuscirebbe nemmeno a leggere durante l'exploit, perché le braccia gli sbatterebbero sulla porta.

Ora, mi domando e dico: i Francesi sono un popolo antico e civile che ha, da sempre, influenzato la storia, il costume e l'arte mondiali. Com'è possibile, dico io, che cotanto popolo non capisca l'esigenza di un lavacro, dopo l'espletamento di certune incombenze?
Hanno avuto Manet, hanno avuto Monet: PERCHÉ non hanno bidet?